La fine di tutti i giorni

Check Point Charlie a BerlinoOggi proponiamo una narrazione “sui generis”, fatta di ipotesi e teorie, di fantapolitica e storia alternativa, ispirandoci a film quali Wargames, giochi di guerraThe day after. Il giorno dopoIl dottor Stranamore. In essi viene narrato lo scenario del conflitto nucleare tra Stati Uniti e Unione Sovietica, un conflitto scoppiato e terminato circa trenta minuti dopo, ovvero il tempo necessario (stimato dagli analisti dell’epoca) affinché missili ICBM intercontinentali colpissero rispettivamente il territorio statunitense e quello sovietico. Non è mai facile pensare e scrivere l’inimmaginabile, perché di questo si tratta: la distruzione mutua assicurata tra le due super potenze, Stati Uniti e Unione Sovietica, nonché i loro alleati dell’Europa Occidentale e Orientale, si annientano reciprocamente a seguito del lancio di armi nucleari. Durante la Guerra Fredda prese campo l’idea che nessuna delle due super potenze avrebbe “premuto il grilletto”, in quanto entrambe le parti non sarebbero state così irrazionali da rischiare la propria distruzione. Ma cosa sarebbe successo, ad esempio, se la crisi dei missili di Cuba dell’ottobre 1962 o l’inasprirsi delle relazioni durante gli Anni Ottanta tra il blocco occidentale e quello orientale fosse davvero sfociato in una guerra nucleare? Ebbene, abbiamo provato ad immaginarlo così.

The day afterL’Unione Sovietica ha intrapreso un consistente riarmo della Repubblica Democratica Tedesca, con l’obbiettivo dichiarato di fare ritirare gli Stati Uniti da Berlino Ovest. Quando questi ultimi rifiutano, divisioni corazzate del Patto di Varsavia sono inviate al confine tra le due Germanie. A loro volta, gli eserciti della NATO si schierano a difesa dei check-points occidentali. Stanchi del clima repressivo e dichiaratamente bellicoso, alcuni reparti della Volksarmee, l’esercito della Repubblica Democratica Tedesca, si ribellano, chiedendo al Governo di Mosca una distensione delle relazioni tra i due blocchi e le due super potenze. La risposta sovietica è tutt’altro che positiva: infatti, l’Unione Sovietica blocca ogni accesso alla città di Berlino, ogni transito per via terrestre, ferroviaria ed aerea è impossibile. Sale la tensione e gli USA passano a DEFCON 2, ovvero al livello di preallarme di attacco imminente. Per ristabilire l’ordine e riaprire gli accessi a Berlino, dopo numerosi appelli ignorati da parte degli eserciti del Patto di Varsavia, le truppe della NATO superano i check-points ed entrano nella Germania Est: sanguinosi scontri avvengono per le vie di Berlino e numerose sono le perdite tra gli eserciti del Patto di Varsavia e della NATO. Le principali città sovietiche (Mosca e San Pietroburgo) vengono evacuate, i comandi NATO in Europa (Quartier Generale di Bruxelles, basi in Germania, Italia e Turchia) passano allo stato DEFCON 1, cioè di attacco in corso.

The day afterInizia, nel contempo, il contrattacco dell’Armata Rossa, che avanza fino in prossimità del Reno: gli eserciti della NATO, impossibilitati a reggere l’urto sovietico, utilizzano per la prima volta dalla fine del secondo conflitto mondiale e sul suolo europeo, armi nucleari tattiche a basso potenziale: le basi missilistiche americane e i bombardieri a lungo raggio B52 sono anch’essi allertati a DEFCON 1. Da questo momento è un’escalation continua da cui non si può più tornare indietro. L’Unione Sovietica colpisce e distrugge il Quartier Generale della NATO di Bruxelles e vengono attaccate le installazioni missilistiche di Turchia e Italia dove gli Stati Uniti hanno schierato missili Jupiter; questi ultimi colpiscono come rappresaglia L’Avana, a Cuba, da dove sono stati lanciati missili a medio raggio in direzione della Florida. Intanto, la Corea del Nord decide di superare il 38° parallelo e di invadere la Corea del Sud, destabilizzando l’area del Sud-Est Asiatico, mentre alcuni disordini e scontri armati scoppiano tra Cina e Giappone e in diversi parti del Medio Oriente. Quasi contemporaneamente, USA e URSS lanciano i proprio missili ICBM l’uno contro l’altro; tempo d’impatto al bersaglio: trenta minuti. E’ la distruzione mutua assicurata, le superpotenze si sono annientate a vicenda e hanno annientato i loro alleati. Ha così inizio il “the day after”, il giorno dopo dei pochi sopravvissuti. I morti sono oltre quattrocento milioni, mentre circa cinquecento milioni sono i feriti e i contaminati dalle radiazioni ionizzanti delle esplosioni nucleari.

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One thought on “La fine di tutti i giorni

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