Pasqualino Vitocco e Giovanni Natali, due militari cancellati dalla storia

Gran Sasso, Hotel Campo ImperatoreLa storia della Seconda Guerra Mondiale è piena di eventi che sono stati dimenticati, cancellati dalla memoria e dal ricordo. E così è accaduto a due uomini, una Guardia Forestale e un Carabiniere che nei giorni frenetici del 12 settembre 1943, ad Assergi, alle pendici del Gran Sasso, compirono il loro dovere fino in fondo: erano i giorni successivi al caos dell’armistizio di quattro giorni Mussolini liberatoprima, il Fascimo era già caduto il 25 luglio 1943 e Benito Mussolini era stato imprigionato in un rifugio proprio sulla cima più alta dell’Abruzzo, a Campo Imperatore. Come abbiamo sempre detto, cerchiamo di raccontare la storia così come è accaduta, senza distorsioni o mistificazioni e, se qualcuno storcerà il naso, tanto meglio. Bella o brutta che sia, nessun essere umano ha, infatti, alcuna giurisdizione sulla verità storica; pertanto, proseguiamo nel nostro racconto. Dopo la destituzione e l’arresto del Duce, Adolf Hitler cercò in tutti i modi possibili di liberare il suo vecchio alleato, tanto che nelle sue memorie, Albert Speer ricorda che “non c’era rapporto in cui il Fuhrer non chiedesse che fosse fatto tutto il possibile per ritrovare l’amico disperso. Diceva di essere oppresso giorno e notte dall’angoscia”: venne così pianificata l’Operazione Quercia, affidata a un reparto di SS, agli ordini del Capitano Otto Skorzeny, e ai Fallschirmjager, le truppe paracadutiste comandate da Harald Otto Mors. L’operazione, iniziata qualche minuto prima delle 12.30 del 12 settembre 1943, venne compiuta con un blitz fulmineo, che colse quasi di sorpresa i pochi agenti di pubblica sicurezza che presidiavano la cima: non venne sparato neanche un colpo e, anzi, molte sono le fotografie che ritraggono le guardie italiane sorridenti accanto ai Tedeschi.

Guardia Forestale Pasqualino VitoccoSe sulla sommità del Gran Sasso le poche guardie di pubblica sicurezza non accennarono alcuna reazione, del resto del tutto inutile di fronte ai reparti tedeschi che piovvero dal cielo con gli alianti armati con mitragliatrici pesanti a cui si sarebbero opposti solo degli uomini armati di pistole e moschetti, ad Assergi, giù nel fondo valle, la storia ha completamente fatto sprofondare nell’abisso della memoria due uomini, una Guardia Forestale ed un Carabiniere, le uniche vittime che causò l’Operazione Quercia: una storia tanto dimenticata che è pure difficile da ricostruire con precisione. Sappiamo soltanto, da ricerche effettuate dallo storico e giornalista abruzzese Marco Patricelli, che la Guardia Forestale Pasqualino Vitocco, mentre si trovava a casa in licenza, vide passare per le vie di Assergi una colonna motorizzata di soldati tedeschi in direzione della funivia che conduceva a Campo Imperatore. Molti, probabilmente, in quei giorni così frenetici del settembre 1943 sarebbero rimasti chiusi in casa, ben guardandosi dall’uscire per la strada: ebbene, Pasqualino sapeva di indossare una divisa e volle così compiere il suo dovere fino in fondo: tentò, infatti, di raggiungere la stazione dei Carabinieri a guardia della funivia per avvertirli dell’imminente pericolo che stava profilandosi ma, venendo scoperto, venne colpito da una raffica di mitra; morirà il giorno seguente all’ospedale de L’Aquila. La stessa sorte toccò pochi minuti dopo al Carabiniere Giovanni Natali, di guardia alla funivia: vedendo la colonna tedesca sopraggiungere, ingaggiò un breve conflitto a fuoco, venendo sopraffatto pochi istanti dopo, mentre altri due suoi colleghi rimasero feriti dallo scoppio di una granata. Pasqualino Vitocco e Giovanni Natali furono gli unici due Italiani a morire quel giorno: uccisi e dimenticati, tanto che in molti testi su internet il nome della Guardia Forestale viene indicato con Pasqualino Di Tocco, chiaro segno di una memoria perduta. Vitocco e Natali forse neanche compresero quello che stava accadendo più in alto, lassù sulla cima del Gran Sasso, a Campo Imperatore: quel 12 settembre 1943 decisero di compiere una scelta, senza domandarsi se fosse quella giusta oppure quella sbagliata. E, certamente, non tocca a noi giudicare, specie se coloro che caddero sotto il fuoco morirono con indosso una divisa.

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