L’epopea della Graf Spee

Admiral Graf SpeePortava il nome di un grande Ammiraglio della marina imperiale della Prima Guerra Mondiale, Maximilian von Spee, rimasto ucciso l’8 dicembre 1914 a bordo della sua nave, l’incrociatore Scharnhorst, durante la battaglia delle Fakland, contro una formazione navale inglese. Impostata il 1° ottobre 1932, la Admiral Graf Spee rappresentava una nuova generazione di incrociatori pesanti, in grado di rivoluzionare la guerra sui mari: venne dotata dei primi motori diesel marini, quando la grande maggioranza del naviglio era ancora dotato di obsoleti motori a vapore, di un sistema radar estremamente all’avanguardia e di un sofisticatissimo sistema automatizzato di telemetria di guida per il tiro delle torrette dei cannoni da 280 e 150 millimetri. Al comando del Capitano di Vascello Hans Langsdorff, alle prime avvisaglie dell’imminente scoppio della guerra, il 21 agosto 1939 la nave e i suoi uomini d’equipaggio salparono dal porto di Wilhelmshaven, alla volta dell’Oceano Atlantico Meridionale, incrociando le rotte dei convogli britannici tra il Brasile e l’Isola di Sant’Elena.

Hans LangsdorffIl battesimo del fuoco avvenne il 30 settembre 1939, quando venne intercetta, ingaggiata e affondata la nave da carico britannica Clement al largo del Brasile; da allora si susseguirono tutta una serie di affondamenti che misero in ginocchio i rifornimenti verso la Gran Bretagna: il 7 ottobre furono affondati altri due mercantili (l’Ashlea e il Neewton Beech), ai quali fecero seguito l’Huntsman (17 ottobre) e il Trevanion (cinque giorni più tardi). In un conflitto mondiale dove l’uomo mostrò il peggio di sé, il Capitano di Vascello Langsdorff si attenne scrupolosamente alle norme del diritto internazionale e del diritto del mare: discendente da una nobile famiglia, prima di distruggere le navi nemiche, aveva premura affinché l’equipaggio catturato fosse messo in salvo, trattato con rispetto e dignità e alloggiato nel miglior modo possibile a bordo del suo incrociatore prima di essere sbarcato in qualche porto neutrale. Il 15 novembre 1939, al largo delle coste del Mozambico, fu intercettata e affondata la petroliera inglese Africa Shell. Ma presto la fortuna avrebbe abbandonato questo “cavaliere del mare” e la sua nave: l’Ammiragliato inglese era ormai alla ricerca della Admiral Graf Spee, e l’occasione di rintracciare la sua posizione si prospettò il 2 dicembre, quando il marconista della Doric Star, nave mercantile inglese, continuò a trasmettere le coordinate della sua posizione mentre si trovava sotto attacco tedesco. Il 7 dicembre la Graf Spee  fece la sua ultima vittima, il piccolo piroscafo Streonshalh, dopo aver affondato pochi giorni prima un’altra nave, il carico Tairoa.

Affondamento della Graf SpeeE venne il giorno dello scontro, la prima vera battaglia navale da quando era scoppiato il conflitto. Passata alla storia come la Battaglia del Rio della Plata, vide da una parte la Admiral Graf Spee di Langsdorff e dall’altra la Squadra da Caccia G della Royal Navy, al comando del Commodoro Henry Harwood, composta dall’incrociatore pesante Exeter e dagli incrociatori leggeri Ajax e Achilles. Ingaggiato il combattimento, durato circa un’ora, la nave tedesca danneggiò gravemente l’Exeter, ma avendo subito anch’essa dei danni, fece rotta verso il porto neutrale di Montevideo, in Uruguay. Le altre due navi inglesi iniziarono l’inseguimento. Si aprì così una disputa a livello internazionale: i Tedeschi chiesero di poter rimanere in porto due settimane, così da poter riparare i danni più gravi, tra cui una grossa falla sulla linea di galleggiamento, mentre gli Inglesi non volevano fosse concesso più di ventiquattro ore, ovvero il tempo sufficiente per poter celebrare i funerali di trentasette uomini dell’equipaggio della Graf Spee, rimasti uccisi nel combattimento. Gli Uruguaiani concessero alla fine 72 ore, alla scadenza delle quali, se la nave si fosse trovata ancora in acque territoriali dello stato sudamericano, sarebbe stata sequestrata e l’equipaggio internato. Allo scadere dell’ultimatum, il 17 dicembre 1939 il Capitano di Vascello Langsdorff e un piccolo gruppo di ufficiali salparono dal porto di Montevideo: raggiunto il limite delle acque territoriali, dopo essere saliti a bordo di un rimorchiatore, una serie di esplosioni squarciarono il ventre dell’incrociatore tedesco. L’equipaggio della Admiral Graf Spee venne scortato a Buenos Aires, dove venne internato per il resto della guerra; il Capitano di Vascello Hans Langsdorff, dopo un breve discorso ai suoi uomini, la sera del 20 dicembre 1939 si suicidò con un colpo di pistola, lasciando una lettera in cui si attribuiva la perdita della nave. Quando venne ritrovato, prima di spararsi il colpo fatale, stringeva a sé la bandiera della Marina Imperiale Tedesca; accanto, una lettera diretta al Barone von Therman, ambasciatore tedesco a Buenos Aires: “A me solo risale la responsabilità dell’autoaffondamento della corazzata Admiral Graf Spee. Sono contento di cancellare con il sacrificio della mia vita ogni rimprovero che potesse venir mosso all’onore della nostra Marina”. Venne sepolto assieme agli altri trentasette Marinai che servirono con lui a bordo della Graf Spee e che trovarono la morte pochi giorni prima.

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