Il bombardamento di Padova dell’8 febbraio 1944

Bastione Impossibile a PadovaInizialmente, cominciarono a piovere dal cielo migliaia di bengala, che illuminavano praticamente a giorno la città di Padova, fornendo una migliore visuale alle formazioni dei bombardieri inglesi che stavano sopraggiungendo: a partire dalla mezzanotte, e per le tre ore successive, l’8 febbraio 1944, la città divenne il teatro di uno dei più devastanti bombardamenti aerei che si abbatterono fino a quel momento sul Nord Italia. La città, nei mesi precedenti, era già stata teatro di diverse incursioni aeree: il primo bombardamento, del 16 dicembre 1943, coinvolse la ferrovia e i principali snodi ferroviari verso Bologna, Milano e Castelfranco, quando tre diverse ondate di B17 americani sganciarono oltre venti tonnellate di bombe da cinquecento libbre ciascuna. Due settimane dopo, il 30 dicembre, una nuova ondata di bombardieri statunitensi colpì la città, avendo come obiettivi principali la zona industriale, nuovamente la ferrovia, nonché Palazzo Camerini, allora sede della Militar Kommandantur, il distretto militare delle forze tedesche. E poi venne l’8 febbraio 1944.

Interno del Bastione ImpossibileLe sirene antiaeree svegliarono alla mezzanotte la popolazione addormentata, facendola correre nei rifugi antibomba, per le strade e verso i luoghi aperti nella campagna circostante; centinaia di bengala stavano nel frattempo illuminando la notte, per segnalare alle formazioni dei bombardieri inglesi gli obiettivi da colpire. In città erano stati ricavati diversi bunker sotterranei, all’interno delle vecchie mura e porte risalenti al Cinquecento oppure costruendone Foro d'entrata della bombadi nuovi sotto il manto stradale; uno di questi, venne rializzato all’interno del Bastione Impossibile, facente parte della antica cinta muraria della città. Nessuno sapeva, o poteva prevedere, quanto durasse il bombardamento: i minuti che passavano sembravano ore, e viceversa. Ci fu chi si portò dietro valigie di vestiti, chi poche cose di valore: per tre ore, i bombardieri inglesi Wellington sganciarono oltre settanta tonnellate di bombe, sia esplosive che incendiarie, devastando e sventrando tutto ciò che incontrarono sul loro cammino. Dentro al rifugio, intanto, avevano trovato riparo oltre duecento persone, tra donne, vecchi e bambini; fuori, i militi della contraerea cercavano di abbattere il maggior numero di velivoli nemici, in attesa dell’arrivo della Luftwaffe o dell’Aeronautica Repubblicana. Ma gli Inglesi stavano trasportando un nuovo tipo di bomba perforante, ad alto potenziale: una di queste colpì in pieno il Bastione Impossibile, lo penetrò ed esplose con tutta la sua forza distruttiva all’interno; il luogo chiuso, poi, non fece altro che amplificare l’onda d’urto. Ci vollero diverse ore per raccogliere e identificare i pochi resti ancora riconoscibili: molti furono i Padovani che vennero polverizzati, dilaniati e fatti a pezzi dalle schegge e bruciati vivi. I soccorsi in tutto raccolsero quasi trecento morti, per di più civili sorpresi nella notte dal violento bombardamento (oltre 150 solo nel Bastione Impossibile). Don Luigi Rondin, testimone di quella pioggia di fuoco, ricorda così il bombardamento: “Fu un vero carnaio. Furono raccolte oltre alle vittime diciotto casse di resti umani”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...