Gli arsenali chimici sommersi

Bomba sommersaQuando parliamo del dopoguerra 1945-1946 spesso i libri di storia si limitano a raccontare le difficoltà della ricostruzione, delle macerie che seppellivano le città europee e i primi aiuti dell’European Recovery Program, meglio noto come Piano Marshall (dal nome del Segretario di Stato americano George Marshall). Gli anni 1946-1950, poi, sono quelli della lenta ripresa economica dell’Europa Occidentale e i primi progetti di quell’unità economica che porteranno alla CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio), antesignana dell’odierna Unione Europea. Ma la guerra, in Francia come in Germania, così come in Gran Bretagna e in Italia, nonché in Unione Sovietica, in Giappone e negli Stati Uniti lasciò intatti nei depositi militari ingenti quantitativi di arsenali chimici e biologici, composti da fosgene, cianuro, gas nervini e urticanti, vescicanti. Il primo impiego della guerra chimica risale alla Grande Guerra, quando il 22 aprile 1915 le truppe tedesche rilasciarono nell’aria oltre 180.000 kg di cloro, lungo le trincee francesi di Ypres, in Belgio. La nuvola tossica, che poi divenne nota come iprite, causò la rottura del fronte dell’Intesa per oltre 9 km. Con la fine della guerra, il Trattato di Pace di Versailles e la Convenzione di Ginevra misero al bando qualsiasi tipo di armi chimiche, ma le nazioni di tutto il mondo continuarono gli studi e le sperimentazioni: gli ultimi utilizzi furono compiuti dall’Italia e dal Giappone, rispettivamente per l’occupazione dell’Abissinia e dell’Etiopia e della Manciuria.

Recupero bomba sommersaCon la fine della Seconda Guerra Mondiale, nonostante il loro non utilizzo, le nazioni belligeranti si ritrovarono con due gravi problemi da risolvere: gli scarsi spazi nei loro depositi di munizionamenti e la grandissima quantità di armi chimiche al di fuori dei propri confini. Quello che però sconvolge, fu il rimedio trovato per il loro smaltimento: niente detonazioni in luoghi sicuri e lontani dalle città, nessun immagazzinamento in depositi sotterranei prima del loro smantellamento. Gli arsenali chimici degli Alleati (e quelli catturati alle forze dell’Asse) vennero scaricati in mare, spesso a poche miglia dalla costa, dalle rotte di mercantili e dalle zone di pesca. Un recente studio di vari enti di ricerca sottomarini (tra cui l’italiano ICRAM, Istituto Centrale per la Ricerca Scientifica e Tecnologica Applicata al Mare) ha stabilito che nei vari mari del pianeta sono stati scaricati circa 65.000 tonnellate di armi chimiche, caricate a iprite e agenti nervini, nel Mar Baltico, soprattutto vicino alle Isole Bornholm; inoltre, 170.000 tonnellate vennero affondate, stivate in vecchie navi tedesche, nel Mar del Nord, nel tratto di mare dello Stretto dello Skagerrak; oltre un milione di tonnellate di munizioni generiche (di cui 70.000 tonnellate cariche di cianuro, fosgene, iprite e agenti nervini) sono state affondate nell’area di Beaufort, nel Mar d’Irlanda.

La lista degli affondamenti prosegue, e fa capire l’imponenza delle operazioni messe in atto dalle forze armate dei vari paesi: quasi 400.000 ordigni bellici (bombe, granate, mine e razzi) furono affondati in venticinque località al largo delle coste degli Stati Uniti; ulteriori 21.000 tonnellate di munizioni contenenti iprite furono gettati a mare al largo di Queen Island, New South Wales e Victoria in Australia, parimenti a 4900 tonnellate di agenti chimici (presumibilmente iprite) al largo del Giappone. Ma il danno ambientale peggiore lo ha pagato il Mar Mediterraneo: è stato stimato che oltre un milione di tonnellate di munizioni generiche siano state scaricate lungo la costa italiana, specialmente al largo dei porti di Bari, Napoli, Manfredonia, di cui oltre 20.000 caricate a iprite; infine, circa 3400 ordigni contenenti iprite e lewisite sono stati scaricati al largo di St. Raphael, in Francia. Da tenere presente che totalmente sconosciuti sono gli smaltimenti operati dall’Unione Sovietica e dai suoi stati satelliti.

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4 thoughts on “Gli arsenali chimici sommersi

  1. Insomma, alla fine l’inquinamento dei mari della Puglia non si deve all’Ilva ma altro che i governi hanno sottaciuto e nascosto per oltre sessant’anni! E tantissime sono le testimonianze di pescatori vittime di proiettili all’iprite con vesciche su tutto il corpo!

  2. Alle verità storiche non c’è mai fine.. Con il rischio che queste armi possano cadere nelle mani di terroristi, mafie o altro… E soprattutto che inquinino la flora e la fauna. Ieri sera c’è stato un documentario sul colera a Napoli nel 1973: ebbene, le cozze potrebbero essere state contaminate da questi gas e agenti chimici spersi in mare?

  3. Un lato della guerra 1939-1945 sconosciuto a tanti. Questo e tanti altri “segreti” inconfessabili hanno commesso le potenze vincitrici, come assolvere i responsabili dell’unità 731 in Giappone e assumerli negli USA per lo sviluppo della guerra biologica

  4. Pingback: Il bombardamento di Bari del 2 dicembre 1943 | Segreti della storia

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