18 agosto 1946: la strage di Vergarolla

Esplosione_VergarollaAlle ore 14.15 di sessantasette anni fa, un’esplosione sconvolse la spiaggia di Vergarolla, a Pola. Rimasero uccise più di ottanta persone, in quella che fin da subito non sembrò un incidente. La guerra era finita da appena un anno, ma le tensioni nella città di Pola, così come su tutto il confine orientale italiano, erano evidenti: nella mente di fiumano-dalmati e degli istriani erano ancora impressi i quaranta giorni di terrore da parte dell’esercito del Maresciallo Tito degli infoibamenti e delle deportazioni nei campi di concentramento sloveni, tra i quali spiccano quelli di Borovnica e Skofia Loka per le atrocità e il numero di morti.

Geppino MichettiIl destino di queste terre italiane ancora non era ancora stato deciso dal Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947, “un vero e proprio diktat” nelle parole del Filosofo Benedetto Croce, ma le azioni anti italiane andavano ormai avanti dall’aprile 1945, con minacce e soprusi. La città di Pola, però, divenne una sorta di “Danzica italiana”, essendo l’unica città dell’Istria ad essere inclusa nella Zona A, di pertinenza italiana, venendo così circondata dal territorio della Zona B, sotto controllo jugoslavo. A Pola, infatti, la stampa era libera e non soggetta al controllo del Partito Comunista Jugoslavo e dall’OZNA, vi era una certa libertà di organizzare manifestazioni pubbliche e la possibilità di esprimere i propri sentimenti nazionali.

Cippo di Vergarolla a PolaIn questo contesto si cala la strage di Vergarolla. Il 18 agosto 1946, era stata organizzata una manifestazione velica per intrattenere i cittadini, cercando di creare un clima più disteso dopo anni di privazioni. Ma alle 14.15 un’esplosione sconvolse la spiaggia: alcune persone vennero completamente polverizzate e, pertanto, cifre esatte sul numero di morti non si avranno mai. Quello che è certo è che l’esplosione fu causata dalla denotazione di un grosso quantitativo di esplosivo, presumibilmente mine: la Seconda Guerra Mondiale, sul confine orientale italiano, non era ancora finita. Nelle ore immediatamente successive, una particolare opera la svolse il Dottor Geppino Micheletti che, in qualità dell’ospedale cittadino, coordinò i soccorsi per più di 24 ore, non lasciando mai il suo posto di lavoro, nonostante avesse perso nell’esplosione i figli Carlo e Renzo, di 6 e 9 anni.

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2 thoughts on “18 agosto 1946: la strage di Vergarolla

  1. Vergarolla è stata l’ennesima infamia, assieme alle foibe e all’esodo, dei comunisti del nono corpo sloveno di Tito e della polizia segreta ozna!

  2. Gloria Victis
    Giustizia per Vergarolla: un minuto di silenzio in Parlamento per i Caduti nella strage del 18 agosto 1946

