Quello schianto fatale alla parabolica

Rindt_at_1970_Dutch_Grand_PrixOggi parliamo di una leggenda dello sport. Una leggenda dell’automobilismo e della Formula 1, di quelle corse in auto che non venivano decise dai pit-stop o dal tempo di montaggio di una ruota, ma bensì dalla bravura e dall’astuzia del pilota. Piloti quali Ayrton Senna, Gilles Villeneuve, Juan Manuel Fangio, Niki Lauda o Alberto Ascari sono conosciuti da tantissimi, sia dai ragazzi che dai meno giovani, che li vedevano correre quando la televisione era ancora in bianco e nero o aveva solo una rete televisiva e di digitale terrestre neanche si parlava. Il pilota che oggi ricordiamo, nell’anniversario della sua tragica scomparsa avvenuta il 5 settembre 1970 durante le prove di qualifica del Gran Premio di Monza, il tempio della velocità per eccellenza, è Jochen Rindt. Molti, probabilmente, non lo hanno mai sentito nominare, tantissimi si saranno dimenticati chi fosse.

Jochen RindtDi nazionalità austriaca, Jochen ha disputato sessantadue gran premi di Formula 1, correndo ininterrottamente dalla stagione 1964 alla stagione 1970, per case automobilistiche quali la Brabham, la Cooper e la Lotus, che (assieme alla Ferrari e all’Alfa Romeo, per citare solo alcune tra le più celebri) hanno segnato la storia dell’automobilismo moderno. Paragonarlo ai grandi miti della Formula 1 di oggi, come Michael Schumacher o Sabastian Vettel sarebbe fuori luogo, sia perchè negli Anni Sessanta e Settanta l’automobilismo non era una professione, sia perchè era facile lasciarci la pelle. Il pilota, spesso e volentieri, aveva contratti “a gran premio”, non esistevano gli ingaggi milionari di oggi con sponsor e conferenze stampa e, soprattutto, non erano rari i casi di piloti che ipotecavano case e appartamenti pur di correre in una stagione di Formula 1.

Auto di Jochen RindtJochen si forma e cresce nelle gare minori, prima in Formula Junior e poi in Formula 2, dove si batte e compete con piloti di valore quali Jackie Stewart, Jim Clark e Graham Hill; nel 1964 debutta in Formula 1, nel Gran Premio d’Austria al volante di una Brabham. Mostra il suo talento vincendo anche altre gare, quali la 24 Ore di Le Mans, nel 1965, guidando una Ferrari. Nel 1968 approda alla Lotus, ultima sua scuderia: nel Gran Premio di Spagna fu vittima di un grave incidente, dove riportò una seria commozione cerebrale e la rottura della mascella. La voglia di continuare a correre era tanta e sarebbe durata ancora se il destino non si fosse messo di traverso: durante le qualifiche di sabato 5 settembre 1970, sulla pista di Monza, Jochen perse il controllo della vettura all’uscita della parabolica e andò a sbattere contro il guardrail. La Lotus si disintegrò e il pilota austriaco morì sul colpo. Ad oggi, Jochen Rindt è l’unico pilota di Formula 1 che abbia vinto un mondiale postumo, quello, appunto, del 1970: infatti, la vittoria di Emerson Fittipaldi al Gran Premio degli Stati Uniti del 4 ottobre successivo impedì a Jackie Ickx di superare il pilota austriaco nella classifica generale piloti, rendendo così Jochen immortale nella storia dell’automobilismo.

Annunci

One thought on “Quello schianto fatale alla parabolica

  1. Pingback: Nuotare per Brema | Segreti della storia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...