Medaglia d’Oro al Valor Militare Marco Janni, Bersagliere

Marco JanniOggi i ragazzi di diciassette anni scappano di casa per qualche “vizio” non soddisfatto da genitori troppo severi oppure marinano di nascosto la scuola per provare qualche brivido per “sballarsi” in compagnia. Settanta anni fa, nel 1944 un giovane di diciassette anni, nato il 16 giugno 1926, scappò di casa e da scuola non per compiere una bravata, ma per arruolarsi volontario nella Decima MAS del Principe, Medaglia d’Oro al Valor Militare, Junio Valerio Borghese: forse impressionò i Marò anziani addetti al reclutamento, ma il giovane ragazzo originario di Alassio, comune in provincia di Savona, venne rinviato alla famiglia. Ma la voglia di combattere per la sua Italia era così forte che, all’indomani del 6 giugno 1944, quando cominciarono a diffondersi le notizie della presa di Roma da parte delle avanguardie alleate, Marco Janni (così si chiamava), lasciò nuovamente la famiglia e il Collegio dei Salesiani per indossare una divisa grigio-verde, una giberna e un elmetto con le piume al vento dei Bersaglieri. Iniziò l’addestramento a Vercelli, dove venne trasferito alla neo costituita 1ª Divisione Bersaglieri Italia, una delle quattro grandi unità dell’Esercito Nazionale Repubblicano, in partenza per la Germania, per completare l’addestramento a Musingen e a Donau. Al rientro in Italia, venne schierato sul fronte della Linea Gotica in Garfagnana ma, non venendo aggregato ad alcun reparto combattente, chiese ed ottenne l’assegnazione al 2° Battaglione del 1° Reggimento Bersaglieri, stanziato nella zona intorno all’abitato di Molazzana.

Tomba Marco JanniQuando decise di lasciare il collegio dove studiava, il giovane Marco si distingueva per un alto profitto nelle materie scolastiche, specie per la lingua e la letteratura italiana, tanto che era solito scrivere delle poesie: passione che mantenne viva anche durante la sua permanenza al fronte, tra le buche e le trincee scavate alla meglio nei boschi, scrivendo brevi poesie su fogli di fortuna diffuse a mano tra i suoi Bersaglieri. Ad un commilitone suo amico, il Sergente Libero Iannantuoni, era solito ripetere: “Io mi sono arruolato volontario per combattere il nemico che calpesta il nostro suolo, non per fare la guerra fratricida. Non odio i partigiani, né voglio imporre loro la mia idea. Essi sono Italiani come noi e se non fossero stati traviati da rinnegati e traditori, sarebbero qui con noi a combattere per la salvezza di questa nostra infelice e martoriata Patria”. Passano i giorni, le settimane e i mesi e le azioni degli Alleati si fanno sempre più frequenti contro le posizioni tenute dai Bersaglieri della Italia, dagli Alpini della Monterosa e dai Marò della Divisione San Marco; con la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, nell’aprile 1945 la sorte di questi ultimi manipoli di Italiani che difendono ormai solo il loro onore è segnata: i comandi iniziarono a diramare gli ordini di abbandonare le posizioni tenute e di iniziare la ritirata verso l’interno. Il 2 aprile, il Lunedì dell’Angelo dopo la Pasqua, il fuoco americano si intensificò su tutto il fronte, investendo anche la posizione tenuta dal giovane Bersagliere. A Ca’ di Matteo, dopo il rancio portato alle prime linee, verso le ore 14.00 le granate piovevano in continuazione e, nonostante il pericolo, Marco continuava ad osservare le mosse del nemico: una granata, con un lungo sibilo, esplose dentro la trincea, investendolo in pieno e uccidendolo sul colpo.

MOVM Marco JanniLa sua guerra era conclusa, mentre venivano sparati gli ultimi colpi di fucile del secondo conflitto mondiale: il 2 maggio 1945 le ostilità avevano termine, con la resa delle ultime truppe tedesche ancora presenti sulla Penisola. Intanto, alla memoria del piccolo Bersagliere di diciotto anni (ne avrebbe compiuti diciannove a giugno) venne conferita dal Generale Mario Carloni la Medaglia d’Oro “sul campo”: “Volontario di guerra, giovanissimo, dopo ripetute domande ottenne di essere inviato in prima linea per la difesa del patrio suolo. Intrepido, temerario, cosciente, trascinatore con l’esempio, già distintosi in precedenti azioni di guerra, sempre primo a correre dove la battaglia si svolgeva più cruenta, ferito da schegge di mortaio, rifiutava recisamente di abbandonare la postazione. Rimasto a difendere un’importante posizione durante un violento attacco nemico, con perizia pari ad indomito valore, conteneva l’avversario superiore di numero e di mezzi, seminando strage nelle file nemiche col fuoco ben diretto della propria arma. Colpito mortalmente da granata nemica che stroncava la sua ardente giovinezza, spirava col grido d’Italia sul labbro. Esempio luminoso e fulgido di alte virtù militari, indomito coraggio, sublime amor di Patria. Valle del Serchio, Ca’ de Mattei, 2 aprile 1945”. Oggi, le sue spoglie mortali riposano in due luoghi diversi: nel cimitero militare di Livorno, dove, assieme agli altri militari italiani venne portato nel 1965 dopo la dismissione del vecchio cimitero di guerra che durante il conflitto era stato ricavato nella località di Pontardeto e nel cimutero comunale di Pieve a Fosciana. Nel 1994, durante dei lavori proprio dove sorgevano le vecchie sepolture militari, venne trovata la lapide originaria di Marco Janni e dei resti umani attribuiti al Bersagliere: da allora, per volere del Sindaco Antonio Tognarelli, una parte di Marco è rimasta nelle valli della Garfagnana, che tanto contese all’esercito americano.

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