    L’eccidio perpetrato il 18 agosto 1946 sulla spiaggia di Vergarolla, nei pressi di Pola, le cui matrici apparvero subito chiare alla cittadinanza del capoluogo istriano, protagonista nel successivo inverno di un Esodo che avrebbe coinvolto il 92 per cento della popolazione, venne motivato anche ufficialmente nel 2008 quale atto attribuibile all’OZNA, grazie all’apertura degli Archivi inglesi del Foreign Office. La stampa d’informazione, con riguardo prioritario a quella giuliana, volle conferire il giusto risalto alla notizia (1).
    E’ il caso di ricordare che negli anni successivi i Caduti di Vergarolla, pari ad almeno un centinaio, senza contare un numero ancora più alto di feriti (2), sono stati oggetto dei riconoscimenti ufficiali concessi dal Presidente della Repubblica ai sensi della Legge 30 marzo 2004 n. 92, nella parte che statuisce il conferimento di una Medaglia “ad honorem” ai Martiri delle Foibe od altrimenti massacrati dai partigiani di Tito, previa domanda da parte degli aventi causa, fino al sesto grado di parentela (3).
    La conferma della tradizionale interpretazione di Vergarolla, ormai acquisita nella memoria storica degli Esuli, in particolare dalla città di Pola, come delitto assimilabile a quelli delle foibe, delle fucilazioni e degli annegamenti, ha trovato ampia eco, secondo logica, anche nella stampa dell’Esodo, ma nello stesso tempo ha alimentato una nuova fioritura di studi, talvolta in chiave decisamente negazionista (4), e più spesso in un’ottica di più ampio respiro, aperta ad ipotesi alternative di varia estrazione (5).
    E’ singolare che queste nuove attenzioni della storiografia per la tragedia di Vergarolla (la più grande strage avvenuta nel Novecento italiano in periodo di pace e per cause non naturali) siano venute alla luce dopo la “conferma” di Londra circa la responsabilità dell’OZNA, e per quanto riguarda le più recenti, dopo l’ingresso della Croazia nella Casa comune europea, avvenuta il 1° luglio 2013. In ogni caso, si tratta di un fatto potenzialmente positivo, se non altro alla luce della corretta metodologia storiografica moderna, secondo cui ogni approfondimento è sempre utile, sia per discutere verità acquisite, sia per giungere alla conferma di assunti già consolidati.
    Va tenuto conto, ad un tempo, che ogni storia finisce per essere interpretata alla luce dei problemi e delle concezioni attuali, anche quando l’evento, assieme alle sue stesse matrici, sia “lì che parla a chi lo vuol sentire” (Giusti). Ciò significa che ogni interpretazione deviante, se non addirittura rivoluzionaria, come alcune di quelle che sono state proposte per la tragedia di Vergarolla, avrebbe bisogno di prove inconfutabili, cosa che finora non è avvenuta, e che allo stato delle cose appare quanto meno velleitaria.
    In effetti, la ricerca di più ampio respiro, che è quella di Gaetano Dato (giovane storico alla sua opera prima), non giunge ad alcuna conclusione, ma si limita a proporre un ventaglio di alternative da approfondire con ulteriori indagini di campo che dovrebbero essere affidate, secondo l’Autore, ad una Commissione internazionale di esperti, appartenenti ai vari Paesi interessati (Italia, Croazia, Slovenia, Gran Bretagna, Stati Uniti): un disegno indubbiamente suggestivo, ma dagli oneri e dai tempi imprevedibili, e tanto più arduo se si pensa a quanto accadde, anni orsono, con la conclamata Commissione di studio italo – slovena.
    Del resto, è proprio Dato ad avere affermato sin dall’introduzione che ogni documento, per divenire “autentico”, ha bisogno di verifiche e di controprove; ma nello stesso tempo, ha dichiarato di non potersi dare soverchio affidamento alle testimonianze orali, qualora non siano a loro volta comprovate. Non a caso, il giovane storico piemontese definisce sostanzialmente inattendibile anche quella di Lino Vivoda, già Sindaco del Libero Comune di Pola in Esilio, che a Vergarolla perse il fratellino ed altri congiunti, e che ha rivelato come uno degli autori materiali della strage (comunista di provata fede) si fosse tolto la vita nel 1979, sopraffatto da un pentimento largamente tardivo.
    Lo studio del Dato, al pari di quelli sostanzialmente coevi di Claudia Cernigoi e di William Klinger, sottolinea un fatto oggettivo: quale interesse poteva avere la Jugoslavia a promuovere una strage così efferata quando, il 18 agosto 1946, sussisteva già la sostanziale certezza del prossimo trasferimento di Pola sotto la sovranità della Repubblica Federativa? In effetti, la decisione dei cosiddetti “Quattro Grandi” era già stata presa dai primi di luglio, nonostante talune resipiscenze sudamericane. Al riguardo, soccorre l’interpretazione dello stesso Klinger (6), secondo cui la strage avrebbe potuto essere stata ordita ugualmente dall’OZNA, sia pure con altra motivazione: non già quella di incentivare l’Esodo, a cui nove decimi dei cittadini di Pola si era dichiarata pronta non appena conosciute le decisioni di Parigi, bensì quella di demoralizzare la “resistenza” italiana, che in realtà sarebbe rimasta silente, o meglio rassegnata, fatta eccezione per il clamoroso e coraggioso gesto compiuto dalla patriota fiorentina Maria Pasquinelli, contestualmente alla firma del “diktat”.
