Il raid su Tokyo del Tenente Colonnello Jimmy Doolittle

Formazione di B25Spesso, molte azioni condotte nel corso della Seconda Guerra Mondiale hanno svolto più un ruolo morale che realmente strategico dal punto militare: per vincere la guerra, oltre alla forza militare e industriale, era altrettanto importante non demoralizzare le truppe al fronte, nonché la popolazione civile in patria, quella che più pagava i privamenti dovuti al conflitto. Così, dopo l’attacco del 7 dicembre 1941 a Pearl Harbor, nelle Colonnello DoolittleHawaii, dove le forze aeree giapponesi misero quasi in ginocchio l’intera flotta navale americana di stanza nell’Oceano Pacifico, gli Stati Uniti idearono e misero a punto un’incursione aerea su Tokyo ai limiti dell’impossibile, facendo decollare dal ponte di volo della portaerei USS Hornet una formazione di sedici bombardieri B25 Mitchell. L’intera operazione venne affidata al Tenente Colonnello dell’Aviazione Jimmy Doolittle, abile aviatore e ingegnere aeronautico vincitore, tra le altre cose, di importanti competizioni aeree. Pianificata nei minimi particolari, l’operazione iniziò nel mese di febbraio 1942, con l’addestramento di selezionatissimi equipaggi, in tutto ottanta uomini, che si addestrarono a decollare con i loro bombardieri da piste di pochissime centinaia di metri quanto la lunghezza del ponte della Hornet. Per facilitare un decollo molto più rapido, tutti i B25 vennero alleggeriti delle strumentazioni non indispensabili, compresi le armi difensive: ad esempio, in coda le mitragliatrici furono sostituite con dei simulacri fatti di legno. Il 2 aprile 1942, la portaerei Hornet con i suoi bombardieri, raggiunse una formazione navale nell’Oceano Pacifico, costituita dalla portaerei Enterprise, quattro incrociatori e otto cacciatorpediniere.

Decollo di un B25Navigando in silenzio radio, il 18 aprile 1942 la task force raggiunse il limite delle acque controllate dai Giapponesi, a circa 1200 km dalla costa: una nave di pattuglia nipponica, però, nonostante venisse prontamente affondata dai cacciatorpediniere, riuscì a lanciare l’allarme della presenza della formazione americana. Il Tenente Colonnello Doolittle, a questo punto, decise di dare inizio immediato all’operazione, anche Il Tenente Colonnello Doolittle e il suo equipaggiose si gli aerei si trovavano 370 km più lontano del previsto: a bordo del bombardiere di testa, anche l’ideatore del piano volò assieme ai suoi uomini; il decollo avvenne senza problemi, con i B25 che volavano rasenti l’oceano per impedire di essere individuati. Verso mezzogiorno, la formazione dei bombardieri raggiunse il Giappone, colpendo obiettivi militari, ma anche quartieri civili, sulle città di Tokyo, Yokohama, Kobe, Osaka e Nagoye. Il Tenente Colonnello Doolittle fece così rotta verso la Cina, dove erano state precedentemente allestite delle basi di supporto: però, a causa della mancanza di carburante, molti equipaggi furono costretti ad atterraggi di fortuna, alcuni dei quali vennero catturati dai Giapponesi. In tutto, tre aviatori morirono durante gli atterraggi (Sergente William Dieter, Caporale Leland Facktor, Caporale Donald Fitzmaurice), uno per le ferite riportate in un atterraggio di fortuna diversi mesi dopo (Capitano Donald Gregory Smith, l’11 novembre 1942), mentre otto vennero fatti prigionieri; di questi, quattro morirono in prigionia: uno per malattia (Tenente Robert Meder) e tre giustiziati (Tenente Dean Hallmark, Tenente William Farrow e Sergente Harold Spatz). Nonostante l’irrilevanza dal punto di vista strategico e militare, l’azione risollevò enormemente il morale degli Stati Uniti d’America, della popolazione civile e dei militari al fronte: il Tenente Colonnello Jimmy Doolittle venne promosso al grado Brigadier Generale, assumendo nel corso del conflitto importanti comandi in Nord Africa, nel Mediterraneo e in Inghilterra, venendo poi insignito dal Presidente Franklin Roosevelt della Medal of Honor, la medaglia d’onore del Congresso, la più alta onorificenza degli Stati Uniti d’America.

Con il proseguire della guerra, gli equipaggi che presero parte al raid su Tokyio assieme al Tenente Colonnello Doolittle continuarono a volare e a partecipare a missioni di guerra. Molti di loro. però, non tornarono a casa:

– Richard Erwing Miller, Capitano, ucciso in azione il 22 gennaio 1943 in Nord Africa;

– Denver Vernon Truelove, Capitano, ucciso in azione il 5 aprile 1943 in Italia;

– Robert Stevenson Clever, 1° Tenente, morto in addestramento il 20 novembre 1942 in Ohio;

– Eugene Francis McGurl, 1° Tenente; Melvin Gardner, Sergente; Omer Adelard Duquette, Sergente, uccisi in azione il 3 giugno 1942 in Birmania;

– Kenneth Reddy, 1° Tenente, morto in addestramento il 2 settembre 1942 in Arizona;

– Edwin Bain, Sergente Maggiore, ucciso in azione il 19 luglio 1943 sul Mar Tirreno;

– Paul John Leonard, Sergente Maggiore, ucciso in azione il 5 gennaio 1943 in Algeria;

– George Elmer Larkin, Sergente, ucciso in azione il 18 ottobre 1942 in India.

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