Il Guardiamarina Tognoloni sul fronte di Anzio e Nettuno

Marò della Decima MAS

Alle ore 02.45 del 22 gennaio 1944, mentre da diversi mesi si susseguivano gli attacchi degli Alleati a sud dei fiumi Rapido e Garigliano per tentare di sfondare le difese tedesche attestate lungo la Linea Gustav, un grosso contingente anglo-americano diede avvio allo sbarco lungo la costa tirrenica in prossimità delle cittadine di Anzio e Nettuno e lungo il tratto di arenile del Lido di Gigli. Nonostante le forze dell’Asse fossero impreparate ad affrontare uno sbarco a sud di Roma, dove il Feldmaresciallo Albert Kesserling aveva schierato solo la 29 Divisione Panzergrenadier, fin da subito una tenace resistenza venne offerta dai militari delle Forze Armate Repubblicane, in particolar modo dagli uomini del Battaglione Barbarigo, unità della Decima MAS agli ordini del Comandante Medaglia d’Oro al Valor Militare Junio Valerio Borghese. Sebbene le forze tedesche comincino una lenta ritirata verso l’entroterra così da potersi schierare su posizioni meglio difendibili, i Marò del Barbarigo avevano ferma l’intenzione di non cedere neanche un metro alle forze alleate, nonostante la forza preponderante e la superiorità in uomini e mezzi del nemico. Fu durante l’avanzata alleata verso la città di Cisterna Latina che avvenne l’azione eroica del Guardiamarina Alessandro Tognoloni.

Battaglione Barbarigo a Nettuno

Dopo quasi tre mesi di resistenza, il 24 maggio 1944 al Battaglione Barbarigo e al Gruppo d’Artiglieria San Giorgio venne dato l’ordine di ritirarsi e muovere in direzione di Sermoneta e Bassiano ma, ormai prossimi a Cisterna, ingaggiarono truppe corazzate americane: gli Artiglieri del San Giorgio, dopo aver sparato fino all’ultima salva di cannone, fecero saltare i loro pezzi prima di ripiegare, mentre gli uomini del Barbarigo assaltavano con bombe a mano e incendiarie gli Sherman che avanzavano. Una posizione di Marò, agli ordini del Guardiamarina Alessandro Tognoloni, si ritrovò accerchiata e l’unico modo per rompere la tenaglia era quello di balzare fuori dalle buche e gettarsi contro i mezzi corazzati. Al grido “Decima! Barbarigo!” il giovane Guardiamarina, arruolatosi volontario l’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943 interrompendo gli studi di architettura, e i suoi uomini si lanciarono all’assalto dei carri nemici. Dopo aver lanciato una bomba a mano contro un carro che sopravanzava, Tognoloni venne colpito in pieno petto da una raffica nemica e, prima di perdere i sensi e cadere svenuto, scaricò il caricatore della sua pistola d’ordinanza contro le forze alleate. Credendolo morto in azione, il comando gli conferì la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria: “Ufficiale Comandante di Plotone Fucilieri inviato in rinforzo a reparto duramente provato, riusciva con i propri uomini a contenere per molte ore la straripante pressione avversaria. Invitato dai superiori a ritirare il Plotone ormai duramente provato, insisteva nel condurlo ancora una volta al contrattacco. Ferito,a chi tentava di porgergli di aiuto, ordinava di non pensare a lui. Trascinatosi nelle linee italiane e vista la situazione ormai insostenibile, dopo avere con grande freddezza dato ai pochi superstiti le disposizioni per il ripiegamento ed essersi assicurato che il movimento si effettuava con il salvataggio di tutte le armi, si scagliava contro il nemico irrompente con la pistola in pugno e lanciando le ultime bombe a mano, fin quando veniva travolto dalle forze corazzate nemiche avanzanti. Meraviglioso esempio di cosciente, eroico sacrificio per l’onore e la grandezza della Patria. Fronte di Cisterna, 23 maggio 1944”. In realtà, Alessandro Tognoloni era ancora vivo e venne raccolto dai soldati americani che gli prestarono le cure del caso prima di trasferirlo nel campo di prigionia di Hereford, nel Texas, riservato ai cosiddetti recalcitrans, quei militari non collaborazionisti che rifiutavano di collaborare con gli Alleati. Tornò in Italia solo a guerra finita, senza dimenticare le parole che gli furono rivolte dal comandante americano del campo: “Se dovessi andare in guerra, vorrei avere combattenti come voi!”. Riuscì a coronare i suoi sogni di gioventù divenendo architetto e come ultimo segno di riconoscenza verso i suoi camerati che non tornarono dai fronti di Anzio e Nettuno, contribuì alla realizzazione del Campo della Memoria, il cimitero di guerra dove trovarono la loro ultima dimora proprio gli uomini del Battaglione Barbarigo. Il “suo” Barbarigo.

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