L’incidente alla USS Liberty

Guerra dei Sei GiorniIl 1967 rappresentava sulla scena mondiale un anno di forti crisi internazionali, dovute soprattutto all’escalation della tensione che si aveva nell’area del Medio Oriente, tra lo Stato di Israele e i Paesi arabi confinati, specialmente con l’Egitto di Nasser: appena undici anni prima, nel 1956, il mondo era restato con il fiato sospeso a seguito della crisi del Canale di Suez, la minaccia sovietica e l’intervento di Gran Bretagna e Francia a fianco del Governo di Tel Aviv; all’epoca, gli Stati Uniti erano rimasti in disparte, condannando anzi nella maniera più assoluta l’ingerenza straniera dei Governi di Londra e Parigi, determinando di fatto il loro ritiro. Dopo tale crisi, l’Egitto accolse la presenza della UNEF, una forza di interposizione delle Nazioni unite, con lo scopo di garantire che tutte le parti rispettassero gli Accordi di Rodi del 1949 sui confini e le aree smilitarizzate. A partire dal mese di maggio 1967, però, i venti della crisi tornarono a soffiare: i servizi segreti sovietici informarono le loro controparti egiziane che gli Israeliani stavano ammassando lungo i confini enormi quantitativi di truppe, che facevano così presagire delle operazioni belliche imminenti. Dal canto suo, il 19 maggio Il Cairo decise l’espulsione della forza delle Nazioni Unite, rivelatasi inefficace, dalle loro posizioni a Gaza e nel Sinai, occupando gli avamposti fino allo Stretto di Tiran. Dopo una serie di appelli rimasti inascoltati, il mattino del 5 giugno 1967 Israele apriva le ostilità contro l’Egitto: un attacco aereo annientò l’aviazione egiziana sorpresa allo scoperto sulle piste, mentre le truppe di terra, agli ordini del Generale Moshe Dayan, in appena sei giorni, marciavano ed occupavano Gerusalemme, Hebron, la Cisgiordania e l’intera penisola del Sinai. La guerra, il 10 giugno, era di fatto già conclusa.

USS LibertyFu in queste fasi concitate del conflitto che il 7 giugno 1967 si verificò “l’incidente” alla USS Liberty, una nave spia americana che operava per conto della NSA al largo delle coste israeliane. Le inchieste ufficiali appurarono che la nave venne erroneamente scambiata per una unità nemica e attaccata dalle forze aeree e navali di Israele, ma appena accortisi del grave errore l’attacco venne immediatamente sospeso, non prima però di aver ucciso trentaquattro uomini di equipaggio, averne feriti 171 e aver danneggiato gravemente l’imbarcazione, che a stento riuscì a raggiungere l’Isola di Malta. Questa la verità ufficiale dell’inchiesta americana, per cui lo Stato di Israele ammise le sue colpe, pagando alle famiglie dei caduti e a Washington un indennizzo di sette milioni di dollari: uno spiacevole caso di friendly fire, di fuoco amico. Ma ben presto una secondo verità cominciò a farsi strada: l’attacco non fu affatto un incidente, bensì una vera e propria azione di guerra contro l’unità navale agli ordini del Capitano di Vascello William McGonagle. I racconti dei superstiti, infatti, non lasciavano dubbi: inizialmente i caccia israeliani colpirono le antenne radio, poi mitragliarono il ponte con successivi passaggi, per bombardarlo poi con delle bombe incendiarie al napalm. Immobilizzata e priva di scorta militare la USS Liberty era ormai un bersaglio immobile: alcune motovedette israeliane lanciarono così quattro siluri, ma solo uno colpì il bersaglio, aprendo un’enorme falla sotto la linea di galleggiamento e uccidendo sul colpo ventisei marinai. I superstiti si portarono sul ponte pronti ad abbandonare la nave, ma non appena le scialuppe venivano calate in acqua venivano fatte oggetto del fuoco nemico: l’intento era quello di non lasciare alcun superstite e affondare l’unità.

Falla USS LibertyMa perché tutto questo? Se da un lato Israele riconobbe il grave errore di valutazione commesso, la realtà era forse un’altra: affondare la USS Liberty attribuendo l’attacco all’aviazione egiziana e sperare così in un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti nelle questioni mediorientali a fianco di Israele. In fondo, gli osservatori più attenti notarono una stretta analogia tra l’attacco alla nave spia al largo di Israele con il tentato affondamento della USS Maddox al largo del Golfo del Tonchino appena tre anni prima: in questo caso, l’azione venne attribuita alle forze del Vietnam del Nord, così da avvallare una maggiore presenza americana nell’aerea del Sud-Est Asiatico. In questo caso, appena gli Israeliani capirono però che la USS Liberty non era affondata e che anzi dalla nave era partito un segnale di SOS alle forze americane della VI Flotta stanziata al largo di Cipro ripiegarono subito sulla versione dell’errore e del fuoco amico, affermando di aver scambiato la nave americana con la nave egiziana El Quseir destinata al trasporto di cavalli.

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