Verdun, fino all’ultimo uomo

Tedeschi a Verdun - 1916Nelle intenzioni iniziali del Capo di Stato Maggiore tedesco Erich von Falkenhayn, lo scontro decisivo preparato per il 21 febbraio 1916 (dopo un rinvio di dieci giorni a causa di impreviste nevicate sul settore della Mosa) doveva sconvolgere l’intero fronte occidentale, devastando le linee francesi per oltre 14 chilometri e letteralmente dissanguare le divisioni a difesa Verdan 1916della piazzaforte di Verdun, posta al centro di un saliente tra Lorena e Argonne: i Tedeschi, per l’occasione, sanno di poter contare sulla ben addestrata e ben equipaggiata 5a Armata, con nove divisioni, appoggiata da una potenza di fuoco di oltre 1200 cannoni e la copertura di quasi 170 aerei (tra ricognitori e bombardieri); in più, le retrovie tedesche sono rifornite da quattordici linee ferroviarie ed il terreno si presta molto bene al Soldati tedeschi a Verdun - 1916mascheramento delle forze. Al di là della “terra di nessuno”, i Francesi possono contare soltanto su tre divisioni (più una quarta di riserva) e su un numero limitato di cannoni e artiglierie, spostati nei mesi precedenti l’inverno 1915 su settori ritenuti più importanti. Inoltre, le linee ferroviarie erano facilmente esposte al tiro dell’artiglieria tedesca. Quando scattò l’attacco, quindi, non sorprende che i soldati di Parigi siano colti alla sprovvista, come avverrà nell’ottobre 1917 agli Italiani a Caporetto: appena tre giorni dopo l’inizio dell’offensiva, il 24 febbraio, le linee francesi sono travolte da Samoigneux sulla Mosa a Beaumont; il 4 marzo cadono anche i forti di Doaumont e Haudromont.

Trincea francese a Verdan - 1916Ma l’avanzata tedesca a marzo è già bloccata: da questo momento, per undici interminabili mesi, si consumerà a Verdun la logorante guerra di posizione che vedrà, alla fine, il 19 dicembre 1916, né vincitori né vinti, ed entrambi gli eserciti dissanguati: tra morti, feriti, mutilati e dispersi, mancheranno all’appello più di un milione di uomini. Lo Stato Maggiore francese, dopo l’iniziale sbandamento, affidò la direzione del fronte all’anziano Generale Philippe Pétein che, nelle prime settimane, farà confluire sull’intero settore oltre 190.000 uomini e 25.000 tonnellate di materiali e munizioni: per suo diretto ordine, le divisioni devono avvicendarsi frequentemente, così che, alla fine, tutte e novantacinque le divisioni costituenti l’Esercito Francese avranno combattuto sul fronte di Verdun; i Tedeschi, invece, preferirono alimentare le divisioni distrutte con riserve e complementi, riducendo di fatto la combattività degli uomini. Per ogni metro conquistato alle forze francesi, i Tedeschi dovevano fare i conti con i reticolati, con le mitragliatrici e con i tiri dell’artiglieria; anche se il 9 aprile riuscirono a fare dei limitati progressi conquistando il Mort Homme, attaccando su entrambi i lati della Mosa, le forze di Falkenhayn risultarono spaventosamente dissanguate: intere compagnie ed interi reggimenti non esistevano più. Inoltre, temendo un’offensiva di alleggerimento inglese sulla Somme, lo Stato Maggiore tedesco esitava a distogliere forze da un settore “relativamente” tranquillo se paragonato all’inferno di Verdun.

Artiglieria francese a Verdun - 1916Ma la tattica adottata da Pétein non riceveva le dovute simpatie allo Stato Maggiore: agli inutili massacri degli assalti della fanteria preferiva, infatti, il bombardamento dell’artiglieria; venne così rimosso e sostituito dal Generale Robert Nivelle, che diede così ordine di tentare l’assalto e riprendere il controllo di Douaumont, attacco fallito miseramente con un Sacrificio a Verdun - 1916massacro di uomini senza precedenti: nell’Esercito Francese iniziarono così a manifestarsi i primi atti di diserzione, puniti severamente con la decimazione. Nel frattempo, a giugno i Tedeschi compirono nuovi attacchi conquistando Vaux e Thiaumont, ma l’offensiva russa contro l’Austria-Ungheria costrinse Falkenhayn a distogliere ingenti forze in soccorso dell’esercito di Vienna. Il 10 luglio, le forze tedesche mossero alla volta di Souville, utilizzando anche gas fosgene (lo stesso che annientò gli Italiani a Plezzo) senza ottenere grossi risultati: il fronte resse. Anzi, la peggior aspettativa dello Stato Maggiore tedesco prese corpo, quando già dal 23 giugno 1916 gli Inglesi iniziarono la lor offensiva sulla Somme: altro trieste capitolo che porterà ad un’inutile carneficina, con oltre un milione e duecentomila morti. Da questo momento in poi, la spinta germanica si fece sempre più fiacca, costringendo lo Stato Maggiore tedesco alla difensiva. La battaglia, tuttavia, non poté considerasi conclusa fino a quando i contrattacchi francesi non ripresero Douaumont e Vaux, nonché Louvemont e Bezonvaux tra il 12 e il 16 dicembre 1916: ironia della sorte, la fine della più grande battaglia del primo conflitto mondiale non modificò in alcun modo le posizioni tenute da entrambi gli schieramenti.

Ossario di DouaumontCento anni dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Verdun è stata assurta a simbolo dell’orrore di tutte le guerre e la letteratura che ne fiorì (celebre fra tutti Niente di nuovo sul fronte occidentale di Erich Maria Remarque), mettendo in risalto le componenti umane del dramma, lasciò in ombra i manuali militari di strategia e tattiche buoni solo per le accademie militari. E raccontare oggi, e soprattutto capire, dopo quasi un secolo cosa fu Verdun o la Somme, cosa significò per i milioni di soldati che tra il fango delle trincee, i reticolati, i bombardamenti dell’artiglieria, i ratti, i pidocchi e gli assalti all’arma bianca, è recarsi in composto e rispettoso silenzio all’Ossario di Douaumont, dove hanno trovato la loro ultima dimora oltre 130.000 soldati ignoti (solo 15.000 hanno un nome e un cognome) appartenenti agli eserciti di Francia e Germania: furono nemici al fronte, ma subirono lo stesso triste destino, assieme a tanti mai più ritrovati.

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