Quando i “Monuments Men” furono i Tedeschi

The Monuments MenA breve nelle sale cinematografiche italiane verrà proiettato Monuments Men, interpretato da George Clooney e Matt Damon, incentrato sulle vicende di un gruppo di soldati americani durante la Seconda Guerra Mondiale inviati in Europa alla ricerca delle opere d’arte trafugate dai soldati tedeschi, che, per ordine del Fuhrer, dovevano portarle a Berlino, per esporle nel museo d’arte più grande Salvataggio di un quadroal mondo che Albert Speer, l’architetto di Adolf Hitler, avrebbe edificato appositamente a Linz, in Austria, cittò natale del Fuhrer. Venne così deciso, dal comando americano, di costituire un plotone formato esclusivamente da critici ed esperti di arte europea, da inviare al di là delle linee nemiche con la missione di recuperare quante più opere d’arte possibile prima che i Tedeschi in ritirata potessero distruggerle per sempre. Nobile intento, quello svolto da un manipolo di storici dell’arte, molto più a loro agio tra La Primavera del Botticelli o La Pietà di Michelangelo piuttosto che imbracciando un fucile M1 o un mitra Thompson. La guerra, come un rullo compressore, spezzò tante vite di giovani soldati, di civili inermi e di bambini, ma distrusse anche una quantità inimmaginabile di capolavori, a cui nulla valsero le mani magiche e sapienti dei migliori restauratori di tutto il mondo.

Salvataggio libri a MontecassinoIl film, certamente, nelle intenzioni del regista e dei suoi attori, vuole rendere un omaggio sincero a quel piccolo plotone catapultato nell’inferno della guerra, alla ricerca di quadri e statue per salvarle dalla follia umana, dimenticando, però, che le centinaia di migliaia di tonnellate di bombe sganciate dai bombardieri alleati distrussero un quantitativo enorme di chiese, musei, antichi palazzi e castelli. Ed ecco allora, che vengono alla mente le fotografie che ritraggono un anziano Tenente Colonnello di origini austriache, Julius Schlegel, mentre con i suoi uomini cercava di mettere al sicuro quanti più tesori possibile dall’Abbazia benedettina di Montecassino, prima che il terroristico bombardamento del 15 febbraio 1944 non la raderà al suolo, lasciando solo un cumulo di macerie fumanti sul colle che dominava la Linea Gustav. A rendere le operazioni di salvataggio ancora più urgenti e frenetiche, fu il fatto che all’interno dell’Abbazia, i monaci avevano accolto altri tesori italiani, sicuri che nessuno avrebbe bombardato il monastero, eretto a partire dal 529 d.C.: là, infatti, erano stati portati, per salvarli dai bombardamenti alleati, le opere d’arte custodite nella Galleria Nazionale e nel Museo Archeologico di Napoli, i reperti di Ercolano e di Pompei, il tesoro di San Gennaro, il Monetiere di Siracusa e oltre duecento casse in cui si trovavano tra l’altro undici quadri di Tiziano, uno di El Greco e i due soli di Goya posseduti dall’Italia. Venne così organizzato, grazie all’esperienza di uno degli ufficiali di Schlegel, il Capitano medico Maximilian Becker, che aveva studiato storia dell’arte prima dell’arruolamento, un lunghissimo convoglio militare di camion, che posero al sicuro i tesori all’interno di Castel Sant’Angelo a Roma. Il 15 febbraio 1944, fin dalla mattina, 142 bombardieri pesanti e 114 bombardieri medi rasero al suolo l’Abbazia: durante il bombardamento, trovarono la morte numerosi civili, oltre diversi soldati tedeschi e italiani nelle loro postazioni ai lati del colle, che avevano trovato rifugio nel monastero, ormai sfollato dai monaci. Gli uomini di Schlegel fecero la storia, ma nessuno la racconterà in un film di Hollywood.

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