Furono due Sovietici a salvare il mondo dall’olocausto nucleare

Guerra FreddaUna certa letteratura e cinematografia ci hanno sempre mostrato il periodo della guerra fredda come una partita a scacchi giocata tra il bene e il male, tra gli Stati Uniti e il mondo libero da una parte (il “bene”) e l’Unione Sovietica con il blocco comunista del Patto di Varsavia dall’altra (il “male”). Da quando calò, secondo Winston Churchill la cortina di ferro da Stettino, sul Baltico, a Trieste, nell’Adriatico, il mondo ha seriamente rischiato l’escalation di una guerra nucleare almeno una decina di volte: dalla crisi in Grecia al blocco di Berlino, dalla questione dei missili intercontinentali su Cuba all’abbattimento di un aereo spia U2 sull’isola stessa e in territorio sovietico, passando per la crisi del Canale di Suez del 1956 all’inasprirsi della guerra in Vietnam, alla corsa allo spazio fino al progetto dell’amministrazione americana negli Anni Ottanta di costruire uno scudo spaziale a protezione degli Stati Uniti e dei suoi alleati. Abbiamo anche provato ad immaginarci uno scenario alternativo, sulla falsa riga dei film The day afterIl Dottor Stranamore, con lo scoppio di una guerra nucleare tra le due superpotenze e la conseguente totale distruzione della civiltà umana: in caso di conflitto atomico, infatti, non ci sarebbero stati né vincitori né vinti ed entrambi gli schieramenti si sarebbero annientati a vicenda.

Vasili ArkhipovMa se è vero che il mondo rischiò in determinate occasioni l’olocausto nucleare, si deve all’intuito e al sangue freddo di due militari sovietici, più che alla politica e alle relazioni internazionali, se i missili non vennero lanciati contro il blocco avversario. Il primo episodio risale alla crisi dei missili di Cuba dell’ottobre 1962. L’Amministrazione Kennedy decise di attuare un blocco navale nei confronti delle navi cargo sovietiche che stavano trasportando componenti di missili nucleari da installare sull’isola e che avrebbero certamente potuto minacciare seriamente la sicurezza degli Stati Uniti: così, il 27 ottobre 1962 la squadra navale statunitense rilevò sui suoi sonar un gruppo di sottomarini di scorta alle navi mercantili, che avrebbero tentato sicuramente di forzare il blocco navale, raggiungendo così Cuba. Vennero così lanciate bombe di profondità da esercitazione, che non avrebbero certamente danneggiato i sottomarini sovietici, ma li avrebbero costretti alla emersione o comunque all’inversione di rotta: fu allora che il comandante del sottomarino B59 Valentin Grigorievitch Savitsky, impossibilitato a contattare Mosca, decise di lanciare un missile nucleare contro la formazione americana, credendo di essere veramente sotto attacco. Ma fu solo il sangue freddo del Comandante in Seconda, Vasili Arkhipov ad evitare la guerra: contrariamente a quanto stava ordinando il suo superiore, decise di opporsi fermamente al lancio di ordigni nucleari: convinse così Savitsky a far emergere il B59 e mettersi in contatto con il Cremlino per ricevere ordini diretti da Nikita Chruscev, evitando così il confronto diretto con la task force navale americana. Nessuno lo seppe allora, nemmeno il Presidente Kennedy, che il mondo era stato sull’orlo della guerra atomica. Tutta la vicenda venne resa nota solo nel 2002: Vasili Arkhipov era però morto nel 1998, a causa delle complicazioni dell’esposizione a radiazioni ionizzanti durante il suo servizio su sottomarini atomici.

Stanislav PetrovLa seconda crisi atomica sfiorata risale, invece, ad epoca più recente, durante quella recrudescenza della guerra fredda seguita alla decisione del Presidente Ronald Reagan e alla sua amministrazione di dare avvio al programma dello Strategic Defense Initiative, comunemente noto come scudo spaziale: un sistema in grado, si diceva, di intercettare qualsiasi lancio di missili intercontinentali sovietici e neutralizzare la minaccia dallo spazio e da terra, sia con l’utilizzo di altri missili che con la tecnologia sperimentale di laser ad alta energia. Ma per l’Unione Sovietica e i suoi militari non era altro che un sistema d’arma altamente offensivo, in grado di lanciare centinaia di missili con testata nucleare su Mosca e le maggiori città russe: le forze armate sovietiche si dotarono così di sofisticati sistemi radar collegati in tempo reale con i satelliti nello spazio, in grado di rilevare in tempo reale qualsiasi lancio missilistico da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati. Uno di questi sistemi era stato installato presso Serpuchov 15, cittadella militare per il comando nucleare a cento chilometri da Mosca, posta sotto il comando del Tenente Colonnello Stanislav Petrov. Il 26 settembre 1983, dopo la mezzanotte, sulla postazione di Petrov suonò un allarme, segnalando il lancio di cinque missili intercontinentali diretti contro l’Unione Sovietica. Così ad anni di distanza ricordava quella notte: La storia è semplice. La sirena suonò una volta. Dovevo decidere se si era trattato di un avviso reale o di un errore. E’ stato difficile. Qualche volta ancora le gambe mi cedono. E’ stato terribile, ma comunque era il mio lavoro”. Se avesse seguito le regole, avrebbe dovuto immediatamente segnalare la situazione ai suoi superiori, dando così il tempo di lanciare la controffensiva: la ragione suggeriva però al Tenente Colonnello Petrov che un attacco con soli cinque missili era insufficiente per neutralizzare la capacità militare offensiva di Mosca. Decise così di aspettare. I fatti gli diedero ragione: il sistema satellitare aveva dato l’allarme da sé, a causa delle interferenze nell’alta atmosfera. Solo nel 1998, quando ormai l’Unione Sovietica si era dissolta, il mondo è venuto a conoscenza delle sue azioni: per molti è un eroe, ma ancora oggi, ormai anziano, Petrov tende a sottolineare come abbia svolto solo il suo dovere: “In un certo senso mi sento a disagio a parlarne, perché all’epoca ho solamente eseguito il mio lavoro. Adesso le persone cercano di glorificarmi dicendo: è un eroe!. Ma non ho fatto nulla di eroico, ho semplicemente eseguito il mio lavoro. Ecco tutto”.

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One thought on “Furono due Sovietici a salvare il mondo dall’olocausto nucleare

  1. Vediamo sempre gli Stati Uniti come il bene… Peccato che durante la guerra fredda hanno dichiarato più guerre loro che tutto il resto del mondo. Altro che guerra fredda… Era una gran bella calda guerra guerreggiata al di fuori dei loro confini. E meno male che uomini come Petrov e Arkipov hanno evitato la catastrofe nucleare!

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