    Ciò non significa che Gaetano Dato non abbia portato contributi importanti alla storia di Vergarolla: ad esempio, per quanto riguarda la questione, generalmente ignorata, degli indennizzi ai familiari delle Vittime ed ai circa duecento feriti. Sostanzialmente, furono elemosine o poco più, elargite dal GMA con un contagocce a dir poco discriminante, e soprattutto, a titolo di pura e semplice assistenza solidale, onde evitare qualsiasi ammissione di responsabilità, peraltro palese: infatti, le bombe erano stoccate sulla spiaggia ed avrebbero dovuto essere gestite dal Governatorato britannico, o meglio consegnate alla Jugoslavia quale “bottino di guerra” (cosa che non avvenne, data la compromissione dei rapporti anglo-jugoslavi culminata nell’abbattimento di un aereo inglese da parte dell’aviazione di Tito, e dell’atterraggio forzato di un altro, a seguito di probabili sorvoli dello spazio sloveno).
    Una parte significativa dello studio è dedicata al ruolo del cosiddetto revanscismo italiano, e nel suo ambito, di una “pista” di estrazione monarchica o neo-fascista in cui trova spazio una lunga silloge dell’esperienza di Maria Pasquinelli; nondimeno, come rileva l’Autore, si tratta di semplici ipotesi, confortate solo dal possibile supporto indiretto che avrebbe potuto derivare alla causa italiana dal contenzioso anglo-jugoslavo, peraltro risolto abbastanza rapidamente, ed in ogni caso inidoneo a scatenare un vero e proprio conflitto. Dato, sulla scorta di un’intervista piuttosto improbabile rilasciata da una Pasquinelli quasi centenaria, insinua che Maria, quel giorno, doveva essere a Vergarolla, ma si salvò perché “scelse una spiaggia diversa”. Cosa che accadde a tanti altri, come da precise testimonianze: tutti possibili implicati nell’attentato?
    La ricerca, a parte qualche digressione di fantasia che non obbedisce ai canoni storiografici eccenziali, è comunque documentata, a fronte di vari sopraluoghi negli Archivi alleati ed in quelli della ex Jugoslavia, per non dire della stampa d’epoca (7). Da questo punto di vista, l’opera costituisce una base di utile conoscenza integrativa, anche se compie ampie digressioni su fatti importanti nell’ottica internazionale, ma di scarsa rilevanza per quanto concerne la storia specifica di Vergarolla.
    Allo stato delle cose, che altro dire? Dopo quasi 70 anni, non è facile che ulteriori indagini possano portare nuovi lumi, di cui le Vittime, accomunate in una “pietas” totalitaria, hanno bisogno ovviamente relativo!
    Conforta sapere che nella commemorazione istituzionale di Vergarolla tenutasi alla Camera dei Deputati il 13 giugno per iniziativa dell’On. Marina Sereni e dell’On. Laura Garavini, sia stato osservato – per la prima volta in un’Aula parlamentare – un minuto di silenzio in memoria di quei Martiri incolpevoli: un silenzio commosso, che si ricollega idealmente a quello del 10 febbraio 1947, quando l’Italia intera volle fermarsi, a mezzogiorno, in segno di protesta contro la firma del trattato di pace che in quello stesso istante toglieva all’Italia la sovranità su gran parte della Venezia Giulia, su Fiume e sulla Dalmazia.
    In altri termini, sembra che esista una disponibilità del sistema pubblico per attirare nuove attenzioni sull’eccidio di Vergarolla, o più generalmente, sulla tragedia di un intero popolo; e nello stesso tempo, sull’Italia “fuori d’Italia” che naturalmente non è solo quella dei 30 mila croati e sloveni italofoni, ma anche quella degli 80 mila Esuli emigrati all’estero e dei loro discendenti, alcuni dei quali tuttora in condizioni di spiccata povertà, senza che la Madrepatria abbia riservato nei loro confronti attenzioni analoghe a quelle promosse ed attuate, con ampia larghezza di mezzi, a favore delle comunità “italiane” dell’Istria e di Fiume..
    Sarebbe commendevole che il legislativo e l’esecutivo si interessassero in modo non formale anche degli Esuli più lontani, dall’America all’Australia; e prima ancora, sarebbe congruo e funzionale destinare l’impegno prioritario del sistema pubblico ad obiettivi più immediati e soprattutto meno onerosi, rispetto a quelli rivenienti da una Commissione internazionale destinata ad operare in tempi necessariamente lunghi.
    Al riguardo, basti pensare ad interventi privi di qualsivoglia gravame sulla finanza dello Stato, come la proroga della legge 30 marzo 2004 n. 92 nella parte riservata ai conferimenti di onorificenze in ricordo dei Caduti (8); la piena vigenza della legge 15 febbraio 1989 n. 54 in materia di anagrafe (9); la revisione di testi in cui si promuove la “lezione” di un trattato di pace che avrebbe “restituito” alla Jugoslavia terre ad essa sottratte nel 1918 (peccato cha all’epoca il nuovo Paese balcanico non fosse ancora esistente); la revoca ormai simbolica delle pensioni privilegiate agli infoibatori ed ai loro eredi, aggravata da una condizione anticostituzionale di maggior favore che ne previde la reversibilità totale a favore del coniuge superstite; la tutela delle tombe e dei monumenti italiani in Slovenia e Croazia, idonea – se non altro – a prevenire la tristezza dei “lapidari” italiani in alcuni cimiteri istriani, costituiti da un semplice ammasso di pietre dissestate, prive di ogni adeguato intervento di manutenzione ordinaria.
    E soprattutto sarebbe giusto fare in modo che gli ignari sappiano e gli altri ricordino, onorando un’immensa moltitudine di vinti incolpevoli, all’insegna della speranza, della giustizia e della fede.

