Riflessione a margine sul carnevale di Venezia

IMG_1679La mente corre a quella vecchia fotografia in bianco e nero di una bara caricata da una gru su una nave nel porto di Pola: anche i morti lasciavano la città passata alla Jugoslavia dopo la firma del Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947. Gli abitanti del capoluogo istriano, diventati d’un tratto degli stranieri a casa loro, decisero di portarsi dietro anche le ceneri di un Eroe della Grande Guerra, decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria, contenute in una piccola urna funeraria. Dentro quella piccola urna, riposava lo spirito di Nazario Sauro, ufficiale della Regia Marina impiccato dagli Austriaci il 10 agosto 1916 nelle carceri di Pola. E allora torna in mente quella vecchia foto che dicevamo all’inizio, perché gli esuli del capoluogo istriano vollero portare con loro a Venezia anche i propri Eroi e non lasciarli nelle mani di chi li stava cacciando con la forza dalle proprie terre. Da allora, dal 7 marzo 1947, Nazario Sauro, assieme ad un altro patriota italiano, Giovanni Grion, caduto sull’Altipiano di Asiago, riposa nel Sacrario Militare del Tempio Votivo del Lido di Venezia, circondato da altri 3190 Caduti delle due guerre mondiali.

Sacrario Lido di VeneziaSono giorni di festa, questi, a Venezia: si festeggia il carnevale e la città è assediata di turisti che si mettono in posa davanti le gondole e ai figuranti vestiti con abiti del Seicento e del Settecento. Tra parrucche e maschere cerusiche, sembra di poter scorgere tra le strette “calli” che si snodano tra i canali anche Giacomo Casanova, alla ricerca di qualche dama da sedurre. Eppure, la mente torna nuovamente a quella vecchia fotografia in bianco e nero, a quelle salme caricate dagli Italiani dimenticati dalla storia e cancellati dalla memoria. A quegli esuli che proprio sessantasette anni fa si imbarcavano con i loro Eroi Nazario Sauro e Giovanni Grion sul Piroscafo Toscana, ormai cacciati da una terra che non era più loro, che non era più italiana. Allora prendiamo il traghetto e ci allontaniamo dai mille colori e dai mille sfarzi che inondano Piazza San Marco e il Ponte di Rialto; prendiamo il vaporetto per raggiungere il Lido di Venezia. Appena sbarcati, dopo poche decine di metri, si erge davanti a noi il Tempio Votivo, mentre una leggera brezza marina fa garrire al vento il Tricolore italiano. Scendendo le scale per accedere all’interno, il percorso circolare che si snoda all’interno è ricavato in modo da poter essere circondati dai loculi dei soldati caduti sui fronti di guerra: di questi, ben 119 sono stati decorati al Valor Militare.

SLCIn composto e doveroso silenzio, dopo aver tributato un pensiero a Nazario Sauro, a Giovanni Grion e a tutti gli altri soldati che qui riposano, prendiamo nuovamente il traghetto per tornare verso Piazza San Marco, ma non prima di essere andati a visitare il Museo Storico Navale, che raccoglie una splendida collezione di cimeli delle due guerre mondiali dei nostri marinai: dalle origini della Marina Veneziana fino ai giorni nostri, passando per l’epopea dei MAS di Luigi Rizzo e Raffaele Rossetti, da Nazario Sauro, di cui è conservata la fascia dorata del berretto, fino al Reggimento San Marco e ai reperti della Marina Austro-Ungarica, tra cui una porzione della poppa della Corazzata Wien, affondata il 10 dicembre 1917 mentre si trovava in pattugliamento nella Baia di Muggia da due siluri lanciati dal MAS 9 di Luigi Rizzo e Andrea Ferrarini. La giornata a Venezia si è così conclusa, almeno per noi. Tutti gli altri continueranno ad invadere Piazza San Marco, Ponte di Rialto e i canali pensando al carnevale e alle maschere. Forse, pensiamo, era destino che ci andassimo proprio a fine febbraio, sessantasette anni dopo quella foto in bianco e nero di una bara portata via dalla sua terra.

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