8 settembre 1943: il dramma dell’armistizio

Armistizio di CassibileTre anni dopo l’entrata in guerra, le forze dell’Asse erano sulla difensiva e l’Italia era allo stremo delle forze morali e materiali. Sono passati esattamente settant’anni da quell’8 settembre 1943, quando alle ore 19:45 il Maresciallo Pietro Badoglio dava l’annuncio via radio dell’avvenuto armistizio tra le forze alleate e il Governo Italiano: “Il Governo Italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione ha chiesto un armistizio al Generale Eisenhower, Comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi di qualsiasi altra provenienza”. L’armistizio, in realtà, era stato firmato il 2 settembre, in totale segretezza a Cassibile, da una missione guidata dal Generale Giuseppe Castellano; Benito Mussolini, nel frattempo, già il 25 luglio 1943 era stato messo in minoranza nel Gran Consiglio del Fascismo e arrestato dai Carabinieri che lo imprigionarono a Campo Imperatore, sul Gran Sasso.

Armistizio 8 settembreLungi da noi qualsiasi giudizio etico e morale sul cambio di fronte operato dall’Italia, che fino ad allora aveva combattuto al fianco dei Tedeschi fin dal 10 giugno 1940, a seguito dell’annuncio dell’armistizio con gli Anglo-Americani molti comandi italiani furono colti di sorpresa; non fu così per i Tedeschi che aggredirono ovunque, sia sul territorio nazionale che all’estero, le forze italiane. Celebri resteranno le immagini del film con Alberto Sordi Tutti a casa, dove uno stupefatto Sottotenente Alberto Innocenzi esclama al suo superiore: “Signor colonnello, accade una cosa incredibile… I Tedeschi si sono alleati con gli americani! Ci stanno attaccando!”. Seguirono giorni e settimane in cui regnarono il caos, con un Re che scappò assieme al suo Stato Maggiore e al Maresciallo Badoglio a Brindisi, già liberata dagli Alleati, lasciando i soldati privi di ordini e in balia delle reazioni degli ormai ex alleati. Solo la Regia Marina ricevette ordini chiari e precisi, ovvero fare rotta verso Malta e consegnarsi senza combattere nelle mani degli Inglesi: ciò non la risparmiò da lutti e morti, in quanto la flotta venne attaccata nel Mar Tirreno il 9 settembre: la Corazzata Roma, con l’Ammiraglio Carlo Bergamini, venne affondata, portando con sé in fondo al mare un migliaio di Marinai.

Corazzata RomaA Roma, le forze italiane cercarono fin da subito di contrastare le forze tedesche: a Porta San Paolo si registrano i primi scontri e combattimenti subito dopo l’annuncio dell’armistizio tramite le stazioni dell’EIAR, tra i Granatieri italiani e reparti della Wermacht; ma il dramma dell’8 settembre 1943 fu vissuto nella sua totalità da quei comandi isolati all’estero e che si videro circondati dalle preponderanti forze tedesche. Tra tutte le divisioni schierate all’estero, un alto tributo di sangue lo pagò la Divisione Acqui del Generale Antonio Gandin, schierata nell’Arcipelago delle Isole Egee, in particolare tra Cefalonia e Corfù: dopo il rifiuto di consegnare le armi ai Tedeschi, infuriò una dura battaglia, che vide alla fine sconfitti gli Italiani. Morirono oltre 9400 soldati italiani, di cui oltre 1300 durante i combattimenti, 5000 passati per le armi dopo la resa e i restanti 3000 fatti prigionieri e scomparsi in mare: di questi ultimi, triste fu il destino dei prigionieri imbarcati sulla Motonave Sinfra, annegati dopo l’affondamento per opera di bombardieri alleati nella Baia di Suda il 20 ottobre 1943. E per quanto riguarda gli Alleati? Tra il 31 agosto e il 1° settembre 1943, giorno antecedente la firma dell’armistizio di Cassibile, Pescara venne sconvolta da un violentissimo bombardamento, ripetuto il 14, il 17 e il 20 settembre 1943, causando la morte di oltre tremila civili; inoltre, in segno della nuova alleanza con il Governo del Sud, lo stesso 8 settembre 1943 la città di Frascati venne quasi rasa al suolo da un bombardamento americano, causando la morte di oltre cinquecento civili e duecento soldati tedeschi.

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4 thoughts on “8 settembre 1943: il dramma dell’armistizio

  1. Quella dell’8 settembre 1943 è stata una tragedia che ha toccato nel profondo migliaia di soldati italiani. Chi non si arrese ai Tedeschi pagò con la vita o con la deportazione. Chi rimase alleato alla Germania pagò con la vita dopo la fine della guerra. Una pagina di storia italiana che fino ad ora è stata raccontata con pregiudizi e falsi miti: ma bisogna raccontarla tutta, anche i lati oscuri o scomodi ad una certa intellighenzia!

  2. Come scritto nell’articolo, al di là di giudizi morali o etici, resterà incontrovertibile il fatto che se Badoglio e il Re, come i generali Roatta o Castellano, invece di mettersi in salvo con “armi e bagagli” avessero avvisato i comandi, tanti massacri inutili di soldati, marinai, finanzieri, carabinieri e avieri, forse (e dico forse perchè la storia non si scrive né con i “se”, né con i “ma”) si potevano evitare. Anche perchè sfido a trovare un testo armistiziale tanto incomprensibile quanto enigmatico: contro quali attacchi di altra provenienza? Ai tedeschi o agli americani? I tedeschi erano ancora alleati o diventati avversari? E gli anglo-americani? Allearsi con chi fino al giorno prima bombardava le città italiane e ti sparava addosso? Possiamo solo narrare e raccontare quei fatti, capirli, ma (credo) non possiamo dare (e non dobbiamo permetterci) di sciorinare giudizi morali o etici sulle scelte dei nostri soldati l’8 settembre 1943: combattere o arrendersi, decisione da prendersi in poche ore dopo gli ultimatum dei comandi germanici, magari a centinaia di migliaia di chilometri lontano dall’Italia. Scelta non facile, che nessuno di noi prenderebbe alla leggera, comunque la si pensi o quale sia il suo credo politico. Questa era la meglio gioventù italiana, abbandonata e lasciata sola dai suoi capi e da un re veramente piccolo

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