“We not shoot, you not shoot!”. La piccola pace del Natale 1914

Tregua di Natale 1914Tutto iniziò con quegli spari in un caldo mattino del giugno 1914: il giorno 28, il serbo Gavrilo Princip, studente di venti anni, uccise a colpi di pistola l’erede al trono d’Austria-Ungheria, l’Arciduca Francesco Ferdinando e sua moglie Sofia Chotek von Chotkowa. Da quel momento, il meccanismo delle alleanze si mise in moto, segnando la fine di quella Belle Epoque che aveva caratterizzato l’Europa a partire dalla fine dell’Ottocento. A seguito della rottura delle relazioni diplomatiche tra l’Austria e la Serbia, la Russia, alleata di quest’ultima, decretò la mobilitazione generale; ciò spinse la Germania a fare altrettanto, pronta ad intervenire a fianco dell’alleato austriaco: gli ingranaggi perversi della Triplice Alleanza e della Triplice Intesa entrarono in gioco. Anche Francia e Gran Bretagna tennero fede ai loro accordi, scendendo a fianco della Russia zarista. Per tutti, il conflitto sarebbe terminato nel giro di pochi mesi (a riguardo il Kaiser Guglielmo II ebbe a dire ai suoi soldati in partenza per il fronte nell’agosto 1914: “tornerete nelle vostre case prima che siano cadute le foglie dagli alberi”); invece, si protrasse per quasi quattro interminabili lunghi anni, impantanandosi in una logorante guerra di trincea, di fango e di reticolati.

TrinceaInizialmente, le truppe tedesche, sulla base di piani già predisposti (il famoso Piano Schlieffen) invasero il neutrale Belgio, aggirando così le difese francesi e puntando diretti su Parigi: solo grazie al sacrificio di decine di migliaia di soldati, i Francesi riuscirono a bloccare l’avanzata tedesca durante la Prima Battaglia della Marna, combattuta lungo il corso del fiume dal 5 al 12 settembre 1914: sul terreno rimasero, tra morti feriti e dispersi, 85.000 soldati francesi, 67.000 Tedeschi e 1700 soldati di Sua Maestà, che giunsero sul continente costituendo il BEF, il British Expeditionary Force: il fronte si stabilizzò, vedendo alternativamente offensive alleate e controffensive tedesche. La guerra, che doveva terminare dopo pochi mesi, non aveva fine e, intanto, si avvicinava per i soldati di entrambi gli schieramenti il primo Natale da passare in trincea.

Tregua di NataleNon ci fu nessun accordo di tregua tra le parti. Non furono decretati dei veri e propri cessate-il-fuoco. Anzi, entrambi gli eserciti non sapevano bene se aspettarsi degli attacchi proprio la sera della Vigilia, il 24 dicembre 1914. La tradizione, così come è stata raccontata nelle lettere di molti soldati, vuole che dalle trincee si fossero alzate le canzone natalizie e gli inni religiosi: in varie parti del fronte, oltre centomila soldati fraternizzarono tra di loro, riscoprendosi uomini e non bestie. Molti non sapevano neanche i veri motivi del perché si stavano sparando addosso, pochissimi potevano immaginare i delicati equilibri internazionali che si erano messi in moto da quel fatidico 28 giugno 1914. Eppure, quei soldati, nella notte di Natale, uscirono dalle trincee, attraversarono la no man’s land e si abbracciarono, scambiandosi doni, quasi sempre sigarette, bottiglie di vino e gallette. Furono sepolti i morti, celebrate messe e scambiati gli indirizzi delle proprie case per, magari, ritrovarsi quando quell’insensata carneficina di fratelli europei fosse finita.

Natale 1914Ricorda a quasi sessanta anni di distanza il veterano Reginald Thomas: “Dominava da ambo le parti la convinzione che fosse possibile porre fine a tutto ciò. In fondo, soffrivamo tutti allo stesso modo per i pidocchi, il fango, il freddo, i ratti e la paura di morire”. Il Tenente Johannes Niemann scrisse a proposito di quei momenti: “afferrato il binocolo e scrutato con cautela oltre il parapetto, ebbi la vista incredibile dei nostri soldati che scambiavano sigarette, grappa e cioccolato con il nemico”. Selby Grigg, soldato del BEF britannico, ricordò così nelle sue memorie quello che per lui fu il più bel Natale della sua vita: “un tedesco venne seppellito nelle nostre vicinanze. Uno dei suoi commilitoni disse che erano grati ai loro amici inglesi per avere consegnato loro il compagno morto. Ci augurarono un buon Natale e un felice anno nuovo in un inglese stentato”. Il Capitano Kenny, in una lettera datata 25 dicembre, scrive: “Dodici o quindici Tedeschi si avvicinarono a noi e ci strinsero la mano e ci augurarono buon Natale”. La piccola pace sul fronte occidentale del Natale 1914 venne quasi del tutto ignorata dalla stampa europea, venendo alla luce solo il 31 dicembre 1914 grazie ad un articolo pubblicato sul The New York Times statunitense, paese in quella data ancora neutrale. Per i comandi di entrambi gli schieramenti fu come un fulmine a ciel sereno: anche i quotidiani inglesi e francesi cominciarono a narrare la vicenda (tra i primi il The Daily Mirror che pubblicò a tutta pagina una fotografia di soldati inglesi e tedeschi in atteggiamenti amichevoli), mettendo al contempo in risalto come l’assurdità e la tragedia sarebbero riprese non appena i generali avessero dato inizio a nuove offensive.

Fucilieri inglesi e soldati sassoniJosef Wenzl, del 16° Reggimento Fanteria bavarese, scrive ai genitori che “in mezzo alle trincee, i nemici più odiati stavano tutti intorno all’albero di Natale cantando le canzoni del Natale. Non dimenticherò quello spettacolo per il resto della mia vita. Dimostra chiaramente che l’uomo riesce a sopravvivere anche quando è circondato, come in questo momento, soltanto da morti e assassini. Per me, il Natale del 1914 sarà indimenticabile”. Temendo diserzioni e sommosse nei propri eserciti, la censura passò al vaglio, in maniera molto più attenta e minuziosa, tutte le lettere che partivano dal fronte, e le successive dichiarazioni degli stati maggiori cercarono di minimizzare l’accaduto e la portata degli eventi; anzi, cercarono in tutti i modi di ostacolare e impedire che in futuro simili atti di fraternizzazione mai più si ripetessero. In seguito, la tregua di Natale non persistette e, con il rapido crescere della ferocia bellica, non venne più ripetuta. Per un breve attimo, però i semplici soldati delle trincee avevano gettato un ponte sull’abisso dell’odio e si erano riconosciuti come uomini.

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