Gli Angeli di Nassirya

NassiryaSembrava una mattina come tante quella del 12 novembre 2003 a Nassirya, provincia del Dhi Qar, in Iraq. Era novembre, in Italia la vita proseguiva tranquilla come sempre, con la gente che andava a lavoro e i bambini a scuola. Ma a oltre duemila chilometri di distanza, alle ore 10.40 locali (circa le 08.30 in Italia) si scatenò l’inferno. Un camion bomba, riempito con quasi trecento chili di esplosivo ad alto potenziale, riuscì a sfondare le barriere di protezione della ex Camera di Commercio a Nassirya, utilizzata in quel momento quale sede della MSU (Multinational Specialized Unit) dei Carabinieri. Un lampo e una colonna di fuoco si alzarono verso l’alto, risuonando in tutta la città. L’esplosione fece esplodere la riservetta delle munizioni dei militari italiani, causando così danni ancora maggiori. In tutto le vittime di quel tragico giorno furono ventotto (diciannove Italiani e otto Iracheni), nonché oltre venti feriti.

Strage di NassiryaIn quel giorno, un’operazione di pace in territorio iracheno si trasformò di colpo in un incubo, riportando alla mente che laggiù, in Iraq, la guerra era tutt’altro che finita. In Italia non arrivavano le notizie degli innumerevoli scontri a fuoco già sostenuti dai nostri soldati, mantenendo così un basso profilo sull’intera situazione. Come l’11 novembre 1961 a Kindu, il popolo italiano si strinse attorno alle famiglie dei poveri militari straziati dall’esplosione: si era rotto una sorte di incantesimo, come si ruppe quel 2 luglio 1993 a Mogadiscio, negli scontri al Check Point Pasta, e come tante altre volte già si era spezzato quando le nostre Forze Armate avevano subito perdite in attentati e scontri a fuoco. Lontani dalla mente erano i ricordi dell’agguato mortale in Libano costato la vita al Marò Filippo Montesi o all’aereo e all’elicottero dalla bianca livrea delle Nazioni Unite abbattuti nei cieli della Bosnia e della Croazia durante le missioni nei Balcani e su Sarajevo. E mai era capitato, tranne che in Congo, che l’Italia dovesse piangere così tanti suoi figli in divisa. Ma il Congo era lontano e nessuno ci pensava più. E sicuramente, quel tragico mattino del 12 novembre 2003, alla missione in Congo finita quarantadue anni prima nella tragedia, non ci pensavano neanche i diciassette militari (dodici Carabinieri e cinque  soldati dell’Esercito), i due civili e gli otto Iracheni dilaniati dai trecento chili di tritolo. Ma, soprattutto, non ci pensavano le famiglie dei caduti e noi Italiani. E lo spettro della nuova guerra civile e di terrore portato avanti negli ultimi mesi dallo Stato Islamico dell’ISIS in Iraq e nei territori circostanti lascia presagire, nonostante tutte le dichiarazioni in senso opposto e contrario, un ritorno in terra irachena.

Capitano Massimo Ficuciello

Sottotenente Giovanni Cavallaro

Sottotenente Enzo Fregosi

Sottotenente Filippo Merlino

Sottotenente Alfonso Trincone

Maresciallo Aiutante Massimiliano Bruno

Maresciallo Aiutante Alfio Ragazzi

Maresciallo Capo Daniele Ghione

Maresciallo Silvio Olla

Caporalmaggiore Scelto Emanuele Ferraro

1° Caporalmaggiore Alessandro Carrisi

Brigadiere Ivan Ghitti

Vicebrigadiere Domenico Intravaia,

Appuntato Orazio Majorana

Appuntato Andrea Filippa

Regista Stefano Rolla

Cooperatore Internazionale Marco Beci

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2 thoughts on “Gli Angeli di Nassirya

  1. Quella in Iraq è stata la missione più importante e impegnativa a cui hanno partecipato le nostre Forze Armate dai tempi dei Balcani. E oggi prosegue l’impegno in Afghanistan e in Libano: il tutto pagato, purtroppo, a caro prezzo in termini di sodati caduti e sangue versato

  2. Pingback: Quando i francobolli raccontano la storia | Segreti della storia

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