Quei Finanzieri deportati nei campi di concentramento

Una pagina di storia poco raccontata della Seconda Guerra Mondiale è il sacrificio degli uomini della Guardia di Finanza che prestarono la loro opera di aiuto a tanti cittadini di religione ebraica, di renitenti alla leva, di militari sbandati e di perseguitati politici. Moltissimi furono i Finanzieri che ne pagarono le conseguenze: arrestati, spesso su delazioni, militari del Corpo della Guardia di Finanza furono denunciati per “concorso in espatrio clandestino” e, per questo, deferiti, nella migliore delle ipotesi, al Tribunale Militare. Per molti altri, la maggioranza, si aprirono i cancelli dei campi di concentramento. Durante queste delicate fasi del conflitto, si distinsero in special modo cinque Finanzieri, che pagarono con la vita il loro altruismo verso i ricercati e, per questo, decorati con le più alte onorificenze della Repubblica.

Maresciallo Maggiore Luigi CortileIl Maresciallo Maggiore Luigi Cortile, Comandante della Tenenze di Viggiù, provincia di Varese, si prodigò con tutte le proprie forze, offrendo in maniera disinteressata aiuti umanitari nei riguardi di migliaia di cittadini che desideravano espatriare clandestinamente in Svizzera per sfuggire alla caccia dei Nazi-Fascisti. Tratto in arresto l’11 agosto 1944 dalle autorità tedesche, fu internato nel campo di concentramento di Melk, in Austria, il 9 gennaio 1945. Alla memoria del Maresciallo Maggiore Luigi Cortile è stata conferita la Medaglia d’Oro al Merito Civile: “Nel corso dell’ultimo conflitto mondiale si prodigava, con eccezionale coraggio ed encomiabile abnegazione, in favore dei profughi ebrei ed i perseguitati politici, aiutandoli ad espatriare clandestinamente nella vicina Svizzera. Arrestato dai Nazi-Fascisti veniva infine trasferito in Austria, perdendo la vita in un campo di concentramento. Mirabile esempio di altissima dignità morale e di generoso spirito di sacrificio ed umana solidarietà. Melk, Austria, 1943-1945”.

Brigadiere Mariano BurattiIl Brigadiere Mariano Buratti, in servizio presso la Compagnia di Viterbo, dopo l’8 settembre 1943 costituì una banda partigiana che dava sostegno agli ex militari delle Forze Armate Italiane, ai ricercati politici, ai soldati anglo-americani riparatisi dietro la linea del fronte e ai cittadini ebrei. Arrestato dai Tedeschi, il 31 gennaio 1944 veniva fucilato a Forte Bravetta. Alla sua memoria è stata conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare: “Nobilissima tempra di patriota, valente ed appassionato educatore di spiriti e di intelletti. Raccoglieva intorno a sé, tra i monti del viterbese, un primo nucleo di combattenti dal quale dovevano sorgere poi valorose formazioni partigiane. Primo fra i primi nelle imprese più rischiose, animando con l’esempio e la parola i suoi compagni di lotta, infliggeva perdite al nemico e riusciva ad abbattere un aereo avversario. Arrestato in seguito a vile delazione, dopo aver sopportato, con la fierezza dei forti e col silenzio dei martiri, indicibili torture, veniva barbaramente trucidato dai suoi aguzzini. Esempio purissimo di sublime amor di Patria. Monti del viterbese, Roma, 31 gennaio 1944”.

Appuntato Domenico AmatoL’Appuntato Domenico Amato, in servizio presso la Brigata di Casamoro, a seguito dell’armistizio dell’8 settembre, operò a favore dei profughi ebrei e dei perseguitati politici nella zona di Porto Ceresio. Tratto in arresto il 17 febbraio 1944, fu trasferito nel campo di concentramento di Mathausen, dove morì il 27 febbraio 1945. Alla sua memoria è stata conferita la Medaglia d’Oro al Merito Civile: “Nel corso dell’ultimo conflitto mondiale si prodigava, con eccezionale coraggio ed encomiabile abnegazione, in favore dei profughi ebrei e dei perseguitati politici, aiutandoli ad espatriare clandestinamente e ad inoltrare la corrispondenza e i valori che le organizzazioni ebraiche indirizzavano ai rifugiati nella vicina Svizzera. Arrestato dalle autorità tedesche veniva infine trasferito in Austria, perdendo la vita in un campo di concentramento. Mirabile esempio di altissima dignità morale e di generoso spirito di sacrificio ed umana solidarietà. Mathausen, Austria, 1943-1945”.

Finanziere Scelto Salvatore CorriasIl Finanziere Scelto Salvatore Corrias, in forza alla Brigata di Frontiera di Bugone, provincia di Como, si rese anch’egli protagonista di aiuti in favore dei profughi ebrei e dei militari sbandati. Arrestato il 28 gennaio 1945 durante un rastrellamento antipartigiano, fu in seguito fucilato lo stesso giorno dopo un sommario processo. Alla memoria del Finanziere Scelto Salvatore Corrias è stata conferita la Medaglia d’Oro al Merito Civile: “Nel corso dell’ultimo conflitto mondiale si prodigava, con eccezionale coraggio ed encomiabile abnegazione, in favore dei profughi ebrei ed i perseguitati politici, aiutandoli ad espatriare clandestinamente nella vicina Svizzera. Animato da profonda fede nella democrazia e nello Stato di diritto partecipava con impegno tenace alla lotta partigiana. Arrestato dai Nazi-Fascisti veniva barbaramente fucilato, immolando la giovane vita ai più nobili ideali di solidarietà umana, di rigore morale ed amor patrio. Bugone di Moltrascio, Como, 1943-1945”.

Finanziere Tullo CenturioniIl Finanziere Tullio Centurioni, appartenente alla Brigata di Porto Ceresio, provincia di Varese, fu arrestato il 21 marzo 1944 per le sue responsabilità in merito agli espatri clandestini. Internato nel campo di concentramento di Mathausen, morì in prigionia in data imprecisata. Alla memoria del Finanziere Tullio Centurioni è stata conferita la Medaglia d’Oro al Merito Civile: “Nel corso dell’ultimo conflitto mondiale si prodigava, con eccezionale coraggio ed encomiabile abnegazione, in favore dei profughi ebrei e dei perseguitati politici, aiutandoli ad espatriare clandestinamente e ad inoltrare la corrispondenza e i valori che le organizzazioni ebraiche indirizzavano ai rifugiati nella vicina Svizzera. Arrestato dalle autorità tedesche veniva infine trasferito in Austria, e successivamente dichiarato disperso. Mirabile esempio di altissima dignità morale e di generoso spirito di sacrificio ed umana solidarietà. Mathausen, Austria, 1943-1944”.

Tratto dal libro FIAMME GIALLE IN GUERRA, di Gabriele Bagnoli, Ed. Ibiskos

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