In Garfagnana il sacrificio del Sottotenente Paolo Carlo Broggi

Manifesto della Divisione Alpina MonterosaI mesi che seguirono l’armistizio dell’8 settembre 1943 rappresentarono per i soldati scelte e riflessioni difficili, che a distanza di ormai settant’anni è impossibile giudicare  distinguendo il bene dal male: furono momenti difficili per tutti, per i graduati come per i semplici soldati di truppa, fagocitati dalla storia e da scelte politiche e di campo più grandi di loro. Ci fu chi si schierò con il Regno del Sud andando a costituirne i primi neocostituiti reparti dell’esercito, chi andò “sui monti” a ingrossare le file dei partigiani, in verità ancora molto esigue, e chi cercò di raggiungere la propria casa convinto che la guerra fosse ormai finita. Ma il conflitto continuava, con gli Anglo-Americani che risalivano la penisola e i Tedeschi che tentavano in ogni modo di impedirne e rallentarne l’avanzata. In questo caos totale ci furono anche quegli uomini che decisero di tenere fede ad un giuramento, di continuare a combattere la guerra al fianco dell’alleato tedesco, addirittura senza aspettare il formale atto di chiamata alle armi del Maresciallo Rodolfo Graziani e di Benito Mussolini dopo la nascita della Repubblica Sociale Italiana: molti, si presenterono spontaneamente ai comandi tedeschi (fra tutti, nota è la vicenda del Tenente dei Bersaglieri Rino Cozzarini) o semplicemente rimasero ai loro posti, continuando ad imbracciare le armi contro chi quotidianamente compiva bombardamenti indiscriminati sulle città italiane. Con la Repubblica di Salò vennero costituite così le nuove Forze Armate Repubblicane: in tutto quattro grandi unità che vennero addestrate tra il novembre 1943 ed il novembre 1944 a Muzingen, in Germania. Nacquero così la 1ª Divisione Bersaglieri Italia, la 2ª Divisione Granatieri Littorio, la 3ª Divisione Fanteria di Marina San Marco e la 4ª Divisione Alpina Monterosa. Quest’ultima fu costituita formalmente il 1° gennaio 1944, con un organico di quasi 19.000 Alpini e 650 Ufficiali, al comando del Generale Goffredo Ricci: alla fine dell’addestramento rientrò in Italia per essere dislocata sul settore della Linea Gotica, in Garfagnana (nell’alta Toscana).

Sottotenente Paolo Carlo BroggiTra i suoi organici schierati in Garfagnana, prese servizio anche il Sottotenente Paolo Carlo Broggi, che assunse il comando in zona d’operazioni di un plotone della 13ª Compagnia del Battaglione Intra: il 17 luglio 1944, durante la cerimonia della consegna delle Bandiere di Guerra ai reparti che stavano rientrando in Italia dopo l’addestramento in Germania, ebbe l’onore di essere l’Alfiere del 1° Reggimento Alpini, al cospetto di Benito Mussolini, di Graziani e del Generale Mario Carloni, nuovo comandante della Divisione Monterosa subentrato a Ricci. Nato il 22 marzo 1923 a Lanciano, si era arruolato volontario ad appena 17 anni, partecipando con coraggio, e distinguendosi per il suo valore, nella campagna di Grecia e d’Albania, ricevendo sul campo la Croce di Guerra al Valor Militare con la seguente motivazione: “Staffetta portaordini si offriva spontaneamente per recapitare più volte ordini del proprio Comandante di Compagnia a un Plotone avanzato che, in zona violentemente battuta da tiri di artiglieria, di mortai e di mitragliatrici, stava attaccando una posizione dominante in impervia montagna, fortemente presidiata dal nemico, riuscendo in condizioni difficilissime ad assicurare il collegamento. Esempio di ardimento, di sprezzo del pericolo, di dedizione al dovere. Guri Topit, 4 aprile 1941”. Dopo l’armistizio, senza esitare, decise di arruolarsi nella Forze Armate Repubblicane. Il 30 ottobre 1944, durante un’attività di pattuglia alla ricerca di un gruppo di partigiani colpevoli di aver assaltato e depredato un convoglio di viveri destinato al Battaglione Intra, mentre con i suoi uomini risaliva da Isola Santa verso Careggine, venne ferito ad un piede e catturato, dopo un conflitto a fuoco con un gruppo di partigiani della Brigata Lunense: in quell’occasione, venne ucciso il Caporale Bruno Rigoni, vent’anni, del 1° Reggimento Alpini. Dopo un sommario processo, in cui gli fu chiesto di rinnegare il giuramento fatto alla Repubblica Sociale (in cambio gli sarebbe stata salvata la vita), venne deciso di fucilarlo il 7 novembre presso Foce di Careggine. Il valoroso Ufficiale degli Alpini, che mai aveva dato segni di cedimento, fu sentito gridare davanti al plotone d’esecuzione: “L’Italia può fare a meno di me non del mio onore!”. Il fuoco che gli stroncò la vita fu solo interrotto dall’ultimo grido di “Viva l’Italia!”, prima che la raffica di piombo stroncasse i suoi ventuno anni. Il suo corpo venne poi gettato nudo in una fossa comune, assieme a quello di altri fucilati dei partigiani; solo nel gennaio 1945 venne recuperato dai commilitoni della 13ª Compagnia e dal Cappellano del Battaglione Intra, Don Vanni Ferraro. Oggi, a Foce di Careggine, sul luogo del suo sacrificio è stata eretta dopo la guerra una croce in pietra in sua memoria, sulla quale sono scolpiti una piccozza ed un cappello alpino.

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