Morire di lavoro

La classe operaia va in paradiso“E lavoriamo anche la domenica; magari veniamo qui dentro anche di notte, anzi portiamo dentro i bambini, le donne: i bambini li sbattiamo sotto a lavorare, le donne ci sbattono a noi un panino in bocca e noi, via, che andiamo avanti senza staccare per queste quattro lire vigliacche!”. Queste sono le parole pronunciate dall’operaio Luigi Massa, nel celebre film La classe operaia va in paradiso, per la regia di Elio Petri e magistralmente interpretato da Gian Maria Volonté. Oggi esuliamo dal solito contesto storico dei nostri articoli. Per una volta parliamo di cronaca, di quella nera, di quelle notizie passate in prima serata e subito dimenticate. Come quella data dai telegiornali sulla morte di due operai, padre e figlio, rispettivamente di 50 e 28 anni, deceduti nel tentativo di salvare il figlio più giovane, 20 anni. Lavoravano per un’azienda addetta alla pulitura di apparati industriali e, per cause ancora da chiarire, quando il giovane ventenne ha accusato un malore, il padre e il fratello si sono calati all’interno di una cisterna, dove hanno trovato la morte probabilmente per delle esalazioni tossiche.

OperaioSiamo nel 2014 e le cronache sono piene di operai e lavoratori che perdono la vita o rimangono gravemente feriti sul posto lavoro, in catena di montaggio o in un cantiere. E poi ci sono quelli che a causa della mancanza di un lavoro decidono di farla finita. Si suicidano perché sono stati licenziati, perché la loro impresa è fallita o è in balia dei debiti e degli esattori. Chi si impicca, chi si getta sotto un ponte, chi si da fuoco, chi si avvelena con i gas di scarico delle proprie automobili. Ma ci sono anche delle vere e proprie stragi: episodi gravi come il rogo delle acciaierie Tyssen Krupp, dovuto alla negligenza di un ristretto gruppo di burocrati e imprenditori, hanno causato fin troppi lutti, pagati sulla pelle di poveri operai costretti il più delle volte allo straordinario sottopagato per raggiungere il profitto. Perché, in sintesi, di questo solo si tratta: per l’industria, l’operaio è solo un ingranaggio, un bullone, che quando non funziona più deve essere sostituito. Perché come ricorda l’Osservatorio Indipendente di Bologna dei morti sul lavoro, “i lavoratori morti non sono solo numeri statistici per un bilancio di fine anno, ma persone in carne ossa, con identità, famiglie, vite importanti, uniche e irripetibili”.

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