Il primo dirottamento aereo della storia

Cant Z 506 della 139 SquadrigliaL’Isola di Malta rappresentò, durante tutte le operazioni navali italo-tedesche nel Mar Mediterraneo, una spina nel fianco per le forze dell’Asse: nonostante gli oltre duemila raids, incursioni e bombardamenti aerei, la piccola isola sotto controllo inglese resisteva ancora, fornendo un importante punto di appoggio per i rifornimenti per le truppe del Generale Bernard Montgomery che operavano in Nord Africa. Ciò, costringeva la Royal Navy a compiere arditissime azioni in mare per rifornire Malta di carburante, munizionamenti e generi alimentari: dal 13 al 15 giugno 1942 un convoglio salpato da Gibilterra era stato praticamente annientato dalla 7 Divisione navale italiana al comando dell’Ammiraglio Alberto Da Zara. Durante lo scontro navale, gli Inglesi persero un incrociatore, cinque cacciatorpediniere, sei mercantili e una trentina di aerei, nonché un’altra decina di navi danneggiate. Le perdite italiane furono di un incrociatore affondato (il Trento), trenta aerei abbattuti e solo tre navi danneggiate. In questo drammatico quadro bellico, si inserisce la storia del primo dirottamento aereo della storia d’Italia. Tutto ha inizio quando un aereo inglese decollato da Malta, un bombardiere Wellington, venne abbattuto, precipitando in mare aperto: dalla base della Regia Aeronautica di Prevesa, sulla costa greca, venne fatto decollare un Cant Z 506 della 139 Squadriglia, incaricato della ricerca di eventuali sopravvissuti. Dopo aver localizzato i resti del velivolo inglese ed uno zatterone che arrancava tra le onde, vennero tratti in salvo quattro militari di Sua Maestà, due neozelandesi e due sudafricani. Per loro la guerra era conclusa, in quanto prigionieri degli Italiani. Portati alla base della Squadriglia, gli Avieri italiani li trattarono con ogni riguardo, alloggiandoli in uno degli acquartieramenti dei piloti italiani.
Tenente Mastrodicasa prigionieroEssendo, peró, dei militari dell’Aeronautica, gli uomini della 139 Squadriglia non avevano nella piccola base un luogo adatto alla loro permanenza: il 29 luglio 1942, il Tenente Gaetano Mastrodicasa, decise così di attrezzare un Cant Z 506 per trasferirli all’idroscalo di Taranto, da cui il reparto dipendeva. A fare da scorta venne destinato un solo Carabiniere, il Vicebrigadiere Giulio Scarcella. Durante il volo verso l’Italia, però, avvenne qualcosa di strano: l’idrovolante italiano non raggiunse mai la base pugliese. L’allarme per la sua scomparsa venne dato a tutti i reparti aeronavali operanti nella zona, ma le ricerche diedero risultati negativi. L’episodio rischiava di restare oscuro, senonché il 22 agosto successivo un altro equipaggio inglese di un caccia Beaufighter venne recuperato dagli uomini della 139 Squadriglia. Si venne così a sapere che l’equipaggio italiano era finito prigioniero a sua volta, dopo che i quattro inglesi erano riusciti a disarmare il Vicebrigadiere Scarcella e costretto il Tenente Mastrodicasa a fare rotta verso l’Isola di Malta. I quattro Italiani del Cant Z 506 (a bordo erano presenti anche il Maresciallo Copilota Alessandro Cifari e l’Aviere Scelto Marcello Schifano come operatore radio) vennero trasportati a Gibiliterra con un convoglio inglese il 14 agosto 1942, una delle tante tappe dello sfortunato equipaggio della Regia Aeronautica prima di giungere in un campo di prigionia americano.
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