Il pilota ucciso durante la Guerra Fredda (e che tutti dimenticano)

Rudolf AndersonC’è stato un momento della guerra fredda in cui il mondo intero è stato davvero sull’orlo di una guerra nucleare, un momento in cui lo scontro, che fino ad allora era stato minacciato, era pronto a scoppiare. Due settimane sul filo del rasoio, dove la mossa falsa di uno dei due principali contendenti, Stati Uniti e Unione Sovietica, avrebbe portato alla catastrofe. John Kennedy e Nikita Khrushchev si sfidarono in un “braccio di ferro” durato quasi due settimane in quella che è passata alle cronache della storia come la crisi dei missili di Cuba. Tutto ebbe inizio il 15 ottobre 1962, quando un aereo spia U2 in volo di ricognizione sopra l’isola di Cuba fotografò lo spiegamento di diverse rampe di lancio di missili nucleari sovietici, in grado di raggiungere il suolo statunitense in poco meno di cinque minuti da un loro eventuale lancio. Il mondo intero rimase con il fiato sospeso per tredici giorni, fino al 28 ottobre successivo, quando un accordo segreto tra le due superpotenze riportò la situazione alla calma: l’Unione Sovietica ordinò il ritiro dei missili in cambio della promessa americana di non tentare più di invadere Cuba e rovesciare Fidel Castro (come venne tentato con il fallito sbarco sulla Baia dei Porci), nonché di ritirare le installazioni dei missili Jupiter dalle basi in Turchia e in Italia. Una crisi, quindi, che coinvolse da vicino anche il nostro Paese, possibile bersaglio sovietico in caso il livello della crisi si fosse acuito ancora di più, e i nostri servizi di intelligence, tanto che l’Ammiraglio Fulvio Martini, capo del SIOS della Marina Militare in servizio nel Bosforo, immortalò in alcune fotografie pezzi di ricambio dei missili a bordo dei mercantili sovietici diretti verso Cuba: le stesse fotografie vennero poi utilizzate per incastrare il leader sovietico Khrushchev.

Memoriale AndersonDurante la crisi dell’ottobre 1962, però, nonostante il mondo intero dopo tredici giorni tirasse un sospiro di sollievo, venne registrata la perdita del Maggiore Rudolf Anderson, pilota di eccelse qualità aviatorie, che venne abbattuto da un missile di una postazione contraerei cubana, mentre con il suo U2 era intento a compiere un volo di ricognizione sullo stato di approntamento dei missili. Il Maggiore Anderson fu uno dei tanti morti della Guerra Fredda, a dimostrazione che fu un conflitto tutt’altro che privo di incidenti e caduti. Iniziata la sua carriera operativa a soli ventun’anni (era nato il 15 settembre 1927), durante la Guerra di Corea, a bordo di un caccia F86 Sabre si guadagnò ben due Distinguished Flying Cross, per aver condotto numerose operazioni di ricognizione in teatro operativo. Il 3 settembre 1957 venne scelto per fare parte di una ristretta cerchia di piloti addestrati a volare sul fiore all’occhiello dell’Aviazione Statunitense: il velivolo spia U2, entrando a far parte del 4080° Stormo da Ricognizione Strategica.

Air Force CrossIl 27 ottobre 1962, però, quando la crisi dei missili di Cuba era al suo apice, la sua vita venne stroncata ad oltre 20.000 metri di quota, quando una scheggia di un missile antiaereo, dopo aver colpito il suo velivolo, squarciò la tuta del pilota, causando una decompressione mortale per perdita di pressione. Saputo della sua morte, il Presidente Kennedy volle omaggiare la morte del suo pilota decorandolo postumo con la Air Force Cross, la più alta onorificenza americana che può essere attribuita ad un appartenente all’Aviazione, seconda solo alla Medaglia d’Onore del Congresso. Terminata la crisi, il Governo dell’Avana restituì i resti mortali del Maggiore Anderson, e, dopo una toccante ma semplice cerimonia funebre, venne sepolto il 6 novembre 1962 al Woodlawn Memorial Park, a Grenville.

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