Salvare Vermeer

Monument MenIn migliaia hanno fatto la fila e prenotato un posto per ammirare una delle opere d’arte più note e amate al mondo, La ragazza con l’orecchino di perla di Jan Vermeer, pittore olandese vissuto nella seconda metà del 1600. A Palazzo Fava, nella città di Bologna, infatti, a partire dall’8 febbraio di quest’anno (e fino al 25 maggio) è stato possibile ammirare ben trentasette opere pittoriche della scuola olandese, che annoverò, oltre a Vermeer, anche altri autori del calibro di Jan van Goyen, Rembrandt, Johann Georg Ziesenis, Jan Steen. Eppure, saranno pochissimi i visitatori, a Bologna come nelle altre città del mondo dove La ragazza con l’orecchino di perla è stata mostrata al grande pubblico, che sapranno chi ringraziare se dei simili capolavori dell’arte sono giunti fino a noi: certamente l’opera di curatori e restauratori è stata e sarà sempre fondamentale, ma chi veramente ha fatto in modo che non solo tele e quadri (ma anche statue e antichi gioielli e reliquiari) non sono andate distrutte furono un piccolo gruppo di uomini in divisa che vagarono per l’Europa sventrata dalla Seconda Guerra Mondiale: i Monuments Men, di cui George Clooney e Matt Demon hanno vestito i panni in un recente film di Hollywood.

Autoritratto di RembrandtUomini come Harry Ettlinger, Walker Hancock, Robert Posey, James Rorimer, George Stout e Licoln Kirstein riuscirono a porre in salvo inestimabili tesori dell’arte medievale, rinascimentale e ottocentesca, patrimonio non solo del continente europeo, ma del mondo intero. Le loro gesta, narrate nel libro Monuments Men di Robert Edsel, ci mostra un lato del secondo conflitto mondiale ancora oggi poco conosciuto: per noi pare normale che la Gioconda di Leonardo Da Vinci sia visitabile al Museo del Louvre o La Pietà di Michelangelo nella Basilica di San Pietro in Vaticano; magari ci domandiamo come abbiano fatto a sopravvivere alla guerra e ai bombardamenti. Ci pare scontato che le opere venissero messe al sicuro dai raid aerei e dai saccheggi, ma ignoriamo chi, pagando anche con la vita, come il Maggiore Ronald Edmund Balfour e il Capitano Walter Hutchthausen, ha fatto in modo che questi capolavori esistano ancora oggi. Nonostante le manie di uomini come lo stesso Adolf Hitler o il Feldmaresciallo Hermann Goering di “collezionare” opere d’arte dopo averle razziate in mezza Europa, ci furono anche dei Tedeschi che le misero al sicuro: tra essi il Tenente Colonnello Julius Schlegel, che salvò i tesori dell’Abbazia di Montecassino prima che quest’ultima fosse rasa al suolo il 15 febbraio 1944 dai bombardieri alleati.

Salvataggio Madonna di BrugesIn giro per l’Europa, in depositi ricavati dentro miniere di salgemma, come quelle di Merkers (in Germania) o di Altausee (in Austria), o in castelli come quello di Neuschwanstein, reso celebre dalla Disney, i soldati della Sezione Monumenti, rinvennero opere come la Madonna di Bruges, scolpita da un giovane Michelangelo e l’unica ad aver lasciato l’Italia, il politicco dell’Agnello Mistico di Jan van Eyck della Cattedrale di Gand, l’Astronomo di Vermeer custodito al Louvre, l’Autoritratto di Rembrandt, assieme ad un numero imprecisato di statue, mobili, porcellane, gioielli, reliquie (come la Lancia di Longino): basti pensare che nella sola miniera di Altausee furono rinvenute 6577 tele, 230 disegni ad acquarello, 954 stampe, 137 sculture, 129 armature, 122 arazzi e oltre 1700 casse contenenti antichi volumi e libri. Allora, in questi ultimi giorni in cui La ragazza con l’orecchino di perla di Jan Vermeer è esposta al pubblico a Bologna, pensiamo a chi, come il Maggiore Balfour o il Capitano Hutchthausen, sono morti in guerra per salvare il patrimonio culturale ed artistico della nostra Europa.

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