Storia di Antonio Locatelli, tre volte Medaglia d’Oro al Valor Militare

Antonio LocatelliIl 27 giugno 1936, mentre infuriava in Etiopia la guerriglia dopo la fine ufficiale della guerra voluta dal regime di Mussolini per la costruzione dell’Impero, veniva massacrato da bande indigene uno dei più grandi piloti che la Regia Aeronautica abbia mai avuto: il Maggiore Pilota Antonio Locatelli, l’unico militare nella storia dell’Arma Azzurra ad essere stato decorato con la massima onorificenza al Valor Militare per ben tre volte, assieme a numerose altre medaglia tra cui l’Ordine Militare di Savoia. Appassionato fin da giovane del volo, allo scoppio del primo conflitto mondiale, nel maggio 1915, fu assegnato al Battaglione Aviatori dove conseguì il brevetto di pilota militare: le sue doti alla guida degli apparecchi italiani spiccarono subito agli occhi dei suoi superiori, tanto da prendere parte ad oltre 520 missioni di guerra, da ricognizione e in combattimento, guadagnandosi “sul campo” le sue prime tre Medaglie d’Argento al Valor Militare. Il 2 febbraio 1918 entrò a far parte della Squadriglia La Serenissima di Gabriele D’Annunzio, prendendo parte all’eroica e audace impresa del volo su Vienna il 9 agosto successivo. Un mese dopo, però il 15 settembre 1918, durante un volo di ricognizione in territorio nemico, venne abbattuto con il suo aereo: fatto prigioniero e internato in un campo di prigionia austriaco, riuscì rocambolescamente a fuggire, vestendo l’uniforme nemica e tornando così nelle linee del fronte controllate dagli Italiani. Al termine della guerra, gli venne concessa la prima massima onorificenza al valore: “Già insignito di tre Medaglie d’Argento al Valor Militare, Aviatore ammirabile, esploratore sagacissimo, temprato a tutte le avversità e a tutti i rischi, combattente di alto valore, si spingeva da solo per centinaia di chilometri su territorio avversario e superando la concentrazione di artiglieria e talvolta gli attacchi di pattuglie da caccia nemiche, giungeva su obiettivi militari di grande importanza riportando sempre fotografie ed informazioni preziose. Nell’ultimo volo di guerra colpito da uno shrapnel che gli squarciava l’apparecchio e costretto ad atterrare in territorio nemico, sebbene ferito al ginocchio e lussato al piede, compiva la distruzione dell’apparecchio e riusciva per otto ore a sottrarsi alla cattura del nemico. Caduto prigioniero, superando rischi e stenti di ogni sorta, raggiungeva le nostre linee durante l’ultima vittoriosa offensiva. Fulgido esempio d’eroismo. Cielo della Carnia, dell’Altipiano, Alto e Medio Isonzo, agosto-ottobre 1917”.

Antonio LocatelliMa la storia di questo straordinario figlio d’Italia, continuò anche dopo la fine del conflitto. Sbalordendo il mondo intero, Antonio Locatelli si rendeva protagonista di un’impresa senza precedenti per l’epoca: il 2 giugno 1919, mentre si trovava in Sud America per una campagna di sponsorizzazione delle fabbriche aeronautiche italiane, decise di tentare la trasvolata della Cordigliera delle Ande, dal Cile all’Argentina; fermato dalle pessime condizioni atmosferiche, con venti oltre i 200 km/h, tentò nuovamente l’impresa il 30 luglio: dopo essere decollato da Buenos Aires, ed aver sorvolato le Andre ad oltre 6500 km d’altezza, atterrò a Vina del Mar, presso Valparaiso, tra gli applausi della folla e i fotografi di tutto il mondo, che lo immortalarono e lo resero famoso dall’Europa all’America, fino all’Estremo oriente. Ma il merito del giovane pilota italiano (aveva appena 24 anni al compimento della trasvolata) fu quello di inaugurare il primo servizio di posta aerea al mondo: nella carlinga del suo velivolo, infatti, aveva trovato posto un sacco pieno di posta da recapitare in Cile. Accanto alla professione di pilota, affiancò quella di fotografo e poi di politico: collaborò sia al Corriere della Sera che alla Rivista di Bergamo, di cui divenne il direttore e dal 1924 al 1928 venne eletto Deputato del Regno.

