Rossa è la neve del Cermis

Strage del CermisIl disastro del 9 marzo 1976 fu un incidente: un cavo d’acciaio della funivia di Cavalese, meta turistica della provincia di Trento, cedette improvvisamente, causando la morte di quarantadue persone, di cui quindici bambini. La cabina della funivia, dopo un volo in caduta libera di 200 metri, continuò la sua corsa di morte per un altro centinaio di metri in un campo prima di fermarsi: ad oggi, rimane il più grave incidente verificatosi ad un impianto sciistico italiano. Ma una nuova tragedia sarebbe accaduta ventidue anni dopo: non per un incidente, non per un cavo d’acciaio usurato, ma per il comportamento di un pilota militare statunitense. Il 3 febbraio 1998, alle ore 15.13, un Grumman EA-6B Prowler, aereo per la guerra elettronica, del Corpo dei Marines, decollato dalla Base aerea di Aviano, e pilotato dal Capitano Richard Ashby, tranciò i cavi del tronco inferiore della funivia del Cermis: la cabina, con a bordo venti persone, precipitò da un’altezza di circa 150 metri, in sette interminabili secondi: nessuno saprà mai a cosa pensarono il manovratore e i diciannove turisti; nessuno saprà mai se si resero conto che tutto stava per finire. Lo schianto fu tremendo: la neve divenne rossa e il groviglio delle lamiere della cabina furono uno shock per i soccorritori subito accorsi. Nello schianto, morirono tre Italiani, sette Tedeschi, cinque Belgi, due Polacchi, due Austriaci e un Olandese. Il velivolo, seppur danneggiato ad un’ala e alla coda, riuscì comunque a fare ritorno alla base di decollo.

Marines strage del CermisL’episodio generò un clima di forte tensione tra l’Italia e gli Stati Uniti, pari a quello che venne a determinarsi durante i giorni del sequestro della nave da crociera Achille Lauro e la crisi di Sigonella che ne seguì. Ma adesso c’erano venti morti che chiedevano giustizia e solo la prontezza dei magistrati trentini fece si che il velivolo fosse immediatamente messo sotto sequestro, nonostante i militari ad Aviano fossero già pronti a smontarlo e a ripararlo. Venne così accertato che il Capitano Ashby cercò di pilotare il velivolo sotto i cavi della funivia, compiendo quindi una manovra azzardata: l’ala e la coda del Prowler tranciarono così di netto il cavo d’acciaio, segnando il destino dei venti civili a bordo. Subito, però, le indagini vennero ostacolate. Invocando la Convenzione di Londra del 19 giugno 1951 sullo status dei militari NATO, la giurisdizione venne sfilata alle autorità italiane e riconosciuta la giurisdizione dei tribunali statunitensi.

990512-F-7910D-510.JPGL’equipaggio venne così indagato (era composto anche dal Capitano Joseph Schweitzer, navigatore, e dagli addetti ai sistemi elettronici, i Capitani William Rancy e Chandler Seagraves), ma solo Ashby e Schweitzer comparirono di fronte al tribunale americano con l’accusa di omicidio colposo plurimo. Nel 1999, nonostante l’indignazione dell’opinione pubblica italiana e degli Stati di nazionalità delle vittime, i due ufficiali dei Marines furono assolti dalle accuse di omicidio colposo plurimo; in un successivo processo, Ashby e Schweitzer furono accusati e condannati per aver ostacolato la giustizia e per aver distrutto un nastro video registrato durante quel fatidico 3 febbraio 1998, venendo degradati e rimossi dal servizio con conseguente congedo con disonore. Nel gennaio 2012, in un servizio dell’emittente televisiva National Geographic, il Capitano Schweitzer dichiarò: “Ho bruciato la cassetta. Non volevo che alla CNN andasse in onda il mio sorriso e poi il sangue delle vittime. Quando ci hanno detto che avevamo ucciso così tante persone ho pianto come un bambino. Mi sono chiesto perché noi siamo vivi e loro sono morti”. Una domanda rimasta ancora senza risposta.

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