La fine della Motonave Wilhelm Gustloff

Nave Wilhelm GustloffLa Wilhelm Gustloff era uno dei fiori all’occhiello della marina mercantile tedesca, adibita fin dal varo al trasporto passeggeri, famosa per le sue traversate e crociere nell’Oceano Atlantico, nel Mar Mediterraneo, nel Mar Baltico e nel Mar del Nord, trasportando ricchi e facoltosi industriali e uomini d’affari di tutte le nazioni del mondo occidentale. Varata il 5 maggio 1937, portava il nome del fondatore e capo del Partito Nazionalsocialista Elvetico Wilhelm Gustloff, assassinato a Davos il 4 febbraio 1936 da uno studente ebreo. Con i suoi 208 metri di lunghezza e una stazza di oltre 25.400 tonnellate, stando alle riviste di nautica dell’epoca, era unica in quanto a lusso e sfarzosità: i ricchi borghesi che avevano avuto la possibilità di navigare durante le sue crociere rimanevano estasiati e affascinati dalle cabine, dai saloni e dalle lunghe passeggiate della prima classe; solo un’altra nave, venticinque anni prima, aveva posseduto una così grande aura di splendore e magnificenza: il Titanic, tragicamente naufragato nel suo viaggio inaugurale il 15 aprile 1912 a seguito della collisione con un iceberg in Oceano Atlantico. Ma i venti della guerra cominciavano a soffiare e la Wilhelm Gustloff venne requisita dalla Kriegsmarine come nave logistica: già sei mesi prima dell’inizio del secondo conflitto mondiale ebbe il compito di rimpatriare 1400 uomini della Legione Condor, l’unità costituita per combattere in Spagna a fianco delle forze franchiste. Quando giunse nel porto di Amburgo, il 30 maggio 1939, venne scortata in parata tra applausi scroscianti di benvenuto. Ma poi venne la guerra mondiale. Completamente riverniciata di bianco, con una banda verde che correva lungo tutte e due le paratie della nave e numerose croci rosse, servì inizialmente come nave ospedale, imbarcando i soldati feriti dal porto di Danzica, al termine della campagna polacca.

Affondamento della nave Wilhelm GustloffA partire dal maggio 1940 venne trasferita, sempre come “nave bianca”, nel Mar del Nord e nel Mar Baltico, come ospedale galleggiante, durante le operazioni militari in Norvegia; terminata anche questa campagna militare, continuò la sua opera di soccorso fino all’estate dello stesso anno, quando per nuove esigenze belliche divenne una nave caserma: di fatto, da questo momento navigò pochissimo, rimanendo quasi sempre alla fonda per i successivi quattro anni nel porto di Gotenhafen. Con le sorti del conflitto mutate a favore delle forze alleate, la Wilhelm Gustloff dal gennaio 1945, assieme a quasi altre mille navi di varie dimensioni, venne impegnata nella più grande evacuazione della storia: oltre 1.100.000 tra soldati e civili tedeschi, infatti, vennero imbarcati dai porti ancora in mano tedesca della Polonia, per sfuggire alla rapida avanzata sovietica sul fronte orientale, impegnando le navi per oltre quindici settimane, fino alla resa tedesca, avvenuta l’8 maggio 1945. Ma il destino della Wilhelm Gustloff era segnato: nella notte del 30 gennaio 1945, alle ore 21.08, durante uno dei suoi viaggi di evacuazione, la grande nave venne silurata da un sommergibile sovietico: il primo siluro colpì la nave a prua, direttamente sotto la linea di galleggiamento, mentre un secondo e un terzo siluro la colpirono a centro nave, sventrandola e devastando l’intero scafo; la Wilhelm Gustloff affondò in appena cinquanta minuti, non prima, però, di aver lanciato l’SOS. Nel tragico naufragio il mare si richiudeva su oltre 9000 uomini che rimasero intrappolati senza vie di fuga all’interno della nave, su 10.582 persone a bordo. A quasi settant’anni dall’affondamento della Wilhelm Gustloff, esso rimane ancora oggi il più grave e spaventoso, in termini di perdita di vite umane, della storia navale mondiale.

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