L’ultimo volo del cosmonauta Vladimir Komarov

Vladimir KomarovA cavallo degli Anni Cinquanta e Sessanta, gli scienziati sovietici, guidati dalla brillante mente di Sergei Korolev, misero a segno una serie di successi nella nuova frontiera della Guerra Fredda, la corsa allo spazio: il 4 ottobre 1957 venne lanciato con successo il primo satellite artificiale, lo Sputnik 1, mentre il successivo 3 novembre fu la volta del primo essere vivente, la cagnetta Laika. Seguirono altri strepitosi successi, con gli Stati Uniti che quasi faticavano a tenere il passo dei loro rivali: nell’arco di appena quattro anni, dall’aprile 1961 al marzo 1965, l’Unione Sovietica fu capace di lanciare il primo uomo (il cosmonauta Yuri Gagarin), ad effettuare il primo volo di gruppo con più navicelle (la Vostok 3 e la Vostok 4 nel 1962), a far raggiungere le stelle alla prima donna (Valentina Tereshkova, nel giugno 1963), fino alla prima capsula con più di una persona a bordo (la Voshkod 1 nel 1964) e, come ultimo smacco alla NASA, la prima attività extraveicolare, compiuta nel marzo 1965 dal cosmonauta Aleksej Leonov. La corsa allo spazio aveva, infatti, preso una repetina accelerata dopo che il Presidente John Kennedy aveva dichiarato pubblicamente di voler raggiungere la Luna: il primo che avesse messo piede sul nostro satellite avrebbe vinto la partita. E allora iniziarono nuovi programmi spaziali, Gemini e Apollo negli Stati Uniti e Soyuz in Unione Sovietica. Ma, nel frattempo, questa corsa aveva già mietuto le sue prime vittime: il 14 ottobre 1961, durante un addestramento, perdeva la vita Valentin Bondarenko, mentre oltreoceano, tre piloti americani (Theodore Freeman, Charles Bassett ed Eliott See) rimenevano uccisi in altrettanti incidenti di volo, seppur con aerei supersonici.

Vladimir KomarovSotto queste tragedie iniziava l’anno 1967, portando con sé una nuova, tragica, scia di morte. Il 27 gennaio, durante una prova a terra del modulo di Apollo 1, un incendio all’interno dell’abitacolo causò la morte degli astronauti Virgil Gus Grissom, Ed White e Roger Chaffee. Ma, nonostante tutto, la corsa proseguiva e fu la volta dell’Unione Sovietica a guidare nuovamente il gioco. Il 23 aprile 1967, dal cosmodromo di Baikonur, venne lanciata la Soyuz 1, con a bordo un unico cosmonauta, il Colonnello Vladimir Komarov, veterano del Programma Voshkod. Ma fin dalle prime ore cominciò a profilarsi una possibile tragedia: a causa di un malfunzionamente dei sistemi idraulici, uno dei pannelli solari della navicella non si aprì completamente, determinando una mancanza di Resti della Soyuz 1energia in tutta la capsula. Dal comando a terra venne così dato ordine a Komarov di rientrare dopo neanche ventiquattro ore trascorse nello spazio, così che nel corso della sedicesima orbita vennero azionati i retrorazzi per anticipare la monovra di rientro: un nuovo, grave, malfunzionamento, però, non permise la manovra. Passarono altre due orbite e questa volta fu lo stesso cosmonauta ad azionare manualmente i razzi e a pilotare la navicella in condizioni critiche: Vladimir Komarov pilotò abilmente, come si addice ad un eccellente pilota, riuscendo ad indirizzare la sua Soyuz verso il territorio dell’Unione Sovietica. A questo punto, a soli sette chilometri di quota si sarebbero dovuti aprire gli enormi paracadute frenanti, che avrebbero fatto atterrare dolcemente la navicella: probabilmente, a causa dei precedenti guasti meccanici, i paracadute non si aprirono completamente, facendo schiantare al suolo, in un groviglio di lamiere contorte, la Soyuz ad una velocità di oltre 80 metri al secondo. L’allora Premier dell’Unione Sovietica, Aleksej Kosygin, decorò così il valoroso cosmonauta con l’Ordine di Lenin, nominandolo al contempo Eroe dell’Unione Sovietica e deponendo le sue ceneri nel Muro del Cremlino, l’onore più alto per un cittadino sovietico. La tragedia della Soyuz 1 (unita alla scomparsa di Korolev, avvenuta un anno prima, nel gennaio 1966) inferse un duro colpo a tutto il programma spaziale sovietico, facendolo arenare in una serie di insuccessi da cui non si sarebbe più risollevato.

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