Morto l’ultimo Code Talkers navajo

Wilfred BilleyL’obiettivo: proteggere il codice dai Giapponesi per vincere la guerra nel Pacifico. Questa era la missione che venne affidata a Wilfred Billey, uno delle centinaia di nativi americani della tribù dei Navajo che vennero arruolati nel Corpo dei Marines degli Stati Uniti. I servizi segreti dell’Imperatore erano riusciti, infatti, a decifrare ogni trasmissione in codice degli Americani, causando agli Stati Uniti ingenti perdite di uomini e mezzi nello scacchiere del Sud-Est Asiatico e messo a rischio l’intera campagna nel Pacifico. Fu così che i primi ventinove “Code Talkers” giunsero al campo di addestramento nel maggio 1942, dimostrando ai vertici militari l’efficacia del nuovo codice: ai Navajo, infatti, bastavano appena venti secondi per cifrare, trasmettere e decifrare un messaggio di poche righe proveniente dalla linea del fronte, contro i trenta minuti richiesti dalle macchine codificatrici in uso all’epoca.

Code Talkers NavajoL’eroismo dimostrato dai Navajo fu pari di quello di tutti gli altri soldati al fronte, anzi forse maggiore. Un segreto si celava tra il codificatore e la sua “guardia del corpo”, un altro marine che doveva proteggerlo dal nemico: mai e poi mai un Code Talkers doveva cadere vivo nelle mani dell’esercito nipponico. Il film Windtalkers, ispirato proprio alla vita del Navajo Billey lo narra chiaramente: ogni nativo americano catturato dai Giapponesi, fosse un Code Talkers o meno, veniva torturato fino alla morte pur di fargli rivelare il codice. E questo non doveva accadere, se gli Stati Uniti volevano vincere la guerra. Durante la sanguinosa battaglia di Iwo Jima, i Navajo ricevettero e codificarono oltre ottocento tra messaggi e dispacci provenienti dalla battaglia, tanto che il Maggiore Howard Conner, della Quinta Divisione Marine dichiarò: “Se non fosse stato per i Navajo, i Marines non avrebbero mai conquistato Iwo Jima”. L’uso della lingua navajo continuò anche dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, venendo utilizzata durante il conflitto in Corea, per essere messa da parte solo nei primi anni della Guerra in Vietnam.

Così, il 12 dicembre 2013, all’età di 90 anni, il Caporale Wilfred Billey si spegneva nella sua casa a Farmington, nel New Mexico, con negli occhi quella frase nella sua lingua nativa incisa sulle medaglie dei Marines: “Dine Bizaad Yee Atah Naayee ‘Yik’eh Deesdlii”, ovvero che la lingua navajo è stata utilizzata per sconfiggere il nemico. Dopo la guerra Wilfred Billey aveva conseguito una laurea in lettere, divenendo poi preside di un istituto scolastico dello stato del New Mexico. Considerato dai bambini delle scuole una leggenda della guerra, amava ripetere che i veri eroi erano quelli che si era lasciato alle spalle.

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