Rino Cozzarini, primo caduto della Repubblica Sociale Italiana

Tenente Rino CozzariniL’annuncio dell’armistizio, l’8 settembre 1943, gettò le Forze Armate Italiane nel caos più totale: chi continuò a combattere gli Anglo-Americani, chi si arrese alle forze tedesche, chi tentò una strenua resistenza contro le forze germaniche (come a Cefalonia e a Porta San Paolo, a Roma), chi cercò soltanto di tornare a casa dalle proprie famiglie di fronte ad una guerra che, secondo molti, era ormai conclusa. I soldati scampati a quelle tragiche giornate si trovarono così di fronte ad una scelta che toccava nel profondo le loro coscienze e il loro onore di soldati: continuare la guerra a fianco del vecchio alleato, la Germania, nelle fila della costituenda Repubblica Sociale Italiana, oppure andare a sud, nella parte di Italia sotto controllo alleato e confluire nel 1° Raggruppamento Motorizzato dei Generali Vincenzo Dapino e Umberto Utili.

Rino CozzariniPer Rino Cozzarini, Tenente dei Bersaglieri, volontario nella guerra di Spagna a soli diciotto anni, la scelta fu immediata: continuare la lotta a fianco dei Tedeschi. Presentatosi volontariamente ad un comando germanico assieme ad altre centinaia di militari italiani, ottenne il permesso di far schierare i suoi uomini in prima linea contro le truppe anglo-americane, che avanzavano lungo la linea del Volturno. Il 29 ottobre 1943, sul Monte Massiccio (Quota 811) a tarda notte, avveniva il battesimo del fuoco: gli Americani, con un forte appoggio di carri armati, tentarono di sfondare la Linea Viktor, che dal Fiume Biferno, in Molise, arrivava fino al Volturno. Con le sole bombe a mano e bottiglie incendiarie, Rino Cozzarini e i suoi uomini riuscirono a resistere, catturando circa trecento soldati alleati e quattro carri armati, al costo di 192 caduti. In seguito, il reparto italiano venne aggregato alla 3a Panzer Grenadier schierata sul fronte di Mignano Montelungo, lo stesso che l’8 dicembre 1943 verrà conquistato dagli Italiani del 1° Raggruppamento Motorizzato. A Quota 1170, dal 5 al 10 novembre 1943, un nuovo attacco alleato tentò di rompere le difesa dalle divisioni tedesche: è qui che il giovane Rino Cozzarini, promosso nel frattempo al grado di Capitano e insignito della Croce di Ferro tedesca, trovò la morte, mentre con i suoi uomini portava un assalto a carri nemici, armato di bombe a mano.

A perenne memoria delle sue gesta, Rino Cozzarini fu il primo caduto della Repubblica Sociale Italiana ad essere insignito della Medaglia d’Oro al Valor Militare: “Volontario nella guerra di Spagna e valoroso combattente nella guerra attuale, più volte decorato al valore, raccoglieva attorno a sé, in un momento particolarmente triste e difficile per la Nazione, militari sbandati e volontari di ogni età formando un reparto organico ed entusiasta che portava sulla linea di combattimento a fianco dei camerati germanici. Inoltre, in un mese di continui e accaniti combattimenti che causavano al nemico gravissime perdite, sempre primo tra i primi, trascinava i suoi uomini in una gara di emulazione e di arditismo disperato dimostrando con l’esempio che l’amore di Patria e la tradizione d’eroismo non sono spenti negli Italiani e suscitando l’alta ammirazione dell’alleato. Durante un nuovo assalto contro carri armati, mentre in piedi lanciava contro il nemico l’ultima bomba a mano del suo tascapane, cadeva colpito al petto suggellando con l’offerta della propria vita un passato di fede purissima e di completa dedizione alla Patria. Sublime esempio di eroismo, di sprezzo del pericolo e di elevate virtù militari”.

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