Al servizio degli ultimi

Articolo vincitore della XIV Edizione del Premio Letterario d’Arte e Cultura dell’Accademia Gioacchino Belli di Roma, dedicato alla Nobildonna Maria Santoro – Di Gabriele Bagnoli

Maria Cristina LuinettiÈ caldo, il 9 dicembre di venti anni fa a Mogadiscio. Un caldo opprimente in una città in cui trovare una pozza d’acqua equivale a contrarre il colera o la malaria. E, come se non bastasse, Mogadiscio è distrutta dalla guerra civile, con una carestia che ha già mietuto migliaia di morti, moltissimi i bambini, ridotti a piccoli scheletri che nulla più hanno di umano, con i contingenti delle Nazioni Unite incapaci di ristabilire la pace tra le fazioni in guerra, finanziate ed armate dal nostro occidente. A chiudere il cerchio, i traffici di rifiuti tossici e radioattivi gettati e scaricati in mare, causa di sindromi tumorali e strane malattie mai comparse prima nel Corno d’Africa. E dietro i riflettori mediatici, un piccolo gruppo di infermiere volontarie della Croce Rossa Italiana tenta di alleviare un poco di sofferenza, nel poliambulatorio della capitale somala, alla popolazione sempre alla ricerca di una visita, di una medicina o di un semplice conforto.

resized-iraq_004Quel 9 dicembre 1993 sembra un giorno come un altro: solita fila davanti al cancelletto di ingresso, giovani donne con i figli in braccio che non hanno neanche più la forza di piangere ed anziani con il volto scavato dalle cicatrici delle mille guerre fratricide che hanno sconvolto la Somalia. Poco dopo le 11.00 del mattino, all’interno del piccolo ospedale si scatena l’inferno: un somalo estrae due pistole, urla, minaccia i presenti e le giovani volontarie della Croce Rossa. Una di loro viene colpita alla nuca, forse perde i sensi, non lo sapremo mai. I militari italiani di guardia non riescono ad intervenire in tempo. L’aggressore scarica un caricatore, nove colpi in tutto su quella divisa celeste delle infermiere volontarie che lentamente si tinge di rosso, quasi a similitudine del sacro martirio di Gesù: Maria Cristina Luinetti, ventiquattro anni, capelli neri raccolti sotto il basco della Croce Rossa, viene uccisa così, in un giorno come tanti, quel mattino di venti anni fa.

39323Di lei, oggi resta il ricordo nella memoria dei suoi genitori e dei suoi colleghi ed amici, che la videro partire alla volta dell’Africa con il sorriso sulle labbra e la voglia incontenibile di aiutare il prossimo, di rimediare in qualche modo alla prepotenza del nostro occidente, che prima sfrutta interi popoli e poi li lascia morire in guerre civili, carestie ed epidemie. Maria Cristina Luinetti è stata la prima volontaria italiana donna a cadere in una missione al seguito delle nostre forze armate e, dopo di lei, il sangue italiano macchierà ancora le sabbie della Somalia: Graziella Fumagalli, Annalena Tonelli e Suor Leonella Sgorbati verranno uccise all’interno degli ospedali e dei centri assistenziali da loro creati e diretti in terra somala. Un sacrificio spesso dimenticato, di cui poco leggiamo sui quotidiani e che rare volte sentiamo alla televisione, di cui oggi rimane solo la motivazione di quella onorificenza conferita alla memoria di Maria Cristina Luinetti dal Presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi, che la ricorda quale “altissimo esempio di dedizione e professionalità per un ideale di pace e di solidarietà umana”.

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3 thoughts on “Al servizio degli ultimi

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