Antonio LocatelliLa campagna coloniale in Etiopia lo vide di nuovo ai comandi di un aereo durante tutte le fasi della campagna militare: in questo frangente, si guadagnò una seconda Medaglia d’Oro al Valor Militare, compiendo il primo volo di collegamento tra il fronte somalo e quello eritreo: “Portava nella guerra per la conquista dell’Impero Etiopico lo spirito leggendario di puro eroismo degli aviatori della grande guerra. Esempio luminoso alle giovani generazioni. Cielo della Somalia, gennaio-maggio 1936”. Ma la cattura di Addis Abeba da parte delle truppe del Maresciallo Rodolfo Graziani non portarono fine alla fine delle ostilità: presto gli Italiani avrebbero conosciuto le insidie della guerriglia e degli attacchi di bande irregolari non dissimili da quanto compiono quasi ottanta anni dopo i miliziani talebani in Afghanistan. Su ordine del Generale di Squadra Aerea Vincenzo Magliocco, Antonio Locatelli venne incaricato di fare parte di una spedizione presso la cittadina di Lekempti, per preparare una base adatta a ricevere i successivi aviosbarchi per contrastare il nascente movimento insurrezionale etiope. Giunti sul luogo la sera tra il 26 e il 27 giugno 1936, i dodici membri della spedizione si accamparono ai margini di una pista di fortuna attorno ai loro tre velivoli. Calato il buio, improvvisamente, una banda assaltò i militari che, non avendo avuto il tempo di organizzarsi a difesa, furono massacrati a colpi di moschetto e sciabola. Sotto il fuoco degli Abissini caddero, oltre a Locatelli stesso, il Generale Magiocco, il Colonnello Mario Calderini, i Capitani Mario Galli e Antonio Dramnis, il Tenente Luigi Gabelli, il Maresciallo Giorgio Bombonati, gli Avieri William D’Altri, Giulio Malenza e Alberto Agostini e il Soldato Adolfo Prasso. Si salvò soltanto, riuscendo a trovare rifugio presso una tribù nomade, il Tenente Cappellano Mario Borello, che per tre mesi aspettò che un altro apparecchio italiano lo localizzasse.

Alla memoria di tutti i caduti di Lekemti, il Governo Italiano concesse la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria (la ricevette anche Padre Borello, per la preziosa attività di riconoscimento dei corpi dei caduti e per le mille peripezie passate cercando rifugio tra le tribù ostili); sarebbe stata la terza massima onorificenza per il Maggiore Locatelli, di cui oggi non rimane neanche la polvere: il piccolo cippo funebre in cui furono inumati i resti dei poveri undici militari italiani non esiste più, forse distrutto dagli eventi del secondo conflitto mondiale o forse dalle successive guerre che videro coinvolta l’Etiopia con i suoi vicini del Corno d’Africa. Tutto ciò che resta è quella terza Medaglia d’Oro alla Memoria: “Conscio del pericolo cui andava incontro, ma orgoglioso di essere annoverato fra i pionieri dell’Italia Imperiale, chiedeva con generosa insistenza di partecipare ad ardita impresa aeronautica intesa ad affermare col simbolo del Tricolore il dominio civile di Roma su lontane contrade non ancora occupate. Minacciato nella notte da orde ribelli, rifiutava la sicura ospitalità di genti amiche e preferiva affrontare con lo scarso manipolo di eroici compagni l’impari combattimento per difendere fino all’estremo sacrificio la bandiera della Patria. Lekempti, 27 giugno 1936”.

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3 thoughts on “Storia di Antonio Locatelli, tre volte Medaglia d’Oro al Valor Militare

  1. Articolo stupendo! Noi Italiani scoprimmo anche con l’Etiopia cosa vuol dire la guerriglia dopo la fine “ufficiale” della campagna d’Etiopia. Il 5 maggio 1936 venne proclamato l’Impero e quasi due mesi dopo avvenne il massacro della spedizione del Generale Magliocco: il suo compito era quello di preparare una base logistica per le successive operazioni antiguerriglia, condotte incessantemente fino allo scoppio della guerra.

  2. Mi ha lasciato perplesso il pressapochismo di come sia stata organizzata la missione. Mi interessa questa storia, avete altro materiale in merito? grazie tante!

    • Posso consigliarti il libro “Una vita in volo” di Roberto Chiarini, che narra tutta la vita di Antonio Locatelli, dai suoi primi voli (e medaglie) nella Grande Guerra fino alla sua tragica fine in Etiopia

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