Il bombardamento di Bari del 2 dicembre 1943

bomba_portobariContinuando il racconto delle armi chimiche durante il secondo conflitto mondiale e che furono poi gettate in grande quantità nei mari di tutto il mondo dalle nazioni vincitrici, non potremmo non soffermarci a parlare del bombardamento tedesco del porto di Bari, avvenuto il 2 dicembre 1943. Tre mesi prima, il 9 settembre, le truppe americane erano sbarcate a Taranto ed avevano adibito il porto di Bari a centro per l’approvvigionamento delle truppe che avevano appena iniziato la risalita della penisola italiana. Fu così che la Luftwaffe (l’aviazione tedesca) predispose un massiccio attacco aereo al capoluogo pugliese e al suo porto, con l’intento di affondare e danneggiare il maggior numero possibile di navi e mercantili alleate.

Bombardamento di BariAl raid aereo del 2 dicembre 1943 parteciparono 105 aerei, anche se per motivi tecnici diciassette velivoli dovettero rinunciare all’attacco. Giunta sul porto alle ore 19.30, la formazione aerea iniziò un pesante bombardamento delle installazioni portuali e delle navi ancorate: alla fine dell’attacco, furono affondate ben diciassette navi alleate (cinque americane, quattro inglesi, tre norvegesi, tre italiane, due polacche) a fronte di soli due aerei tedeschi abbattuti (vennero anche danneggiate altre sette navi e perdute oltre 40.000 tonnellate di munizioni e materiali). Ma quello che si sarebbe scatenato dal bombardamento fu una tragedia che neanche il comando tedesco e la Luftwaffe avevano ipotizzato: la distruzione e l’esplosione di una nave americana porta-munizioni, che trasportava segretamente armi caricate con l’iprite.

Nave John HarveyLa nave in questione era la John Harvey, il cui contenuto venne classificato dagli Americani come top-secret: solo pochi ufficiali della nave, tra cui il comandante, sapevano effettivamente la tipologia delle munizioni. Il dramma si consumò rapidamente. Se la nube tossica si allontanò verso il mare aperto grazie al vento, l’iprite oleosa, riversatasi in mare, si incendiò assieme al carburante delle navi affondate, impregnando gli abiti e gli indumenti dei marinai alleati che cercavano riparo dalle esplosioni e dalle fiamme gettandosi a mare. Tantissimi furono anche i portuali e i civili baresi contaminati e intossicati che giunsero in soccorso degli equipaggi. Vi furono oltre 800 militari ricoverati negli ospedali militari per ustioni causate dall’iprite e, di questi, 84 morirono nel giro di pochi giorni. Alla fine, è stato stimato che le vittime tra civili e militari furono circa un migliaio: di questi circa 250 furono i civili baresi. Con la fine della guerra, per alcuni decenni seguenti all’attacco furono numerosi i casi di contaminazione di pescatori baresi a causa degli ordigni d’iprite inesplosi che, ormai corrosi, rilasciavano il loro contenuto.

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