La portaerei di ghiaccio

Portaerei di ghiaccioMolto spesso lo sviluppo della tecnologia e dei più potenti armamenti degli eserciti sono avvenuti durante l’infuriare di guerre devastanti, con il solo scopo di infliggere il maggior numero di perdite al nemico e porre fine nella maniera più rapida alle ostilità: basti pensare ai moderni missili balistici, sviluppati sui modelli delle V2 utilizzate dai Tedeschi nel corso del secondo conflitto mondiale per bombardare la città di Londra o i moderni aerei a reazione che fecero la loro apparizione nei cieli dei campi di battaglia a partire dall’estate del 1944, con il micidiale Messerschmitt Me262. Ma anche la comparsa sulla scena mondiale della bomba atomica nel luglio 1945 ebbe una rapida accelerazione con i finanziamenti da parte del Governo Americano, intenzionato a dotarsi di un nuovo micidiale tipo di arma da utilizzare contro le forze giapponesi e come segnale da lanciare all’Unione Sovietica di Stalin per il nascente clima di tensione che poi sfocerà nella guerra fredda. Ma l’ingegno e l’inventiva dell’uomo non ha limite e spesso ha cercato di realizzare progetti che sembravano essere usciti dai romanzi di fantascienza; uno di questi era il Progetto Habakkuk, nome in codice per un’inusuale idea dell’Ammiragliato britannico, concepita nel dicembre 1942: la realizzazione di una portaerei fatta interamente di ghiaccio, o meglio utilizzando un particolare composto, il Pykrete, costituito per un 14% da segatura di legno (o altri materiali fibrosi) e per il restante 86% da ghiaccio. Questo materiale ha, infatti, delle particolari peculiarità fisiche, tra cui una spiccata lentezza a sciogliersi per la sua bassa conducibilità termica ed una formidabile resistenza e tenacità, simile a quella del calcestruzzo.

MountbattenIl progetto iniziale, proposto dal visionario Geoffrey Pyke, scienziato inglese presso il Polytechnic Institute of Brooklyn (il nome Pykrete si deve ad una contrazione del cognome Pyke e di “concrete”, cioè cemento in inglese) prevedeva di realizzare una vera e propria isola galleggiante, utilizzando oltre 280.000 blocchi di ghiaccio, per una lunghezza di quasi 2000 piedi (circa 600 metri) ed una larghezza di quasi 300 piedi (circa 90 metri). Dotata di una velocità molto ridotta, avrebbe comunque potuto navigare a circa 10 nodi, montando ventisei motori esterni, dal momento che una normale collocazione interna avrebbe generato un calore eccessivo e fatto sciogliere in mare i blocchi di Pykrete. La difesa della “portaerei di ghiaccio” sarebbe stata offerta da cannoni e mitragliere antiaeree; inoltre, avrebbe potuto imbarcare fino a 150 Geoffrey Pyketra bombardieri bimotori e caccia. Ma, cosa molto più importante, sarebbe stata completamente immune alle mine magnetiche che i Tedeschi avevano disseminato in Oceano Atlantico. Fu così che nell’agosto del 1943, dopo otto mesi di studi tecnici, l’Ammiraglio Louis Mountbatten alla Conferenza di Quebec sottopose il progetto ai capi di stato maggiore alleati e inglesi: si narra che Lord Mountbatten portò alla conferenza un blocco di ghiaccio e uno di Pykrete e, dopo averli posati sul pavimento, estrasse la sua pistola facendo fuoco prima sul blocco di ghiaccio, che si frantumò, e poi su quello sintetico: il colpò rimbalzò, sfiorò la gamba dell’Ammiraglio americano Ernest King, per finire la sua corsa conficcandosi in un muro. Dimostrazione certamente poco ortodossa ma sicuramente efficace. Il Progetto Habakkuk ricevette il via libera e fondi per settanta milioni di dollari, a cui avrebbero preso parte non meno di ottomila persone. Il progetto, però, si arenò ben presto, sia a causa dei costi, che lievitavano in continuazione, sia per l’instabilità finale che avrebbe avuto la stessa portaerei: ciononostante, l’abbandono definitivo della rivoluzionaria idea avvenne nel 1944, quando la guerra ormai stava volgendo a favore degli Alleati e la guerra sottomarina nell’Oceano Atlantico era sta risolta con metodi convenzionali. Un prototipo, comunque, venne effettivamente realizzato in Canada, presso il Patricia Lake: impiegò ben tre estati per sciogliersi completamente.

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