Argo 16 non risponde

Argo 16Quattro militari dell’Aeronautica Italiana:  il Colonnello Anano Borreo, il Tenente Colonnello Mario Grande e i Marescialli Aldo Schiavone e Francesco Bernardini. Facevano parte dell’equipaggio di un velivolo da trasporto militare Douglas C47 Dakota.  Il numero di registrazione dell’aereo era MM61832,  nome in codice Argo 16.  Argo, come il cane fedele di Ulisse che aspettò il padrone per vent’anni sulla porta di casa. Fedele come l’equipaggio che lo componeva,  uno dei più competenti e addestrati, come diranno  poi i colleghi dei quattro Aviatori scomparsi. Il 23 novembre 1973,  infatti, Argo 16 si schiantò al suolo nei sobborghi di Marghera, appena fuori la città di Venezia, causando la morte dei quattro uomini. Potrebbe a prima vista sembrare un disastro aviatorio come tanti, causato forse da un errore umano del pilota o da un cedimento strutturale  del velivolo stesso: le cause non furono però chiarite del tutto. Anzi, sulla tragedia è stato posto il segreto di stato, che rimane ancora oggi. Cosa aveva di così speciale questo velivolo per porre il segreto di stato e bloccare così l’inchiesta portata avanti dal Giudice Carlo Mastelloni?

Aereo DakotaIntanto dobbiamo fare una precisazione. L’Aeronautica Militare Italiana non scelse il nome Argo pensando al cane di Ulisse, ma pensò al gigante Argo, che tutto vedeva e osservava. E Argo 16 osservava dall’alto, in quanto utilizzato dal SIOS Aeronautica (Servizio Informazioni Operative e Situazione),  il servizio segreto dell’Arma Azzurra in operazioni speciali di guerra elettronica contro le installazioni radar della Jugoslavia. Alcune fonti giornalistiche, poi, hanno avvalorato la tesi che Argo 16 fosse anche utilizzato dall’organizzazione Gladio, per trasportare uomini e armamenti ai campi di addestramento in Sardegna, a Capo Marrargiu. Era piena guerra fredda, quella in cui si trovava ad operare il Colonnello Borreo e il suo  equipaggio; ma la guerra fredda in Italia non vide solo l’attrito tra i due blocchi  Est-Ovest, vide anche la nascita di una nuova forma di terrore che oggi leggiamo spesso sui giornali: il terrorismo  arabo. Il 17 dicembre 1973, meno di un mese dopo la caduta di Argo 16, infatti, l’Aeroporto di Fiumicino venne colpito da un attentato di cinque palestinesi contro un velivolo della Pan Am, che uccise trentadue persone, tra cui la Guardia di Finanza Antonio Zara, che aveva tentato di opporre resistenza e decorato postumo della Medaglia d’Oro al Valor Militare.

E Argo 16 svolse un delicato compito, quello di riportare in Libia un gruppo di terroristi arabi accusati di progettare un attentato alle linee aeree israeliane in Italia. La liberazione degli Arabi era avvenuta su richiesta dell’OLP di Arafat, che si era impegnata nella circostanza a non porre più in atto condotte di terrorismo in territorio italiano, quello che nel gergo del giornalismo di inchiesta è stato chiamato Patto Moro: Bassam Abu Sharif, leader storico del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, al Corriere della Sera del 14 agosto 2008 dichiarò che ai Palestinesi “veniva concesso di organizzare piccoli transiti, passaggi, operazioni puramente palestinesi, senza coinvolgere Italiani”. Ma questi movimenti davano fastidio, soprattutto a Israele e al Mossad: il nostro paese, infatti, anche se membro della NATO, alleato fin troppo fedele degli Stati Uniti, ha sempre tenuto un comportamento in politica estera filo-arabo. E’ qui che si apre il mistero di Argo 16 e dei suoi quattro componenti dell’equipaggio: essendo stato lo stesso che trasportò il  gruppo di terroristi arabi in Libia, molti hanno sostenuto che il Mossad abbia voluto “lanciare” un messaggio ai servizi italiani, facendo esplodere un ordigno a bordo. A sostegno di questa tesi, due nomi importanti: nel 1998, il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga e, due anni dopo, nel 2000, l’ex capo del controspionaggio del SID (Servizio Informazioni Difesa) Gianadelio Maletti. Ma per adesso queste sono solo congetture e il segreto di stato apposto sopra l’intera tragedia lascia senza giustizia quattro militari: Anano Borreo, Mario Grande, Aldo Schiavone e Francesco Bernardini.

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2 thoughts on “Argo 16 non risponde

  1. La nostra povera Italia è sempre stata terreno di guerra per altri, che si guerreggiavano nei nostri cieli, come Argo 16 e la strage di Ustica. C’era la guerra nel 1973 e c’era la guerra nel 1980: e i nostri cittadini nel mezzo!

  2. Pingback: Toni-De Palo: un caso ancora aperto | Segreti della storia

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