Nuotare per Brema

bracciata-articoloQuasi tutti i nostri articoli hanno trattato di battaglie, guerre e argomenti militari in genere; ma ci siamo anche occupati di leggende dello sport che hanno fatto grande la Formula 1, come Jochen Rindt, Niki Lauda, James Hunt e Clay Regazzoni, che hanno appassionato e fatto sognare intere generazioni sui circuiti automobilistici. Oggi ricordiamo, invece, sette atleti italiani della nazionale di nuoto, il loro allenatore e un giornalista sportivo della RAI, tragicamente scomparsi il 28 gennaio 1966 dopo lo schianto del Convair CV-240, un aereo della compagnia Lufthansa, su cui viaggiavano: erano i nuotatori Bruno Bianchi (capitano della nazionale e tre volte campione italiano assoluto nei 100 e 200 stile libero), Dino Rora (quindici titoli assoluti e tredici primati italiani di cui 5 individuali nei 100 e 200 dorso), Sergio De Gregorio (cinque titoli assoluti nei 200, 400 e 1500 stile libero e sedici record di cui otto individuali), Amedeo Chimisso (all’alba della sua presenza in azzurro), Luciana Massenzi (quattro titoli assoluti nei 100 dorso e sei volte primatista italiana), Carmen Longo (quattro titoli assoluti nei 100 e 200 rana e primatista italiana nei 200 rana) e Daniela Samuele (alla sua seconda presenza nella nazionale italiana), il loro allenatore Paolo Costoli (nuotatore e pallanuotista con la società Rari Nantes Florentia e vincitore di ben ventinove medaglie, di cui diciannove d’oro) e il telecronista sportivo Nico Sapio, aggregatosi all’ultimo momento alla nazionale italiana di nuoto in quanto l’evento sportivo veniva trasmesso in eurovisione e la Rai aveva bisogno di un cronista “in diretta”.

Paolo CostoliTutti quanti stavano recandosi a Brema, per partecipare a uno dei più importanti eventi della stagione sportiva a livello internazionale. Quando venne resa nota la notizia, subito tornarono alla mente le lamiere contorte di Superga, quando il 4 maggio 1949, a causa della fitta nebbia che avvolgeva il capoluogo piemontese, causò la morte di tutta la squadra di calcio del Torino, dei loro allenatori e dirigenti, nonché di giornalisti al seguito del club sportivo e dell’intero equipaggio: in quell’occasione i morti furono trentuno. La tragedia di Brema, che costò la vita a tutti i passeggeri a bordo (in tutto 42, più i quattro membri dell’equipaggio) fu causata probabilmente da un malfunzionamento della strumentazione di bordo. Ad aggravare la situazione, si aggiunsero le scarse prestazioni tecniche del velivolo stesso e la vicinanza al suolo, così che il pilota non riuscì ad adottare in tempo le necessarie contromisure d’emergenza. Il Convair si schiantò al suolo in una micidiale palla di fuoco, che uccise tutti i suoi passeggeri. Avevano così fine le leggende di sette nuotatori italiani, del loro allenatore e di un valido e capace giornalista. Le loro medaglie furono consegnate alla storia e ai tanti giovani che decisero, e decidono tutt’ora, di seguire la loro strada tuffandosi da un trampolino per fare grande la nostra Italia nello sport.

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