I cimiteri militari inglesi ad Asiago

CasamattaA seguito della disfatta di Caporetto dell’ottobre 1917 e la poderosa avanzata delle truppe austro-ungariche fino alla linea estrema di difesa posta sul Fiume Piave dal Generale Armando Diaz, a partire dai mesi di novembre e di dicembre gli eserciti alleati dell’Intesa cominciarono a confluire in forze sul fronte italiano, posizionandosi principalmente nell’area dell’Altipiano di Asiago, lo stesso settore di operazioni dove lo scrittore americano, e futuro Premio Nobel della Letteratura, Ernest Hemingaway servì con l’Esercito degli Stati Uniti d’America come autista di ambulanze della Croce Rossa, esperienza che narrò poi in Addio alle Armi: proprio ad Asiago, nel giugno 1918 gli Inglesi parteciparono attivamente nel respingere l’ultimo attacco austriaco (la cosiddetta “Battaglia del Solstizio”, anche se gli scontri ebbero fino all’alba del 16 giugno, cinque giorni prima che sorgesse l’alba del solstizio da cui la battaglia prese il nome), a cui fece seguito l’ultima offensiva italiana che culminò con la battaglia per Vittorio Veneto e la resa austriaca il 4 novembre 1918.

Cimitero militare inglese di Barenthal

Ancora oggi, percorrendo la strada verso Bassano del Grappa che parte dalla vecchia stazione ferroviaria di Asiago, è possibile imbattersi in vecchie trincee e fortini risalenti alle ultime fasi del conflitto, ormai ricoperti dalla fitta vegetazione, dal muschio boschivo e, durante i mesi invernali, da molti centimetri di neve. Ma l’unicità dell’intera zona è data dalla presenza di cinque cimiteri militari  inglesi costruiti dopo la guerra per ospitare l’ultima dimora di 716 soldati delle Forze Armate del Commonwealth, il cui architetto principale, Sir Robert Lorimer, riuscì a creare un tutt’uno con l’ambiente circostante, tra bianche lapidi marmoree in cui sono riportate le generalità del militare caduto e la vegetazione dei boschi di Asiago. In un’ipotetica “mappa della memoria storica”, il primo che si incontra è quello della Località Barenthal, in cui riposano 125 soldati di Sua Maestà; continuando sul sentiero che attraversa la vegetazione, sono posti altri due piccoli cimiteri della Grande Guerra: quello Granezza, con 142 sepolture, posto nelle vicinanze dell’omonimo rifugio, e quello di Cavalletto, situato ai piedi del pendio del Rifugio Verdefonte, con l’ultima sepoltura per cento soldati. Tutto intorno, fanno da cornice i resti delle trincee, dei rifugi delle truppe e i grandi crateri ancora visibili dei bombardamenti dell’artiglieria. Nella stessa area, infine, gli ultimi due cimiteri militari: quello di Boscon, nell’area del Comune di Cesuna, con 166 sepolture, e quello di Magnaboschi (183 bianche lapidi), nelle cui immediate vicinanze riposano anche 1739 Italiani e 596 Austriaci.

Tutte le fotografie presenti nell’articolo sono state effettuate e sono di proprietà dell’autore.

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