L’attentato a Hitler del 20 luglio 1944

220px-Claus_Schenk_von_StauffenbergLa storiografia vuole che a salvargli la vita sia stato un tavolo di legno abbastanza resistente da permettere all’onda d’urto di procurargli solo una leggera lussazione ad un braccio. Era il 20 luglio 1944 e stiamo parlando del complotto che tentò di assassinare Adolf Hitler nella sua “tana del lupo”, il suo quartier generale nella foresta di Rastenburg, nella Prussia Orientale. La bomba, in ogni caso, fece quattro morti: i Generali Rudolf Schmundt e Gunther Korten, il Colonnello Heinz Brandt e lo Stenografo Heinrich Berger. L’attentato fu compiuto da un gruppo di alti ufficiali, tra cui il più celebre, in quanto fu lui a portare materialmente la bomba, fu senza dubbio il Colonnello Claus von Stauffembreg, rimasto gravemente ferito in Africa, dove perse un occhio e la mano destra durante un bombardamento aereo. I piani dei cospirazionisti, guidati dal Generale Ludwig Beck, gia Capo di Stato Maggiore della Wermacht, una volta eliminati Hitler e i suoi collaboratori, sarebbero stati volti ad occupare tutti i punti nevralgici della Germania, a cominciare dalle caserme, dalle centrali elettriche e dai ministeri presenti nella Capitale: ma una serie di errori compromise fin da subito l’operazione. Innanzitutto, la milizia territoriale, che avrebbe dovuto dare avvio all’Operazione Valchiria, non fu messa in movimento fino all’arrivo di Stauffemberg a Berlino; inoltre, dopo essersi ripreso dallo scoppio della bomba, lo stesso Hitler, per mezzo del Generale Keitel, da Rastenburg cominciò a diffondere comunicati che era sopravvissuto ad un attentato.

Attentato a HitlerGià alle 18.45 la radio tedesca dava notizia dell’attentato e alle 19.00 fu lo stesso Ministro della Propaganda Joseph Goebbels a comunicare che l’ordine a Berlino era ristabilito: iniziava la caccia ai cospiratori. Poco dopo la mezzanotte del 21 luglio, il Colonnello Claus von Stauffemberg, il Generale Friedrich Olbricht, il Colonnello Albrecht von Quirnheim ed il Tenente Werner von Haeften, su ordine del Generale Fromm vennero arrestati e fucilati nel cortile del Bendlerblock, nel centro di Berlino: il Generale Beck si sparò un colpo alla testa, nonostante fosse ferito per un precedente tentativo andato a vuoto. Pochi minuti dopo, Otto Skorzeny arrivò con una squadra di SS e, dopo aver vietato altre esecuzioni, arrestò i congiurati rimasti e li consegnò alla Gestapo, che immediatamente si attivò per scoprire tutte le persone coinvolte nell’attentato. Nelle settimane successive, la polizia segreta del Reich catturò quasi tutti coloro che avevano anche la più remota connessione con l’attentato: alla fine, furono 5000 gli arrestati e duecento i giustiziati. I partecipanti al complotto furono tutti condannati a morte nel processo svolto tra il 7 e l’8 agosto 1944 e pochissimi furono coloro i quali sfuggirono alle esecuzioni: il Feldmaresciallo von Kluge ed i Generali Wagner e von Tresckow si suicidarono, così come Erwin Rommel, sospettato di far parte dei cospiratori e “invitato” a suicidarsi. L’esecuzione delle prime condanne avvenne nel carcere di Plotzensee, a poche ore dalla lettura della sentenza. I condannati vennero impiccati con filo di ferro ed i loro corpi appesi poi a ganci da macellaio.

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