Tra le nevi del Monte Piana

Museo della Grande Guerra di Monte Piana

Capita che, qualche turista alla ricerca di un rifugio sulle Dolomiti, possa cercare riparo dentro a quello del Monte Piana, a Quota 2325, posto nella splendida cornice del Cadore tra Misurina e Auronzo. Oggi, nel rifugio dedicato alla memoria del Maggiore Angelo Bosi, tra un caffè e un cioccolato caldo, è possibile visitare il piccolo museo dedicato alle operazioni durante la guerra 1915-1918 e in particolare proprio al Monte Piana, dove, ancora oggi, le nevi che si sciolgono in primavera restituiscono i corpi degli Alpini e degli Alpenkorps austriaci caduti tra le trincee e i ghiacciai. Una collezione di fucili, fotografie, elmetti, pinze tagliafili, bombe a mano e granate del tipo Shrapnel, riportano il visitatore tra le asperità di un conflitto combattuto cento anni fa dai nostri bisnonni, tra il gelo e le valanghe. Dal 24 maggio 1915, data dell’entrata in guerra dell’Italia, al 22 ottobre 1917, il giorno della disfatta di Caporetto, si combatté sul Monte Piana una cruenta battaglia di logoramento, in cui per due lunghissimi anni i contendenti si batterono per un lembo di terra la cui conquista non avrebbe portato a nessuna significativa svolta nella conduzione del conflitto.

Museo della Grande Guerra di Monte Piana

Proprio durante uno di questi inutili combattimenti per poche centinaia di metri di nuda roccia, il 17 luglio 1915, mentre si trovava impegnato ad osservare le operazioni dei suoi uomini contro le postazioni austriache da Piramide Carducci, un rifugio situato sulla sommità del Monte Piana, cadde il Maggiore Angelo Bosi, comandante del 3° Battaglione, colpito al petto da un colpo di fucile. Inutili furono i tentativi di salvargli la vita: morì agonizzante tra le braccia dei suoi Alpini. Per l’azione del 15-17 luglio 1915 gli fu concessa la Medaglia d’Argento al Valor Militare alla Memoria con la seguente motivazione: “In combattimento, comandante di una colonna di due battaglioni, la diresse con ammirevole coraggio, calma ed energia, spiegando rare doti di intelligenza e di valore personale, finché cadde colpito a morte. Monte Piana, 15 e 17 luglio 1915”. Per la memoria del Maggiore Bosi e di quanti caddero sul Monte Piana, siano essi stati Italiani o Austriaci, vale la pena fermarsi anche solo dieci minuti a rendere loro un pensiero là dove oggi sono state create piste da sci e impianti turistici. Scriveva a proposito un Capitano austriaco il 20 luglio 1915: “Questo Monte è stato battezzato a ragione dagli Italiani Monte Pianto, tanto sangue è già stato costato e tanto ancora ne costerà a noi e agli Italiani, che non so proprio se il suo possesso possa giustificare un così grande sacrificio per noi e per loro. Quanti morti sono qui sepolti! Quanti morti davanti alle trincee! Se questo sia necessario davvero non lo so; so soltanto che questo vogliono coloro che stanno nelle retrovie, con i loro ordini perentori. Del resto, tutto ciò non mi riguarda: io devo soltanto obbedire!”. Quanti i soldati ancora sotto la neve che copre Misurina aspettano una nostra commossa preghiera?

Tutte le fotografie presenti nell’articolo sono state effettuate e sono di proprietà dell’autore.

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