Caporetto: il destino è sul Piave

O il Piave o tutti accoppati!Una densa foschia che pungeva la gola e bruciava gli occhi cominciò a riversarsi sulle trincee italiane alle 02.00 del 24 ottobre 1917, durante quello che, almeno fino all’inizio, sembrava essere un bombardamento di disturbo delle linee italiane, anche se un po’ più intenso del solito. Niente lasciava presagire quello che di li a poche ore sarebbe successo sul fronte italiano, interessando la linea dal Monte Rombon all’Alta Bainsizza, passando da Plezzo e l’Isonzo. Il bombardamento con il gas decimò i Fanti dell’87° Reggimento e a niente valsero i tentativi di contrasto dell’artiglieria italiana: le linee telefoniche erano state interrotte e numerosi comandi avanzati si ritrovarono all’improvviso isolati e privi di ordini. Già alle prime luci dell’alba, alle 08.00, i fanti di von Below, protetti dalla nebbia e senza neanche aspettare la fine dei bombardamenti, attaccarono le posizioni italiane, travolgendole in poco tempo: cominciava a delinearsi la disfatta di Caporetto. Iniziò una ritirata disordinata, su posizioni considerate meglio difendibili, con interi reggimenti circondati e sfaldati, con i comandi impreparati ad un nuovo tipo di guerra condotto dai Tedeschi: gruppi di soldati si infiltravano tra le retrovie, isolando le comunicazioni, senza perdere tempo prezioso ad eliminare le sacche di resistenza, ma avanzando il più possibile. Questi reparti di commandos erano guidati da un giovane ufficiale, che durante la Seconda Guerra Mondiale sarà la spina nel fianco degli Inglesi in Nord Africa: la Volpe del Deserto Erwin Rommel.

Generale Luigi CadornaNel primo giorno di battaglia, tra morti, feriti, dispersi e prigionieri, gli Italiani persero oltre 40.000 soldati, a fronte di “irrisorie” perdite austro-tedesche, valutate tra i 6000-7000 morti e feriti. L’attacco riprese il giorno successivo, 25 ottobre, segnando la definitiva caduta dell’intero fronte: l’ultima resistenza ad oltranza fu offerta, con grande sacrificio di uomini, dalla Brigata Arno sul Monte Colovrat, tra Caporetto e Tolmino, annientata dalle truppe alpine tedesche. A questo punto, il Generale Otto von Below, anziché arrestare la sua offensiva e consolidare le posizioni conquistate, la prolungò in direzione del Fiume Torre, Cividale del Friuli, Udine e la Carnia. Contrariamente alle previsioni del Generale tedesco, però, l’Esercito Italiano, anche se in preda al caos, non era in completo sfacelo, e oppose in alcuni punti una valida resistenza. Una prima linea di difesa venne, infatti, costituita sul Fiume Tagliamento, mentre più indietro, sul Piave, veniva realizzato l’ultimo baluardo italiano a protezione della Pianura Padana e delle vallate circostanti.

Generale Armando Diaz“O il Piave o tutti accoppati!” divenne il motto che passò di bocca in bocca tra i Fanti italiani al fronte. Qualcuno lo scrisse pure sui resti di una casa. Dando la colpa della disfatta alla viltà dei soldati, il Generale Luigi Cadorna cercò di togliersi le colpe dell’incapacità sua e dei suoi comandanti (tra cui Luigi Capello e Pietro Badoglio). La debole linea del Tagliamento arrestò per un paio di giorni l’avanzata austro-tedesca, fino a quando,il 3 novembre 1917, venne anch’essa sfondata. Presto, ebbe inizio l’epopea del Piave e dei Ragazzi del ’99, i giovani di 18-19 anni, e del Generale Armando Diaz, chiamato a sostituire Cadorna. E così, “indietreggiò il nemico fino a Trieste, fino a Trento… E la vittoria sciolse le ali al vento!”

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