Il bombardamento della Villetta e di Poggio

Bunker sul SerchioIl 26 dicembre 1944, in maniera del tutto inaspettata per le forze alleate ammassate contro le fortificazioni della Linea Gotica, che non riuscivano a sfondare nonostante i numerosi assalti, tenute dalla Wermacht, dagli Alpini della Monterosa, dai Bersaglieri della Italia e dai Marinai della San Marco, si scatenò l’Operazione Wintergewitter, meglio come Offensiva di Natale, che vide impegnati poco più di novemila uomini delle forze italo-tedesche, che si contrapposero ad oltre 18.000 soldati delle forze americane, tra cui la celebre Divisione Buffalo, costituita prevalentemente da soldati di colore, resi celebri nel film di Spike Lee Miracolo a Sant’Anna: durante questa nuova offensiva, che peraltro vide una vittoria tattica per gli Italo-Tedeschi, anche se ormai del tutto ininfluente per il corso della guerra, diversi furono gli abitati sconvolti dalla furia della battaglia, come quello di Sommocolonia, dove ancora non è raro trovare i fori dei proiettili nei muri delle case.

Alpini a PallerosoMa a pagarne ancora una volta le conseguenze, furono gli abitanti della Garfagnana, che si trovarono in mezzo a due fuochi: per le vie e sulla terra, i combattimenti tra soldati, dal cielo i bombardamenti aerei dei temibili Thunderbolt, i caccia-bombardieri dell’aviazione statunitense. Già da diversi giorni, però, molti furono i piccoli paesi ad essere colpiti: tra questi Filicaia, Poggio, Nicciano e Piazza al Serchio, così come quasi tutti i centri abitati Ponte della Villetta bombardatodella valle. Molte furono le vittime civili, poche quelle militari, tantissime le abitazioni sventrate dalle bombe e danneggiate dai bombardamenti, anche compiuti dall’artiglieria. Ma l’episodio più grave si registrò a Villetta San Romano, lo stesso 26 dicembre 1944, dove aveva sede un acquartieramento della Divisione Alpina Monterosa. Qui, una bomba sganciata da un caccia Thunderbolt, centrò in pieno l’abitazione dove era stata sistemata la cucina degli Alpini: nell’esplosione persero la vita il Sergente Umberto Alimenti, il Caporale Francesco Santolini e gli Artiglieri Giuseppe Bergantin, Francesco Leo Bighelli, Andrea Boletti e Giulio Fontana (tutti appartenenti al 1° Reggimento), unitamente a due civili, Giovanni Mattei e Ida Valdrighi. I raid alleati continuarono ininterrottamente, fino a che il 30 dicembre: venne colpito anche l’Ospedale Militare di Camporgiano, nonostante la grande croce rossa dipinta sul tetto. Numerose furono le vittime e un conto preciso non fu possibile, vista l’impossibilità di dare un nome ai miseri resti che furono ricomposti nei giorni seguenti. Don Ferrari, parroco di Poggio, così ricordava quei giorni: “tutto l’abitato era un rogo ardente”.

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