9 novembre 1989. La vittoria dell’Europa dei Popoli

Soldato SchumannIl 9 novembre 1989 rimarrà impresso nelle coscienze di tutti come la fine di un incubo, come la fine di una guerra non guerreggiata: con il crollo del muro di Berlino ha termine l’egemonia sovietica sul continente europeo, il comunismo e l’Unione Sovietica crollano di li a poco ed il mondo trova infine la pace, allontanando così il rischio di una guerra nucleare tra le due superpotenze. Ma siamo veramente sicuri che dall’incubo della guerra fredda non siamo passati ad uno peggiore? Siamo veramente certi che con il crollo del colosso sovietico il mondo abbia veramente trovato la pace e scongiurato il rischio della terza guerra mondiale? Del resto, già durante le fasi finali del secondo conflitto mondiale, quelli che erano allora gli Alleati (Stati Uniti, Gran Bretagna e Unione Sovietica) si accorsero che non sarebbero stati “alleati” ancora troppo a lungo: terminata la guerra, gli USA e l’URSS sapevano bene che il continente Europa sarebbe diventato il teatro di un braccio di ferro in cui esercitare la loro influenza ed egemonia. Ed ecco allora le Conferenza di Mosca (ottobre 1944), Yalta (febbraio 1945) e Potsdam (luglio-agosto 1945), che segneranno la fine dell’Europa e l’inizio di una grande partita a risiko giocata sul destino di milioni di uomini, ed una cortina di ferro a separare i due blocchi contrapposti: ad est, la dittatura oppressiva sovietica, le epurazioni e le deportazioni nei gulag siberiani; ad ovest, l’American Way of Life, ovvero una lenta e subdola colonizzazione economica e culturale, per la quale l’Europa ha venduto la propria anima e la propria coscienza per poter mangiare in un fast food, telefonare con i nuovi palmari ultimo modello e vedere le proprie figlie girare in minigonna fin da piccole per emulare le dive di Hollywood.

Checkpoint CharliePossiamo così comprendere il non intervento, e possiamo dire anche il silenzio complice, di quei Paesi portatori dei valori di democrazia e libertà, tanto che uno di essi li ha eretti in una statua alta quasi ben 100 m, a difesa dei fratelli europei di Berlino, Poznan, Budapest e Praga schiacciati dai cingoli dell’Armata Rossa: un non intervento dettato da logiche di potenza, liquidate con semplici dichiarazioni pubbliche degli uomini di stato occidentali. “Così il mondo è rimasto a guardare sull’orlo della fossa seduto” cantavano i giovani del Fronte della Gioventù quando il Premier ungherese Imre Nagy veniva fatto prigioniero e ucciso dai servizi segreti sovietici, salvo poi, a quarant’anni di distanza, essere applaudito quale eroe della libertà da quella stessa sinistra che nel 1956 lo aveva accusato di essere un nemico del Comunismo. E come non abbassare lo sguardo di fronte al giovane studente cecoslovacco Jan Palach che, per risvegliare l’opinione pubblica mondiale su quanto stava avvenendo a Praga nel 1968, si diede fuoco e morì dopo atroci sofferenze. E invece anche questa volta lo sguardo fu indirizzato altrove.

Muro di BerlinoE come per uno scherzo del destino, se rovesciamo come nel libro di Marcello Veneziani il 1968, data simbolo di una generazione in rivolta, abbiamo il 1989, l’anno della rivolta per antonomasia, l’anno in cui Berlino tornava in Germania e la Germania unita tornava a Berlino. Finiva la guerra fredda, quella guerra non guerreggiata, crollava su se stessa l’Unione Sovietica e i Paesi dell’Europa dell’Est trovavano la libertà. Sembra il lieto fine delle favole dei bambini prima di addormentarsi. E invece si è nuovamente addormentato il mondo: gli Stati Uniti sono risultati i vincitori, hanno potuto esportare la democrazia al di fuori dell’Europa Occidentale ed il capitalismo ha lasciato il posto alla globalizzazione e al commercio sfrenato da un capo all’altro del globo. Il resto sono solo cifre: 800 milioni le persone che soffrono la fame; la malnutrizione riguarda un numero ben superiore di persone, oltre 2 miliardi; l’80% della popolazione soffre di malattie legate alla malnutrizione; ogni anno 11 milioni di bambini muoiono per cause facilmente prevenibili; oltre 600 milioni, sotto i 5 anni, devono sopravvivere con meno di un dollaro al giorno; 200 milioni sono affetti da rachitismo per malnutrizione e oltre 110 non vanno a scuola e si perdono nei mercati del sesso, della droga, delle armi e del traffico di organi; più di un miliardo di persone continua a non avere accesso all’acqua potabile ed un terzo della popolazione mondiale non dispone di servizi igienici. Non importa continuare, è giusto fermarsi qui perché altrimenti ci sveglieremmo, un pò come la protagonista del film Goodbye Lenin di Wolfgang Becker, dal nostro bel sogno iniziato il 9 novembre 1989.

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