Leonid Rogozov, il chirurgo che si operò da solo

Leonid RogozovUna storia semplicemente riscoperta. Una storia che si guadagnò un titolo a pagina intera su di una illustre rivista medica, il British Medical Journal: Auto-appendectomy in the Antartic. L’articolo parlava di un giovane medico russo, Leonid Rogozov, di 27 anni, che si operò da solo eseguendo, con l’ausilio di un piccolo specchio, un’appendicectomia; il fatto, già di per sé eccezionale in condizioni di lavoro “normali”, ha quasi dell’incredibile se consideriamo che Rogozov non si operò in un ospedale attrezzato di Mosca o di San Pietroburgo, bensì all’interno di una base polare antartica che l’Unione Sovietica aveva da poco inaugurato per l’esplorazione del Polo Sud: Novolazarevskaya. Dopo essersi Nave Oblaureato in medicina, presso l’Università di San Pietroburgo, Leonid Rogozov decise di fare “esperienza sul campo”, e non chiuso in uno sterile ambulatorio, ma bensì aggregandosi ad una spedizione antartica, giunta nelle gelide acque del Polo Sud a bordo della nave rompighiaccio Ob, dopo essere salpata da Leningrado il 5 novembre 1960. La spedizione giunse alla stazione Novolazarevskaya dopo nove settimane di viaggio, il 19 febbraio 1961. I dodici uomini della spedizione, una volta salpata la Ob, avrebbero dovuto contare solo su sé stessi, essendo la stazione più vicina (la sovietica Mirny) ad oltre mille miglia di distanza.

Leonid RogozovI mesi iniziali trascorsero tranquilli, tra numerose foto assieme ai pinguini e a rilevazioni scientifiche, fino all’aprile 1961, quando il Dottor Rogozov cominciò ad accusare stanchezza e nausea, a cui seguirono la febbre e diffusi dolori addominali, che ben presto si estero alla gamba destra. Da buon medico, Leonid riconobbe subito i sintomi: Leonid Rogozovappendicite che, se non operata in tempo, avrebbe portato alla peritonite e alla morte del giovane medico. E’ Rogozov stesso a descrivere i giorni passati tra dolori atroci nel suo diario: “Sembra che io abbia l’appendicite. Continuo a mostrarmi tranquillo, perfino a sorridere. Perchè spaventare i miei amici? Chi potrebbe essermi d’aiuto? L’unico incontro di un esploratore polare con la medicina è probabile che sia stato sulla sedia di un dentista”. L’unica cura disponibile, all’interno della piccola stazione antartica, sono dosi massicce di antidolorifici e antibiotici ma, nonostante tutto, le condizioni di Leonid continuarono a peggiorare, tanto da immobilizzarlo nel letto: “La notte scorsa non ho dormito affatto. Mi fa male come il diavolo! Una tempesta di neve frusta la mia anima, che si lamenta come un centinaio di sciacalli. Ancora nessun sintomo evidente di perforazione imminente, ma un opprimente presentimento pende su me… Questo è tutto… Devo prendere in considerazione l’unica possibile via d’uscita: eseguire un’operazione su me stesso”.  Si fece coraggio e alle 02.00 del mattino del 30 aprile 1961, coadiuvato dal meteorologo Alexandr Artemev, dal meccanico Zinovy Teplinsky e dal direttore della stazione Vladislav Gerbovich, iniziò ad operarsi; a causa della stanchezza e della febbre, ogni cinque minuti era costretto a fermarsi, ma dopo poco più di due ore fu tutto finito. Il decorso post operatorio fu abbastanza regolare, nonostante la persistenza di febbre elevata. Fu solo nel maggio 1962 che l’intera equipe di scienziati poté fare ritorno in Unione Sovietica, ma l’eco dell’operazione era già giunta in Patria, fino ai vertici del Cremlino, che decisero di premiare Leonid Rogozov con l’Ordine della Bandiera Rossa del Lavoro. Il giovane medico, che superò i confini della scienza, morì per un tumore il 21 settembre 2000, dopo una brillante carriera negli ospedali di San Pietroburgo

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