Sono caduti per l’informazione

graziella-e-italoIl mestiere dell’inviato di guerra è uno dei più rischiosi al mondo; più rischioso di quello del soldato, perché non sei armato con fucili e pistole, ma solo della cinepresa e della macchina fotografica. Tanti sono i giornalisti che sono stati uccisi mentre si trovavano al fronte, a documentare guerre e conflitti regionali, dall’Africa al Medio Oriente al Sud Est Asiatico: alle Nazioni Unite, l’Ambasciatore Sebastiano Cardi ha voluto così ricordare i giornalisti uccisi da guerriglieri e terroristi, da “fuoco amico” e in circostanze mai chiarite. Anche se il triste conteggio è partito dall’anno 1987, quando Almerigo Grilz venne colpito da un proiettile vagante alla testa mentre filmava un assalto di guerriglieri in Mozambico, nessuno ricorda più i primi due giornalisti caduti per documentare la verità, forse perché di loro non è stato neanche ritrovato il corpo: Italo Toni e Graziella De Palo, dopo essersi recati in Libano per realizzare un servizio sulle condizioni dei profughi palestinesi, sparirono il 2 settembre 1980, mentre stavano recandosi ad incontrare una delegazione del Fronte Democratico Popolare per la Liberazione della Palestina di Nayef Hawatmeh. Vicenda strana, la loro, che vide coinvolti pure i servizi segreti italiani e la nostra diplomazia.

Ilaria-Alpi_Miran-HrovatinUna strana vicenda come quella di altri due inviati di guerra del TG3, nella martoriata Somalia della guerra civile degli Anni Novanta seguita alla caduta del regime di Siad Barre: Ilaria Alpi e Miran Hrovatin vennero uccisi il 2 luglio 1993 da un commando mentre stavano percorrendo una via di Mogadiscio a bordo della loro auto. Luci e ombre calarono da quel giorno, depistaggi e mezze verità: Ilaria e Miran, infatti, stavano conducendo una delicata inchiesta su traffici di armi e rifiuti  che avrebbero visto coinvolti faccendieri locali e italiani, i nostri servizi segreti e militari. La Somalia vedrà versato altro sangue italiano, quando il 9 febbraio 1995 Marcello Palmisano, cineoperatore della Rai, venne ucciso in un’imboscata di guerriglieri somali poco fuori la capitale del Paese. E per ogni guerra scoppiata, per ogni popolo martoriato, in prima linea continuavano a giungere i “soldati dell’informazione”, armati delle loro macchine da presa: Cambogia, Somalia, Mozambico, Indonesia, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Afghanistan e Iraq, ma anche Israele e Palestina. All’indomani dell’inizio delle operazioni americane nella roccaforte dei Talebani, il 19 novembre 2001, un gruppo terrorista giustiziava quattro giornalisti, tra cui la nostra connazionale Maria Grazia Cutuli, inviata del Corriere della Sera.

E poi venne l’Iraq. E altro sangue. Un’Italia incredula, la mattina del 26 agosto 2004, mentre si stavano svolgendo le Olimpiadi di Sidney, si svegliava con le televisioni che davano l’annuncio che Enzo Baldoni, giornalista free-lance rapito a Najaf cinque giorni prima, era stato giustiziato con un colpo di pistola alla testa dai suoi carcerieri. I resti del suo corpo, faranno rientro nella sua Italia solo sei anni dopo, nell’aprile 2010, grazie all’intermediazione della Croce Rossa Italiana. Cronologicamente, l’ultimo a cadere è stato il fotografo Fabio Polenghi, quando nel 2010 rimase ucciso durante gli scontri tra manifestanti e truppe governative in Thailandia. In sedici hanno pagato con la vita la loro voglia di informare e raccontare la verità: ricordiamoli come giusto che sia.

2 settembre 1980, Beirut, Libano: Italo Toni e Graziella De Palo sono rapiti e presumibilmente uccisi da un gruppo terrorista. Di loro non si saprà più niente.

19 maggio 1987, Sofala, Mozambico: Almerigo Grilz è ucciso da un proiettile vagante mentre sta filmando uno scontro tra la Renamo e l’esercito lealista.

29 maggio 1993, Guser, Croazia: Guido Puletti, assieme ad altri due volontari italiani,  è ucciso dopo essere stato preso in ostaggio da un gruppo di guerriglieri.

28 gennaio 1994, Mostar, Bosnia-Erzegovina: Marco Lucchetta, Alessandro Ota e Dario D’Angelo vengono uccisi da una bomba di mortaio durante la guerra civile nella Ex Jugoslavia.

30 marzo 1994, Mogadiscio, Somalia: Ilaria Alpi e Miran Hrovatin sono uccisi da un commando di miliziani somali a bordo della loro vettura. Non sono mai state chiarite le vere modalità e le motivazioni dell’assassinio.

9 febbraio 1955, Mogadiscio, Somalia: Marcello Palmisano è assassinato da una banda di guerriglieri mentre percorreva in auto le vie della città.

13 giugno 1999, Dulje, Kosovo: Gabriele Gruener e un collega tedesco vengono uccisi durante un conflitto a fuoco tra guerriglieri dell’UCK.

16 ottobre 2000, Tbilisi, Georgia: Antonio Russo viene rinvenuto privo di vita per le vie della città. Sul suo corpo i segni inequivocabili di torture.

20 novembre 2001, Jalalabad, Afghanistan: Maria Grazia Cutuli e tre suoi colleghi sono giustiziati da un gruppo talebano dopo essere stati sequestrati.

13 marzo 2002, Ramallah, Cisgiordania: Raffaele Cirielli cade vittima del fuoco israeliano mentre sta riprendendo la guerra tra Palestinesi e Israeliani.

26 agosto 2004, Najaf, Iraq: Enzo Baldoni, dopo essere stato sequestrato da un gruppo terrorista legato ad Al Qaida viene giustiziato dopo cinque giorni dal sequestro.

19 maggio 2010, Bangkok, Thailandia: Fabio Polenghi viene ucciso da un proiettile vagante mentre documenta uno scontro tra manifestanti e truppe governative.

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