L’ultimo volo dell’Apollo

Equipaggio Apollo 17Il 19 dicembre 1972 l’esplorazione spaziale poneva fine ad un’epopea straordinaria e avvincente: l’Apollo 17 ammarava nell’oceano, ponendo così termine alle passeggiate e ai salti lunari degli astronauti. Appena tre anni erano passati da quando Neil Armstrong e Buzz Aldrin compirono il loro piccolo passo: da allora, altre cinque missioni giunsero sulla Luna e altrettanti astronauti passeggiarono tra i crateri del nostro satellite. La missione Apollo 13, poi, dimostrò come l’imprevisto potesse essere sempre dietro l’angolo e come una missione ormai di routine rischiasse di trasformarsi in insidia e pericolo: fortunatamente, l’equipaggio tornò sano e salvo sulla Terra, tanto che Apollo 13 venne definito un “fallimento di grande successo”. Ma Apollo 17 chiuse un’epoca: gli astronauti Eugene Cernan, Ron Evans e Harrison Schmitt furono gli ultimi esseri umani a viaggiare così lontano nello spazio.

Slayton-LeonovBen dodici furono gli astronauti americani che lasciarono le loro impronte tra le sabbie lunari, a dimostrazione della vittoria incontrastata della corsa alla spazio contro l’Unione Sovietica, cominciata con quel “bip” dello Sputnik nel 1957. Dopo la missione dell’Apollo 17, le tre successive missioni (Apollo 18, 19 e 20) furono annullate, sia per ragioni politiche (ormai i Sovietici avevano rinunciato alla Luna) sia per i problemi finanziari della NASA: le tre capsule furono così impiegate per la successiva era spaziale delle stazioni orbitali, inaugurata con la statunitense Skylab e la sovietica Mir, fino ad arrivare alla stazione internazionale ISS. La corsa allo spazio fu uno dei motori principali della Guerra Fredda, anche se il meno studiato e approfondito dal punto di vista strategico e militare; ma fu anche il motore iniziale della fase del disgelo: il 17 luglio 1975 prendeva corpo la missione ASTP (Apollo-Soyuz Test Project), quando una navicella Apollo ed una capsula Soyuz effettuarono il primo randevouz nello spazio, consentendo agli astronauti di potersi trasferire da una navicella spaziale all’altra. La missione segnò la fine di un’era di “guerra fredda spaziale” e l’inizio della collaborazione internazionale tra le agenzie spaziali americana e russa: collaborazione che iniziò con la stretta di mano tra l’americano Dick Slayton e il sovietico Aleksei Leonov a oltre 220 km di altezza.

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