Vi faccio vedere come muore un Italiano

Fabrizio Quattrocchi“Vi faccio vedere come muore un Italiano…”. Queste le ultime parole pronunciate da Fabrizio Quattrocchi dieci anni fa, prima che un gruppo di guerriglieri gli sparasse due colpi di pistola alla schiena, dopo averlo bendato e fatto inginocchiare dentro una fossa in un luogo imprecisato dell’Iraq. Non era un militare, ma una guardia privata di una società di sicurezza che operava nella capitale Baghdad, assieme ad altri tre nostri connazionali, Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Salvatore Stefio: il gruppo dei quattro Italiani venne sequestrato il 13 aprile 2004 dalla formazione terrorista Falangi Verdi di Maometto, i cui membri non sono mai stati identificati; a seguito del rapimento, il gruppo di sequestratori inviò all’ora Governo Italiano un ultimatum, secondo cui gli ostaggi sarebbero stati uccisi se l’Italia non avesse ritirato il proprio contingente dall’Iraq, il grosso del quale era dislocato nella regione di Dhi Qar, nella città di Nassirya, teatro del grave attentato terroristico compiuto il 12 novembre 2003 contro la Base Maestrale dei Carabinieri (che costò la vita a diciannove Italiani e nove civili iracheni). Il Governo, presieduto allora da Silvio Berlusconi (con Franco Frattini al Ministero degli Affari Esteri e Antonio Martino a quello della Difesa), rifiutarono l’ultimatum: il giorno successivo, 14 aprile, Fabrizio Quattrocchi veniva giustiziato.

Fabrizio QuattrocchiGli altri tre rapiti, rimasti in vita, vennero liberati a seguito di un blitz, dopo 58 giorni di prigionia. Intanto, grazie alla mediazione della Croce Rossa Italiana, il 23 maggio 2004 le spoglie di Fabrizio Quattrocchi venivano rinvenute nei pressi dell’Ospedale di Baghdad: accertamenti dei RIS dell’Arma dei Carabinieri su campioni del DNA confermarono che il cadavere, presumibilmente abbandonato dagli stessi esecutori dell’assassinio, era quello di Quattrocchi. Rientrata la salma in Italia, il 29 maggio 2004, nella Cattedrale di San Lorenzo a Genova, città nella quale Fabrizio risiedeva ormai da diversi anni, si svolsero i funerali solenni. Per quanto riguarda la sua morte, solo due anni dopo, nel gennaio 2006, la Rai entrava in possesso del video dell’uccisione, mandandolo in onda sui propri telegiornali ed interrompendolo solo pochi istanti prima che venissero sparati i colpi mortali nella schiena; Pino Scaccia, giornalista, così descrisse il 9 gennaio 2006 il filmato dopo averlo visionato: “Fabrizio Quattrocchi è inginocchiato, le mani legate, incappucciato. Dice con voce ferma: posso toglierla?, riferito alla kefiah. Qualcuno risponde no. E allora tenta di togliersi la benda e pronuncia: adesso vi faccio vedere come muore un Italiano. Passano secondi e gli sparano da dietro con una pistola. Tre colpi. Due vanno a segno, nella schiena. Quattrocchi cade a testa in giù. Lo rigirano, gli tolgono la kefiah, mostrano il volto alla telecamera, poi lo buttano dentro una fossa già preparata”. Moriva così in terra irachena Fabrizio Quattrocchi, 35 anni, che, come si legge nella motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Civile conferita dal Presidente della Repubblica alla sua memoria “vittima di un brutale atto terroristico rivolto contro l’Italia, con eccezionale coraggio ed esemplare amor di Patria, affrontava la barbara esecuzione, tenendo alto il prestigio e l’onore del suo Paese”.

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