La tragica fine di Secondo Rampazzo

Pubblicato sul quotidiano Il Mattino di Padova, a cura della Giornalista Silvia Quranta

Sacrario di CefaloniaLo Stato l’aveva dato semplicemente per disperso. Dopo settant’anni, il nipote riscopre la storia dello zio Secondo, fatto prigioniero dai Tedeschi e caduto in seguito al naufragio del Piroscafo Oria, uno dei più drammatici della storia. “Mio fratello Secondo è partito a vent’anni – racconta Primo Rampazzo, che oggi di anni ne ha 89 – e da allora non avevo più avuto sue notizie. Disperso, non c’erano altre parole per descrivere cosa fosse accaduto: non sapevo dove fosse morto, non sapevo quando, in che modo. Nulla. Ad Albignasego, dove siamo nati, c’è un monumento ai caduti che riporta anche il suo nome: quella era l’unica testimonianza di lui che mi fosse rimasta. Ora, per me, è un po’ come averlo ritrovato”.

Secondo RampazzoLa scoperta si deve al figlio di Primo, Giancarlo, che racconta di aver cominciato a cercare quasi per caso: “un pomeriggio di qualche tempo fa stavo guardando La vita in diretta, la trasmissione con Mara Venier. Raccontavano del naufragio di una nave partita dalla Grecia nel 1944, il Piroscafo Oria. Mi sono incuriosito: in famiglia avevo sentito ripetere tante volte che lo zio Secondo era stato disperso in guerra, ma non sapevamo nient’altro. Allora mi sono chiesto se a bordo di quella nave, su cui avevano perso la vita migliaia di italiani, potesse esserci stato anche lui. Mi sono messo a cercare, a spulciare la rete alla ricerca di informazioni. Ho trovato prima la storia del naufragio, poi un documento ufficiale, in copia originale battuta a macchina nel ‘44: l’elenco, interminabile, degli imbarcati. Tra questi mio zio, a pagina 53. Mi si è accapponata la pelle”. La cosa più difficile, racconta ancora Giancarlo, è stata dare la notizia al padre, anche perché ormai è molto anziano. “Non trovavo le parole. Ha passato una vita nel dispiacere di non avere né una tomba su cui piangere il fratello, né, tantomeno, la certezza della sua storia. Quando l’ha scoperto si è commosso, lasciandosi andare. E’ stato un momento molto forte per tutta la nostra famiglia”. Dopo settant’anni, a Secondo è stata restituita non solo una storia, ma anche un riconoscimento: la notizia del ”ritrovamento” è volata fino al Sindaco di Albignasego, che ha provveduto a consegnare alla famiglia una pergamena al merito.

Piroscafo OriaLa tragedia del Piroscafo Oria. Proveniente dalla Norvegia e requisito dai Tedeschi, il Piroscafo salpò da Rodi, alla volta del Pireo, l’11 Febbraio 1944. A bordo oltre 4000 soldati italiani che, dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943, non avevano voluto aderire né al Nazismo né alla Repubblica Sociale. Il giorno dopo la partenza, la nave fu colpita da una violenta tempesta, che la portò ad incagliarsi contro uno scoglio, presso l’isola di Patroklos. Il naufragio fu disastroso: dei 4200 a bordo, si salvarono meno di 50 persone. Dei caduti, circa 250 vennero trascinati a riva dalle correnti e, in seguito, sepolti in Puglia, al Sacrario dei Caduti d’Oltremare di Bari. Tutti gli altri rimasero lì, nella nave: un cimitero senza nomi né croci, celato dagli abissi e, per lunghi anni, dimenticato dalla storia.

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