Andrej Vlasov, il generale sovietico che credette in Hitler

VlassovA vederlo nelle fotografie in bianco e nero durante la campagna di Russia, Andrej Vlasov non aveva l’aspetto del generale sovietico austero e “tutto d’un pezzo”: alto quasi due metri, il volto magro e illuminato da un sorriso a tratti triste a tratti soave, iniziò la carriera militare l’indomani lo scoppio della rivoluzione del 1917: lasciò il seminario per arruolarsi nell’Armata Rossa. Le sue spiccate doti e capacità militari furono subito evidenti: prima comandante di compagnia e poi di battaglione; promosso allo stato maggiore, dopo la guerra civile gli fu affidato un reggimento di fanteria. Il Governo lo inviò poi con la missione sovietica presso Ciang Kai Scek: al suo ritorno in patria gli fu affidata una divisione, che organizzò in maniera tanto perfetta che lo stesso Stalin la qualificò come “l’unità modello dell’esercito sovietico”.

Andrej VlassofVennero poi i giorni della guerra contro la Germania, le fasi iniziali dell’Operazione Barbarossa e della battaglia di Mosca: al comando della Seconda Armata d’Urto, Vlasov offrì una strenua resistenza, venendo, la notte del 13 luglio 1942, catturato dalle forze tedesche e portato al campo di prigionia di Vinniza, dove tenne alta la sua dignità di generale sovietico. Durante gli interrogatori a cui veniva sottoposto, cominciarono a fare breccia i suoi sentimenti contro lo stato di terrore in cui Stalin aveva posto la classe contadina sovietica: da fervente nazionalista per la sua terra d’origine, sperava nella creazione di un Comitato Nazionale Russo che dovesse liberare il Paese, per ridargli l’indipendenza e la dignità che aveva perduta. Le idee del generale sovietico furono subito bene accolte dallo stato maggiore tedesco che vide in lui un ottimo strumento di propaganda, redigendo milioni di manifestini da lanciare al di là della linea del fronte con un accorato appello anti Stalin: ciò fu sufficiente a indurre decine di migliaia di soldati russi a passare nelle fila della Wermacht. L’azione di Vlasov si indirizzó anche verso i prigionieri di guerra sovietici, che ebbero così modo di sottrarsi alla prigionia e agli stenti dei campi di lavoro e di concentramento: nel novembre 1942 venne addirittura inaugurato un primo campo di addestramento per volontari russi a Dabendorf, presso Berlino, dove Vlasov installò il suo primo nucleo di stato maggiore composto esclusivamente da generali sovietici.

Generale Andrej VlassovHitler però nutriva una crescente ostilità nei confronti di Vlasov, dei suoi generali e di quanti appoggiassero il suo progetto di una Russia libera e indipendente. Nell’autunno 1943, infatti, diramó un ordine per disarmare tutti gli 800.000 volontari russi che combattevano a fianco dei Tedeschi: ma le disastrose e le pesanti sconfitte patite sul fronte orientale fecero fare marcia indietro a Hitler. Cosicché, le unità di Vlasov furono anche dotate di una propria uniforme e di una propria bandiera: la Croce Azzurra di Sant’Andrea in campo bianco. Per limitare l’influenza del Generale che sognava una Russia libera e sovrana tanto da Stalin quanto dalla Germania di Hitler, i volontari russi furono trasferiti, gran parte entro la fine del gennaio 1944, dal fronte orientale in Francia, Danimarca e Italia: ma i volontari si erano arruolati solo per combattere Stalin e consideravano Inglesi, Francesi e Americani loro alleati nella guerra contro il comunismo. Una larga veduta, quella del Generale Vlassof, che avrebbe anticipato di diversi anni il confronto tra Est ed Ovest durante la Guerra Fredda. Anche se la guerra volgeva ormai a termine e le vittorie sovietiche si susseguivano ormai numerose, la propaganda di Vlasov sortiva ancora i suoi effetti: numerose erano ancora le diserzioni nell’Armata Rossa. Vennero così organizzate due divisioni russe, forti di diciottomila uomini ciascuna da destinare sul fronte dell’Oder, dove fecero una brillante figura. Nelle ultime settimane di guerra, il 18 aprile 1945, Andrej Vlasov schieró una divisione tra Linz e Praga, dove presero parte alla liberazione assieme al locale comitato di liberazione cecoslovacco, insorgendo contro le truppe sovietiche in avanzata, che già stavano mostrando i primi segni dell’egemonia e del terrore che avrebbero esercitato in quei luoghi. Vlasov e il suo stato maggiore vennero arrestati e trasferiti a Mosca in attesa che si compisse il loro triste destino. Il 12 agosto 1946 Radio Mosca diffondeva un comunicato in cui rendeva noto che Vlassof e altri generali sovietici, accusati di tradimento e spionaggio a favore della Germania, erano stati condannati a morte secondo il codice penale di guerra dell’Unione Sovietica: la sentenza era stata già eseguita dieci giorni prima.

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