Il film “Gravity” e il prezzo pagato per l’esplorazione spaziale

GravitySandra Bullock e George Clooney hanno fatto il pieno di applausi alla mostra del Cinema di Venezia per il loro ultimo film, Gravity, incentrato su un’ipotetica missione spaziale finita in disastro, con una navetta shuttle distrutta in orbita da uno sciame di detriti spaziali e due astronauti perduti nel cosmo. Lunga ed intensa è stata la storia dell’esplorazione spaziale, dal lancio del primo satellite al primo essere umano, fino allo sbarco sulla Luna e alle esplorazioni con sonde e satelliti dello spazio profondo. E in tanti hanno sacrificato la vita e sono morti per il progresso scientifico dell’umanità. Se nella nostra memoria sono ancora impresse le immagini trasmesse in diretta del disastro dello Space Shuttle Challenger, esploso dopo appena 73 secondi dal decollo il 28 gennaio 1986, o quelle mandate in onda dai telegiornali il 1° febbraio 2003 a seguito dell’esplosione della navetta Columbia in fase di rientro, molti ignorano che, quando l’esplorazione dello spazio muoveva i primi passi, numerosi sono stati gli incidenti, causando molti di questi la morte degli astronauti.

Valentin BondarenkoLa prima vittima registrata fu il Tenente Pilota Valentin Bondarenko, dell’aviazione sovietica, selezionato con il primo gruppo di astronauti di cui faceva parte anche Yuri Gagarin. Il 23 marzo 1961, dopo due settimane passate in una camera pressurizzata nel centro di addestramento di Mosca, Bondarenko era pronto ad uscire e, togliendosi i sensori biomedici sul corpo, si pulì con un batuffolo di cotone impregnato di alcool: questo cadde accidentalmente su una piastra elettrica, incendiando l’atmosfera ricca di ossigeno puro e la tuta di lana dell’astronauta. A causa della differenza di pressione con l’ambiente esterno, passarono trenta minuti prima che i soccorsi potessero estrarlo. L’incendio gli procurò ustioni di terzo grado su tutto il corpo e, dopo sedici ore di agonia, morì a soli 24 anni: al suo fianco, fino alla fine, rimase il suo amico Gagarin.

Resti della Soyuz 1Il 31 ottobre 1964, durante un volo di addestramento, fu il Capitano Theodore Freeman il primo astronauta americano a perire per il programma spaziale statunitense. Durante il volo, per una tragica fatalità (un’oca fu risucchiata dai motori a reazione dell’aereo causandone la rottura del motore), Freeman dovette eiettarsi dal velivolo che pilotava: la quota di volo era però troppo bassa, cosa che impedì l’apertura del paracadute causandone la morte. Passarono due anni, quando il 28 febbraio 1966, altri due piloti americani selezionati per il programma spaziale, i Capitani Charles Bassett ed Elliott See persero la vita in un incidente d’addestramento aereo dovuto alla scarsa visibilità durante le fasi di atterraggio. E’ però il 1967 l'”anno nero” per l’esplorazione spaziale, per il grande numero di incidenti mortali che si verificarono, complice, soprattutto, la disperata corsa alla Luna intrapresa da Stati Uniti ed Unione Sovietica: il 27 gennaio, un incendio divampato sulla rampa di lancio dell’Apollo 1, dovuta ad un corto circuito che ne incendiò l’atmosfera di ossigeno puro, causò la morte di tre astronuati, Virgil Grissom, Roger Chaffee e Ed White; tre mesi dopo, il 23 aprile, la morte colse il cosmonauta sovietico Vladimir Komarov, ucciso in fase di rientro sulla Terra con la Soyuz 1 a causa di un’avaria che non fece aprire i paracadute della capsula: la Soyuz 1 si schiantò al suolo a oltre 140 km/h, uccidendo sul colpo l’astronauta.

Apollo 1Alla fine del 1967, in tre successivi incidenti aerei di addestramento, rimasero uccisi altri tre piloti americani, selezionati per il programma spaziale statunitense: il 5 ottobre toccò a Clifton Williams, a causa di un guasto meccanico che rese inservibili i comandi del suo aereo; il 15 novembre morì Michael James Adams, mentre effettuava un volo di collaudo con un velivolo sperimentale, l’X-15; infine, l’8 dicembre Robert Lawrence si schiantò al suolo con un velivolo d’addestramento supersonico F-104, assieme al suo allievo. Il 27 marzo 1968 fu il primo uomo nello spazio, Yuri Gagarin, a restare ucciso in un incidente di volo a bordo di un MIG-15, mentre si addestrava per una nuova missione spaziale: come segno di riconoscenza, le sue ceneri sono state poste nel Muro del Cremlino, il più grande onore tributato ai cittadini sovietici. L’esplorazione spaziale, nonostante questi tragici incidenti, proseguiva: il 21 luglio 1969 Neil Armstrong diventava il primo uomo a mettere piede sulla Luna e, la successiva missione Apollo 13 poteva terminare in una nuova tragedia: un’esplosione avvenuta in fase di avvicinamento al nostro satellite impedì l’allunaggio, ma i tre astronauti tornarono sani e salvi sulla Terra. Il 30 giugno 1971, la Soyuz 11,  stava completando le manovre di rientro quando, a causa di una repentina depressurizzazione all’interno dell’abitacolo, causò la morte dell’equipaggio a 168 km di quota: Georgi Dobrovolski, Viktor Patsayev e Vladislav Volkov morirono a causa della mancanza d’aria.

Challenger_explosionInfine, le due tragiche missioni dello Space Shuttle. Il 28 gennaio 1986, l’equipaggio del Challenger rimase ucciso nell’esplosione della navicella avvenuto 73 secondi dopo il lancio: l’esplosione disintegrò lo shuttle, lasciando però intatta la cabina dove si trovava l’equipaggio, ma l’assenza di dispositivi di salvataggio per eiettarsi ne causarono la morte dopo un impatto nell’oceano avvenuto a oltre 330 km/h. Rimasero uccisi gli austronauti Gregory Jarvis, Christa McAuliffe, Ronald McNair, Ellison Onizuka, Judith Resnick, Francis Dick Scobee e Michael Smith. L’ultima grande tragedia avvenne il 1° febbraio 2003, quando lo Space Shuttle Columbia si disintegrò, a 60 km di quota, in fase di rientro dopo una missione sulla Stazione Spaziale Internazionale: Michael Anderson, David Brown, Laurel Clark, Rick Husband, William McCool, Kalpana Chawla (astronauta indiana) e Ilan Ramon (primo astronauta israeliano) furono disintegrati in volo. L’esplorazione spaziale, nonostante tragedie e incidenti, continua ancora oggi: dopo l’ultimazione della Stazione Spaziale Internazionale in orbita attorno alla Terra, gli occhi sono puntati agli altri pianeti, primo fra tutti Marte, il “pianeta rosso, “fino ad arrivare là dove nessuno è mai giunto prima”.

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3 thoughts on “Il film “Gravity” e il prezzo pagato per l’esplorazione spaziale

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