7 dicembre 1941, l’attacco su Pearl Harbor

Portaerei giapponese Akagi - 7 dicembre 1941Quel 7 dicembre 1941 è una bella domenica di sole alle Hawaii, nel mezzo dell’Oceano Pacifico. Il grosso della flotta americana è all’ancora e niente lascia presagire l’inferno di fuoco che di li a poco si sarebbe scatenato: nei cieli dell’arcipelago compaiono all’improvviso quasi 400 aerei dell’Aviazione Imperiale Giapponese decollati ore prima dalle sei portaerei della flotta comandata dall’Ammiraglio Isoroku Yamamoto, che faceva rotta sulle Hawaii. L’esecuzione dell’attacco fu perfetta e venne pianificata nei minimi dettagli: la base di Pearl Harbor risultò praticamente distrutta, la flotta navale americana nello scacchiere del Pacifico dimezzata. I morti furono oltre 2200, i feriti oltre un migliaio. Le grandi navi da battaglia Arizona, Utah, West Virginia ed Oklahoma vennero completamente distrutte o affondate ed numerosissime altre navi, delle oltre cento ancorate nella baia, risultarono danneggiate. La flotta aerea americana non esisteva più, essendo stata distrutta sulle piste degli aeroporti prima che potesse decollare. Per contro, le perdite giapponesi furono assolutamente risibili: ventinove aerei distrutti, cinque sommergibili tascabili perduti e poco più di sessanta militari uccisi. Ebbe così inizio la Seconda Guerra Mondiale, vedendo per la prima volta confrontarsi due nazioni non europee, gli Stati Uniti e il Giappone.

Attacco di Pearl HarborL’attacco venne pianificato con precisione assoluta: le relazioni internazionali erano state gestite in modo perfetto, senza lasciare presagire, almeno fino alle settimane immediatamente precedenti, ciò che i Giapponesi stavano preparando. E dire che, nonostante tutto, i servizi segreti americani e il controspionaggio militare qualche avvisaglia che stava per accadere qualcosa di devastante l’avevano avuta: sapevano, per esempio, che a partire dal mese di luglio il Governo Giapponese stava predisponendo piani per operazioni militari e belliche su vasta scala che avrebbero interessato l’area del Pacifico, e Pearl Harbor si sarebbe trovata proprio lungo l’eventuale asse di avanzamento giapponese. I giornali nipponici, inoltre, ogni giorno sottolineavano la necessità di difendersi dall’imperialismo americano. Tutti chiarissimi segnali che sarebbe scoppiata di li a breve la guerra. Lo stesso 7 dicembre 1941, circa un’ora prima dell’attacco, alle 06.54, una nave in pattugliamento fuori della baia di Pearl Harbor segnalava che “abbiamo colpito, sia con artiglieria, sia con bombe di profondità, un sottomarino che operava nella nostra area difensiva”. Era il primo dei trenta mini sommergibili che tentarono di penetrare nella baia. Il fatto doveva mettere in allarme le difese americane ma non fu così, dato che non si trattava di un evento sporadico: prima i Dragamine Condor Crossbill, di pattuglia all’ingresso della baia, diedero comunicazione dell’avvistamento della scia di un periscopio in affioramento; in seguito, il Cacciatorpediniere Ward, comandato dal giovane Tenente William Outerbridge, comunicò il messaggio di cui abbiamo parlato.

Attacco di Pearl HarborPoco prima delle ore 08.00 del 7 dicembre 1941, Tokyo ordinò all’Ambasciatore giapponese a Washington Kichisaburo Nomura di presentare alle 13.00, ora locale, quella che, nella sostanza, era una dichiarazione di guerra. Nelle intenzioni del Giappone, l’ultimatum sarebbe dovuto pervenire un’ora prima dell’attacco sulle Hawaii, ma venne in realtà recapito con un anticipo ancora minore, insufficiente a preparare qualsiasi difesa militare. Anzi, mentre l’addetto diplomatico americano leggeva il messaggio consegnato da Nomura, gli aerei nipponici erano già in volo su Pearl Harbor. Questo fatto determinerà negli Americani, per tutto il corso delle operazioni belliche nel Pacifico, la volontà di rivalsa nei confronti del nemico, un nemico che, per bocca dello stesso Presidente Roosevelt, attaccò di sorpresa e a tradimento: “Ieri, 7 dicembre 1941, una data che vivrà nell’infamia, gli Stati Uniti d’America sono stati improvvisamente e deliberatamente attaccati da forze navali ed aeree dell’Impero Giapponese”. Quel che accadde poi, è scritto nei libri di storia.

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