La Guardia di Finanza nella prima missione all’estero dell’Italia

Il Contingente della Guardia di Finanza dell'AFISDopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, tenendo fede alle disposizioni contenute nel Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947, l’Italia avrebbe dovuto cedere alle potenze vincitrici tutte le sue colonie e protettorati. Tra esse, solo la Somalia venne lasciata in Amministrazione Fiduciaria al nostro paese, con la clausola di portare la nazione somala all’indipendenza nel più breve tempo possibile. In base a quanto contenuto nella Carta delle Nazioni Unite, infatti, era compito del Governo Italiano “promuovere il progresso politico, economico, sociale ed educativo degli abitanti dei territori in amministrazione fiduciaria, ed il loro progressivo avviamento all’autonomia o all’indipendenza, tenendo conto delle particolari condizioni di ciascun territorio e delle sue popolazioni, delle aspirazioni liberamente manifestate dalle popolazioni interessate, e delle disposizioni che potranno essere previste da ciascuna convenzione di amministrazione fiduciaria”.

Somali addestrati dai FinanzieriAnche il Corpo della Guardia di Finanza venne chiamato a svolgere il proprio ruolo in terra di Somalia all’interno dell’Amministrazione Fiduciaria. Il 9 agosto 1950 giunse nel Porto di Mogadiscio un piccolo contingente di Fiamme Gialle costituito di trentacinque Finanzieri, suddivisi in quattro ufficiali, quindici sottufficiali e sedici militari di truppa, comandati Capitano Augusto De Laurentiis. Il compito che dovevano svolgere i militari della Guardia di Finanza concerneva la creazione di un’organizzazione somala capace di svolgere un’efficace tutela delle norme di carattere fiscale ed economico, mediante l’immissione graduale di personale somalo, adeguatamente formato ed istruito mediante corsi di qualificazione. Il compito dei Finanzieri, arduo per l’esiguità del contingente inviato in Corno d’Africa,  fu invero segnato da un’intensa, tanto che nel 1956 si concluse il secondo corso d’istruzione per sei allievi somali, che vennero poi inviati in Italia per frequentare un ulteriore corso integrativo presso l’Accademia e Scuola di Applicazione del Corpo a Roma. Il 5 luglio dello stesso, in virtù dell’eccellente lavoro svolto dai Finanzieri, il Segretario dell’Amministrazione Fiduciaria Italiana, in riconoscimento dei meriti acquisiti, concesse alla Guardia di Finanza della Somalia il seguente encomio solenne: “Attraverso sei anni di assidua ininterrotta scrupolosa azione di servizio per la tutela degli interessi tributari ed economici del territorio, mediante costante ed appassionata opera, superando molteplici difficoltà ambientali, contribuiva notevolmente alla formazione di una disciplina economica e fiscale in Somalia, base indispensabile per la costituzione del futuro Stato somalo”.

Reparto di Finanzieri in EritreaNei primi mesi del 1957, intanto, gli allievi ufficiali somali conclusero il loro corso integrativo a Roma, conseguendo la promozione al grado di sottotenente, così da poter rivestire le loro funzioni al rientro a Mogadiscio: l’attività del Corpo della Guardia di Finanza all’interno dell’Amministrazione Fiduciaria Italiana poteva considerarsi concluso. Verso la fine del 1961, le Fiamme Gialle tornarono a prestare la loro opera di aiuto in terra somala, questa volta in soccorso delle popolazioni alluvionate dopo lo straripamento dei Fiumi Giuba e Uebi Scebeli. Il 9 dicembre 1961 giunsero a Mogadiscio, aviotrasportati da Ciampino, due elicotteri della componente aerea della Guardia di Finanza, unitamente agli equipaggi di volo e agli specialisti e tecnici, comando del Tenente Aldo Morelli: per circa quattro mesi (dicembre 1961-marzo 1962), vennero compiute decine e decine di missioni aree, spesso portando al limite sia gli equipaggi sia i velivoli, costretti ad operare spesso in zone desertiche. La loro opera di soccorso ottenne il vivo apprezzamento della neonata Repubblica Somala e dei rappresentanti italiani presenti a Mogadiscio, ma soprattutto suscitando la viva gratitudine delle popolazioni per le quali gli elicotteri rappresentarono, in più di un’occasione, l’unica possibilità di comunicazione con il mondo civile.

Parallelamente al Contingente di trentacinque militari inviati in Somalia con l’AFIS, un nucleo di Fiamme Gialle era operativo nella confinante Eritrea, al comando del Capitano Silvio Obici, per assicurare il servizio di vigilanza finanziaria e contro il dilagante fenomeno del banditismo, in sostituzione dell’autorità militare britannica. Contro tali bande, mancò inizialmente una decisa reazione delle autorità: fu solo dopo alcuni sanguinosi episodi, durante i quali trovarono la morte un centinaio di Italiani, che venne costituito uno speciale organismo di polizia forte di 2000 uomini, iniziando un’efficace azione repressiva. Intanto, in attesa delle decisioni delle Nazioni Unite, il clima si faceva sempre più incandescente: la sera del 5 marzo 1949, un gruppo di Finanzieri era fatto oggetto di lancio di bombe a mano all’uscita della caserma di Senafé, da parte di una banda di ribelli. Nell’attentato persero la vita i Finanzieri Antonio Di Stasio e Alfredo Tramacere, quest’ultimo decorato con la Medaglia di Bronzo al Valor Militare alla Memoria con la seguente motivazione: Mentre assieme ad altri Finanzieri usciva dalla caserma, veniva improvvisamente aggredito nell’oscurità da banditi con il lancio di bombe a mano e colpi di moschetto. Affrontava coraggiosamente uno dei banditi e cercava di disarmarlo, ma, assalito alle spalle da un altro che lo feriva gravemente e ripetutamente con una scimitarra, si accasciava morente al suolo. La resistenza permetteva, però, agli altri Finanzieri non feriti di porsi in salvo. Senafé, Africa Orientale, 5 marzo 1949”.

I Finanzieri continuarono la loro opera, pagando spesso con il sangue il loro attaccamento al dovere: di nuovo, il 4 giugno 1949, un agguato coinvolse un automezzo diretto ad Asmara su cui effettuava il servizio di scorta il Finanziere Ermanno Vessella: benché ferito gravemente, riuscì a mettere in fuga gli assalitori. Quando le Nazioni Unite si espressero sul destino dell’Eritrea, rendendola Stato indipendente, il nucleo della Guardia di Finanza venne ridotto a dieci unità, a cui venne affidato il compito di organizzare i servizi tributari del nuovo Stato: furono istituiti nuovi uffici e furono iniziati corsi di addestramento per il personale. Nel 1952, il Contingente delle Fiamme Gialle lasciò l’Eritrea, ricevendo il plauso della comunità internazionale e delle autorità nazionali ed eritree.

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