    carlo cesare montani – Esule da Fiume
    carlomontani@alice.it
    * * * * * *
    Annotazioni

    1. Pietro SPIRITO, Gli Archivi inglesi rivelano: la strage di Vergarolla voluta dagli agenti di Tito, in “Il Piccolo”, Trieste, 9 marzo 2008, anno CXXVII, n. 59, pag. 15 (con riferimenti all’opera di Fabio AMODEO e Mario J. CEREGHINO, Trieste e il confine orientale tra guerra e dopoguerra, Trieste 2008). Fra le prime interpretazioni della “scoperta” londinese, cfr. Carlo MONTANI, Vergarolla 1946: una verità definitiva, in “Rivista della Cooperazione Giuridica Internazionale”, anno X, n. 29, Edizioni Nagard, Milano 2008, pagg. 185-195. Più recentemente, durante la commemorazione di Vergarolla tenutasi alla Camera dei Deputati il 13 giugno 2014, Lino VIVODA, testimone diretto dei fatti ed ex Sindaco del Libero Comune di Pola in Esilio, ha affermato che qualunque diversa interpretazione circa le matrici acquisite equivarrebbe a sostenere che i mandanti dell’eccidio “sono stati i marziani”.
    2. P. Flaminio ROCCHI, L’Esodo dei 350 mila giuliani, fiumani e dalmati, Edizioni Difesa Adriatica, Roma 1990, pag. 576. L’Autore, che fu per molti anni anima dell’assistenza ai profughi, e massimo esponente dell’associazionismo esule, indica in 109 il numero delle Vittime di Vergarolla.
    3. Alla scadenza decennale della legge, risultano conferite 14 Medaglie a fronte di altrettante istanze presentate dai Congiunti delle Vittime. Si auspicano iniziative finalizzate alla proroga del provvedimento.
    4. E’ il caso di Claudia CERNIGOI, Strategia della tensione in Istria, Internet, settembre 2013. L’Autrice, non potendo ovviamente negare la realtà dell’eccidio, ne ipotizza le cause, non già nell’iniziativa di parte jugoslava emersa dalle carte del Foreign Office, ma in possibili azioni dei servizi segreti ispirate da un presunto revanscismo nazionalista italiano che resta tutto da dimostrare, con particolare riguardo alle condizioni non certo favorevoli dell’estate 1946.
    5. Per gli ultimi contributi di rilievo sull’argomento (dopo quelli di Stefano ZECCHI dedicati a Maria Pasquinelli, eroina di un ideale in drammatico contrasto con la sostanziale rassegnazione del mondo esule), cfr. William KLINGER, La strage di Vergarolla, Libero Comune di Pola in Esilio, Trieste 2014, pagg. 40; e soprattutto, Gaetano DATO, Vergarolla: gli enigmi di una strage tra conflitto mondiale e guerra fredda, Edizioni LEG, Gorizia 2014, pagg. 270 (iniziativa promossa dal Presidente del Circolo “Istria” Livio Dorigo, con il supporto del Governo Italiano e della Regione Friuli-Venezia Giulia).
    6. La ricerca del Klinger è stata dichiaratamente “revisionata” da Paolo RADIVO, Direttore del mensile “L’Arena di Pola”, Organo del Comune di Pola in Esilio: forse, per edulcorare alcuni assunti in evidente contrasto con il “Volksgeist” prevalente nel modo esule, e con gli stessi documenti londinesi.
    7. Non manca qualche discrasia. Ad esempio, non è vero che “Il Grido dell’Istria”, all’indomani di Vergarolla, non abbia parlato della strage: lo fece nel primo numero utile di settembre (con la famosa invettiva contro gli “assassini” slavi), mentre quello che l’Autore indica in uscita il 19 agosto era stato pubblicato il giorno 10. Si veda, al riguardo, il reprint integrale del “Grido” (luglio 1945-febbraio 1947), con dedica a Maria Pasquinelli, Unione degli Istriani, Trieste 2008.
    8. Risulta che dall’entrata in vigore della legge n. 92 siano state concesse poco più di 800 Medaglie e relativi Attestati, mentre la platea potenziale degli aventi causa, secondo la ricerca di Luigi PAPO (in ristampa a cura dell’Unione degli Istriani) si ragguaglia ad una cifra superiore di almeno venti volte.
    9. Come nel caso di cui alla nota precedente, sarebbe sufficiente una “leggina” che istituisca adeguate sanzioni a carico dei Soggetti istituzionali inadempienti, anziché dei semplici prestatori d’opera, come previsto dall’ennesima circolare predisposta dal Governo Monti. In effetti, la dichiarazione tuttora presente in parecchi documenti, secondo cui gli Esuli, nati prima del 15 settembre 1947 nei territori giuliani, istriani e dalmati trasferiti sotto altra sovranità, sarebbero venuti alla luce in Jugoslavia, se non anche in Slovenia o Croazia, costituisce un “vulnus” tuttora inaccettabile da parte degli interessati, in primo luogo moralmente, ed una complicazione burocratica talvolta paralizzante.

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